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Chiesa di Santa Maria di Cartignano a Bussi

pubblicato il 15 maggio 2007 alle 12:59
scritto da Giovanni Lattanzi
tematiche affrontate: Senza categoria

Spesso i luoghi e i monumenti più affascinanti d’Abruzzo richiedono la conoscenza del percorso, informazioni di visita ed istruzioni sull’itinerario per poter essere raggiunti. Ma in alcuni casi essi sono invece alla portata di tutti, anzi, è davvero impossibile non notarli dalla strada sulla quale si viaggia. Uno di essi lo si incontra a Bussi, proprio accanto alla statale 153 che da Navelli scende verso valle, e per giunta ha anche una particolarità che rende questo monumento davvero unico. Santa Maria di Cartignano è infatti una chiesa senza tetto.

Solitamente si associa alla vicina San Pietro ad Oratorium, nascosta nel boschetto ai piedi del colle di Capestrano, ma se quest’ultima svela poi al visitatore in tutta la sua integrità una incredibile ricchezza materiale fatta di architettura, scultura e pittura, Santa Maria di Cartignano richiede invece molta fantasia e immaginazione per la visita, perché in realtà la chiesa “non c’è”.

O meglio, oggi restano in piedi soltanto le nude strutture architettoniche, mentre mancano il tetto e ogni sorta di arredo interno. Ma è sempre una visita affascinante anche se del tutto diversa: basta chiudere gli occhi ed è come rivivere l’atmosfera confusa e chiassosa del cantiere medievale, immaginando gli operai, gli scalpellini e i decoratori in equilibrio sui precari ponteggi fatti di travi di legno legate tra loro; o gli stessi monaci intenti ad inchiodare le centine per la costruzione degli archi.

Il suo attuale stato di rudere è ormai accettato come un elemento del paesaggio e forse a nessuno verrebbe più in mente di ricostruirla. Al visitatore può suscitare la seduzione per il paesaggio pittoresco caro alla cultura inglese, dove abbondano le chiese ormai diroccate e prive di tetto, e forse all’occhio di un osservatore ottocentesco come Johnn Ruskin avrebbe risvegliato il senso selvaggio dell’arte medievale. La vera visita sta nel ripercorrerne la storia e coglierne nella propria fantasia l’antico splendore.

La sua storia inizia con l’anno Mille; nel 1021 esisteva di certo una prima chiesina che dipendeva da Montecassino. Nel 1065 era già divenuta un monastero. A questo periodo risale sicuramente la struttura che si vede oggi, come le tre navate, il portale, e la decorazione esterna dell’abside, con i suoi archetti. Per i secoli successivi i documenti tacciono, ma è certo che nel Trecento il monastero esistesse ancora. È probabile che nei primi decenni del Duecento, forse a seguito dello stesso terremoto che sconvolse Roma nel 1231, la chiesa venne ritoccata.

Con l’occasione furono aggiunti il bel rosone centrale e il campanile a vela, che poggia sulla facciata. Curiosando nel centro storico di Bussi, lo storico Ignazio Gavini scoprì alcune sculture del IX secolo sulla facciata della chiesa di San Lorenzo e ipotizzò che fossero appartenute alle origini di Santa Maria di Cartignano.

Delle decorazioni della chiesa medievale per fortuna non tutto è andato perduto: il Museo Nazionale d’Abruzzo, nel castello cinquecentesco dell’Aquila, ne conserva infatti il grande affresco staccato dalla volta dell’abside. Raffigura Cristo benedicente in trono tra la Vergine e San Giovanni, è datato 1237 e firmato da Armanino da Modena. Nonostante sia in più parti rovinata e mancante, costituisce un importante documento della pittura del primo Duecento, anche perché ci dice il nome vero dell’artista che lo dipinse. Oltre a Santa Maria, Bussi offre interessanti spunti per fare una passeggiata nel centro storico.

Tra le chiese c’è la parrocchiale dedicata a San Biagio, quella di Santa Maria di Ponte Marmoreo, detta anche di Ponte Marmore, che conserva affreschi del XVI secolo, e infine la chiesa di San Lorenzo, con i resti delle sculture murate sulla facciata. Sul punto più alto del paese si trova il castello, del XVI secolo. Guardando verso la collina opposta, sopra Santa Maria, si scorge una torre a forma triangolare: in Abruzzo ce ne sono solo due e l’altra si trova a Montegualtieri, nella valle Siciliana.

Se la visita a Santa Maria ha suscitato interesse per l’architettura dei monaci Benedettini, si può proseguire la visita per approfondirne la conoscenza con due monumenti, vicini ma in direzioni diverse. Proseguendo verso Navelli dopo qualche Km si arriva alla chiesa di San Pietro ad Oratorium, dove la suggestione della natura nella quale è immersa si unisce al mistero di un quadrato magico murato sulla facciata, in cui le enigmatiche parole scolpite rotas opera tenet arepo sator, leggibili dall’alto e dal basso, da destra e da sinistra, rappresentano un intrigante gioco della mistica medievale.

Ma se si vuole toccare con mano la straordinaria qualità a cui era giunta l’arte della scultura in quel periodo, occorre tornare indietro fino a Torre de’ Passeri dove si trova San Clemente a Casauria. L’accoglienza è di per se maestosa grazie al monumentale portico a tre arcate. Nell’architrave del portale principale e nella lunetta soprastante è scolpito il racconto per immagini del trasporto delle reliquie di San Clemente da Roma al monastero, perché in origine questa chiesa era dedicata alla Santa Trinità. Straordinarie sono anche le porte di bronzo, con le formelle che raffigurano i castelli posseduti dal monastero. L’arredo interno è fatto di grandi sculture in pietra con il magnifico ambone, il cero pasquale e il ciborio.

Giovanni Lattanzi

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