Alessandro Bruschetti ispiratore dello spazialismo di Fontana

Il 2009 è l’anno centenario del Futurismo, il grande movimento marinettiano che ebbe il merito di pilotare l’arte italiana nel perimetro della modernità, com’era accaduto in Francia con il Cubismo. Tutti conoscono gli esponenti della prima ora, firmatari del manifesto pubblicato su le Figaro di Parigi, ma in seguito nella cosiddetta seconda ondata futurista si ebbero straordinari talenti verso i quali la critica ancora deve saldare numerosi debiti.

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Alessandro Bruschetti, Resurrezione

Basti pensare a Gerardo Dottori, tra i promotori dell’Aeropittura, sebbene in questi ultimi tempi sia stato rivalutato grazie agli studi del critico perugino Massimo Duranti autore di due monumentali volumi sull’artista. Chi ancora invece attende una giusta collocazione storica di primo piano è Alessandro Bruschetti, sempre aeropittore umbro, sul quale io nel lontano 1975 tenni la mia tesi di laurea.

Recentemente invitato a redigere una testimonianza per una monografia alla quale sta lavorando il citato critico Duranti, ho volentieri accettato, evidenziando la tesi di fondo del mio studio, ovvero essere stato Bruschetti l’ispiratore dello Spazialismo di Lucio Fontana.

Per i lettori del nostro giornale ripropongo tale testimonianza che oltre ad essere pubblicata nella monografia di corso di stampa, viene ripresa in occasione dell’edizione 2009 del Premio Gian Battista Salvi di Sassoferrato che quest’anno dedica una sala omaggio ad Alessandro Bruschetti.

“Ho conosciuto e sono stato intimo amico del pittore futurista Alessandro Bruschetti sul quale ho compiuto studi importanti a cominciare dalla mia tesi di laurea all’Università di Urbino (corso di filosofia) con il prof. Pietro Zampetti (discussa il 24 febbraio 1975). Proprio questa tesi, basata su un’assoluta novità per quanto concerne la storia dell’arte contemporanea, ovvero essere stato Bruschetti l’ispiratore dello Spazialismo di Lucio Fontana, mi ha permesso di ottenere il massimo dei voti con dichiarazione di lode.

Ma di questo parlerò più avanti; ora mi preme parlare di Bruschetti uomo e quindi di un personaggio di straordinaria affabilità e direi francescana umiltà. A questo proposito, egli per diversi mesi fu ospite del Collegio francescano “La Pace” di Sassoferrato, dove ha eseguito il mirabile Giudizio Universale, un assoluto capolavoro di arte sacra nel quale si tesse l’apologia della luce che ovviamente simboleggia e raffigura il Cristo Giudice, luce che spinge l’umanità intera a prendere coscienza della propria condizione. Quindi non una diretta condanna dei reprobi, ma l’esibizione di un parametro, quello luministico appunto, in base al quale si determina la situazione salvifica di ogni creatura.

Altissima, come si vede, la sua preparazione teologica rafforzata anche dalla consuetudine e dalla strettissima amicizia con diversi ecclesiastici come Don Nello Palloni, anch’egli eccellente pittore perugino futurista e P. Stefano Troiani, francescano animatore del glorioso Premio Gian Battista Salvi di Sassoferrato. Tornando al carattere dell’artista, c’è da dire come egli fosse orgoglioso di appartenere alla grande famiglia futurista, anche se del movimento marinettiano non condivideva appieno l’antipassatismo e l’eccessivo zelo distruttivo ad esempio nei confronti dell’accademia. Non per nulla egli era un autentico maestro sul piano tecnico per quanto concerne ad esempio l’affresco.

Sono rimasti memorabili suoi interventi di restauro e soprattutto egli eseguì opere con tale tecnica così perfetti da essere ritenuti anche da esperti opere rinascimentali autentiche. Detto questo, sappiamo bene come l’artista abbia messo questa sua grande tecnica al servizio del verbo futurista con particolare riferimento all’aspetto meccanicistico dell’odierna civiltà: elemento questo che lo differenzia grandemente dal suo amico conterraneo Gerardo Dottori più legato al misticismo umbro che alla contemporaneità meccanica. Molto interessava ad Alessandro Bruschetti il discorso luce interattivo a quello geometrico, sì da coniare per descrivere l’essenza della sua opera, il termine “Pittura purilumetrica”, mirata cioè ad ottenere la purezza della luce attraverso la geometria. A lui va il grande merito, in chiave storica, questo il punto centrale della mia tesi di laurea, di aver ispirato Fontana nel redigere il manifesto dello spazialismo.

In tal senso determinante è da ritenere la sua “Resurrezione”, uno delle opere più note esposta alla Biennale di Venezia, dove fu assai criticata da alcuni eminenti personalità ecclesiastiche che non potevano accettare una iconografia sacra così rivoluzionaria. Fortunatamente l’opera fu invece notata ed in senso assai positivo da Lucio Fontana, che – per testimonianza diretta di Bruschetti a me espressa a più riprese – ebbe la folgorazione dei suoi celeberrimi tagli osservando il taglio longitudinale che percorre il corpo glorioso del risorto. Taglio reale riempito di stoffa che sta ad indicare l’irruzione entro la figura del redentore dei peccati dell’umanità, destinati poi ad essere cancellati grazie al mistero pasquale. Per analogia i tagli di Fontana serviranno a dare la nuova prospettiva del rapporto tra l’opera pittorica e lo spazio.

Non più l’opera collocata nello spazio, ma quest’ultimo che penetra al suo interno. A chiudere questa mia breve testimonianza, un affettuoso episodio che mi riguarda personalmente. Ero con lui in una splendida estate sul lungomare di Senigaglia, dove trascorreva spesso le sue ferie insieme alla signora Maria. Io gli confidai, dubbioso, il mio desiderio di rifiutare una carriera scolastica per intraprendere quella di critico d’arte. Mi mise un braccio sulle spalle e con voce paterna “Avrai fortuna e farai una bella carriera perché sei bravo e te lo meriti”. Grazie a quelle parole ora sto scrivendo questi pensieri in libertà. Grazie Sandrino (così lo chiamava sua moglie e voglio ora chiamarlo io).”

Questa mia testimonianza vuole essere anche un invito agli studiosi del Futurismo ad approfondire questo personaggio dalla personalità molto complessa che a mio avviso riserverà non poche sorprese, a cominciare dal grande capitolo dell’arte sacra a cui da “credente laico”, così mi piace definirlo, si dedicò con illimitato entusiasmo. Ritengo sia stato l’unico pittore italiano del ’900 ad identificare Dio con la luce, conforme al dettato biblico. Lo stesso Dio giudice sarà luce che non punirà, ma renderà consapevoli i malvagi della privazione della veste candida. Rovesciata completamente la terminologia del Dies Irae del nostro Tommaso da Celano.

Nella foto: Alessandro Bruschetti, Resurrezione