E’ stata pubblicata per le edizioni Artechiara di Pescara una bella monografia sull’artista marchigiano David Giovannini, pittore ed insigne grafico nato a Pieve Torina (MC) nel 1951, ma da anni residente a Visso, sempre in provincia di Macerata. E proprio presso il Cinema Teatro Comunale del suo paese natale sabato 18 luglio 2009 sarà presentata al pubblico la splendida pubblicazione che ripercorre l’itinerario artistico dal 1969 al 2008; la manifestazione si terrà alla presenza del presidente della Comunità Montana di Camerino che ha finanziato l‘opera, Luigi Gentilucci, del sindaco della città, del prof. Enzo Calcaterra. Terranno la relazione rispettivamente sulla ricerca pittorica e grafica del maestro Leo e Chiara Strozzieri che firmano i saggi critici del volume dal titolo: “David Giovannini, pittura come letizia dello spirito”, titolo giustificato dal fatto che il tema paesaggistico in lui sempre ricorrente è affrontato con un cromatismo molto accentuato e di grande lirismo, memore della pittura en plein air che affonda le radici nell’Impressionismo, per arrivare alla Scuola di Posillipo.

Il maestro Giovannini (a destra) con l'autore dell'articolo
Ciò che rende singolare e direi unica la sua pittura paesaggistica è proprio la letizia francescana con cui veicola le sue interiori conversazioni con la natura colta nei suoi mutamenti stagionali che di volta in volta innesta processi affettivi finalizzati ad un equilibrio dinamico sia dell’autore che, ancor più, del lettore.
Ci troviamo dinanzi ad un rarissimo esempio di ricerca iconica contemporanea che mette al centro il significato dell’uomo in armonica interazione con la natura i cui giorni appaiono sempre festivi poiché la luce è il tono con cui si colorano le cose non più oggetto di desiderio smodato e di possesso, ma di contemplazione assorta e di religiosa idealizzazione. Come se Giovannini dovesse intonare un nuovo “Cantico della creature” per cui non subisce mai realisticamente l’oggetto da dipingere, ovvero la natura, ma l’astrae in continuazione per ridurne i tratti ad una visione interiore e mnemonica di bellezza: è proprio in questa indipendenza dall’aspetto fenomenico la consistenza dell’opera d’arte e la grandezza del suo autore.
Nel parlare di astrazione mi corre l’obbligo di evidenziare come il maestro marchigiano abbia vissuto intensamente una stagione proprio di minimalismo iconico, alias trasfigurazione formale del dato visibile in cui il rapporto tra dipinto e realtà esteriore diveniva estremamente labile, arginato com’era da limiti notevolissimi. Limiti imposti anche da esperienze proprie delle avanguardie storiche delle quali l’autore veniva apprezzando le innovazioni. Del resto di astrazione stilistica illustri storici dell’arte parlano anche a proposito di personaggi come Giotto, Piero della Francesca, Wan Eych e lo stesso Michelangelo. Si vuol dire che questi giganti della pittura non hanno mai subito passivamente la realtà come modello.
David Giovannini è stato allievo all’Accademia di Macerata dell’indimenticato Remo Brindisi che poi ne divenne intimo amico ed estimatore, avendo scritto per lui una testimonianza davvero interessante. Dal grande artista abruzzese ha saputo ereditare una particolare predilezione per la luminosità del colore. Chi non ricorda ad esempio le stupende venezie di Brindisi che fanno da contrappasso alla drammatica espressività del ciclo pittorico sul fascismo?
Il colore, dunque, essenza della pittura; colore che andrebbe anche studiato in rapporto alla materia e alla luce; materia pulviscolare policromatica orchestrata con accensioni e sonorità timbriche di raffinata trama disegnativa. Materia poi evanescente nella consapevolezza che una simile pittura intimistica necessita di quel processo catartico senza il quale magari in veste di clandestino si presenterebbe il pericolo verista. Invece no. La levità dovuta ad una simile tecnica puntinistica asservita e funzionale nella strutturazione di superfici granulari è tra l’altro un messaggio etico finalizzato al recupero di modelli di vita gioiosamente limpidi e semplici. In effetti il fruitore delle opere soprattutto paesaggistiche di Giovannini dettate dalla contemplazione del territorio marchigiano è come se venisse immerso in una natura disintegrata, sicché l’obesità o la pesantezza realistica si assottiglia fino ai gradi estremi con una manifestazione di estremo benessere che non potrà essere più dilapidato grazie alle imprimiture spiritualistiche della luce di cui mi accingo a parlare e che penso sia, dopo il colore-materia, elemento portante del suo iconismo.
La luce, da sempre cruccio e delizia dei pittori, è come il respiro, il Ruach (soffio vitale) – per usare un termine biblico – di un dipinto. È la luce e la sua espansione sulla superficie che determina l’armonia, l’ottimismo, la giocosità, in una parola la beatitudine ed ove sia transitoria perché dialogante con la tenebra può scatenare profonda tristezza e pericolose concatenazioni con fenomeni depressivi. Basti pensare a dipinti di Sironi per comprendere il concetto. L’artista marchigiano allorché si inoltra nei boschi della sua terra, pur densi di ombre ristoratrici, o assiste ai tramonti primaverili delle colline di Ussita o di Castelluccio, o ancora nel mentre gode delle estasi primaverili di Colfiorito ricche di variopinte erbe campestri in gioiosa promiscuità, è come se fosse invasato di maniacale ardore luministico. Il sole diventa la sua divinità, il suo Signore.
Fin qui alcune considerazioni sull’attività pittorica di Giovannini che però è più noto a livello nazionale per la sua produzione grafica. Le sue lastre all’acquaforte sono autentici capolavori e rinverdiscono la grande tradizione incisoria marchigiana che vanta il massimo incisore italiano dopo Morandi, ovvero Luigi Bartolini di Cupramontana, noto anche come scrittore di “Ladri di biciclette”. Ovviamente prioritario qui diviene il segno, oscillante tra il nervoso ed istintivo alla Bartolini per addurre l’esempio prestigioso del suo conterraneo cuprense e il composto ed ordinato a guisa del citato Giorgio Morandi. Attraverso il segno Giovannini riesce a strutturare mirabili zone chiaroscurali che rendono pittoricità tonale alle composizioni per lo più naturalistiche della sua terra. L’autore è egli stesso torcoliere, ovvero stampa le sue opere con certosina laboriosità nel suo laboratorio di Visso ove prossimamente organizzerà un rilevante sua mostra antologica.
Per favore gradirei avere il numero di telefono o una email o il sito internet dell’editore Artechiara di Pescara.
Grazie
vorrei fare le congratulazioni all’autore per il testo che risulta molto gradevole alla lettura e al maestro Giovannini per le sue opere.