Le Pagliare di Tione, una riscoperta tra natura e cultura

Alla scoperta degli antichi villaggi agresti del Sirente, salvati e divenuti oggi nuova meta del turismo di nicchia.

Si prova una certa difficoltà ad infilare, in un’unica definizione, quelle che siamo soliti chiamare le Pagliare. Possiamo, però, liberarci dall’impasse, iniziando a dare i punti cardinali del nostro tour nel cuore del Parco Regionale Sirente-Velino: Natura, Architettura, Cultura, Uomo.

Siamo a Tione degli Abruzzi (AQ), borgo di poco più di 400 anime, situato alle pendici del colle Alto, nella valle del fiume Aterno. È qui che si trovano le Pagliare più famose d’Abruzzo.

Le Pagliare sono villaggi agresti di altura, “paesi in miniatura” di casette in pietra, situati su ampi pianori a 1000-1100 m di quota, tra la catena montuosa del Sirente (2348 m slm) e la Media Valle dell’Aterno, ai margini nord orientali dell’Altopiano delle Rocche. A dirci cosa hanno di particolare, Alvio Vespa, sindaco di Tione, che ce ne fa un po’ la storia.

“Le Pagliare hanno un lungo passato, che risale già al XV secolo. Nacquero soprattutto come ricovero e deposito del fieno, come pagliai, da cui poi il nome Pagliare. In seguito, cominciarono ad essere utilizzate come dimore temporanee per la transumanza verticale, fenomeno tipico della nostra regione, che imponeva ad ogni cambio di stagione di migrare ad alta quota dai piccoli paesi a valle per trovare terre coltivabili e fertili pascoli”.

In realtà, come ci dice ancora il primo cittadino, Tione rappresentava un’eccezione, perché disponeva di “un doppio livello di coltivazione”, quello delle campagne attorno al paese e quello in altura delle Pagliare. Il che consentiva una ricchezza economica invidiabile rispetto ai centri vicini. “Il paese aveva molte stalle e, in primavera, c’erano sempre due o tre persone che prendevano in custodia gli armenti (cd. vaccari) e li conducevano al pascolo. E la stessa cosa avveniva per le morre, le mandrie di pecore e capre”.

Costruzioni semplici, spesso fabbricate a coppia e con il caratteristico tetto coperto di tegole, le Pagliare erano costituite per lo più da due locali sovrapposti. Quello superiore fungeva da fienile e da giaciglio per l’uomo, quello inferiore era utilizzato come stalla per gli animali. In tutto, 108 unità, sapientemente strutturate, capaci di ricostruire in piccolo un’area completa di lavoro, funzionale all’intera permanenza stagionale.

Ogni casetta o gruppo di casette aveva un’aia comune, destinata alla trebbiatura. Senza dimenticare il grande pozzo cilindrico (ristrutturato nel 2006 grazie al contributo della Gran Sasso Acqua S.p.A), con scale di pietra simmetriche, scoli, parapetti, delimitato all’esterno di vasche di pietra per la raccolta dell’acqua piovana (pile). Un esempio di imponente opera idraulica a testimonianza di una cultura contadina antica ed ingegnosa.

E poi la piccola chiesa della SS.Trinità, vero fulcro della vita comunitaria del villaggio, meta ancora oggi, nella prima domenica di giugno, di una processione religiosa che fa rivivere tutta la magia del cammino verso le Pagliare, disvelando lungo un antico sentiero che parte dal paese uno spazio ricco di biodiversità. Ad organizzare la processione-escursione è il Gruppo Archeologico Superequano di Castelvecchio Subequo (Aq), ormai da 28 anni impegnato a valorizzare l’identità dei borghi dell’area sirentina. “Quello della SS. Trinità è un appuntamento divenuto ormai rituale,- ci dice Giuseppe Cera, responsabile del Gruppo- che unisce natura, folklore e cultura, attirando sempre più visitatori”.

Dagli anni ’60 in poi, la vita delle casette ha smesso di pulsare, tornando alla gestione privata dei proprietari, ma sono molti i turisti che hanno scoperto questo spazio incontaminato. E allora, quale ricetta per custodire questo connubio inedito di architettura naturalistica e cultura contadina?

Come spiega il presidente della Comunità Montana Sirentina, Giuseppe Venta, molti interventi sono stati già fatti, ma “è in corso un progetto per la sistemazione definitiva del tratto di strada tra le Pagliare e Terranera, e tra le Pagliare e Goriano Valli”, due porte d’accesso ai villaggi. Non solo. “La piana del Sirente – anticipa – tornerà a vivere con un programma di escursioni sia verso il massiccio che verso le Pagliare”.

Progetti confermati anche dal presidente del Parco Regionale Sirente-Velino, Nazzareno Fidanza: dopo il fitto calendario escursionistico dell’estate appena passata, il parco ha, infatti, avviato da qualche mese un restyling completo del proprio portale web, dove si possono trovare informazioni dettagliate sulle strutture.

“Le Pagliare stanno crescendo e lo dimostra che alcuni tra gli insediamenti stanno utilizzando fondi PIT per la realizzazione della microricettività, che per questa zona può rappresentare un nuovo motore di sviluppo”. E per il futuro, il Parco scommette anche su una vocazione culturale delle Pagliare, facendone sede per convegni e studi ad hoc. Un modo per far parlare direttamente i luoghi e farli diventare il miglior spot di se stessi.

Angela Di Giorgio