Molte sono le feste che il mio montano borgo, Cabbia di Montereale, celebra nel corso dell’anno oltre, ovviamente, alle festività religiose comandate. Si inizia il 17 gennaio con Sant’Antonio Abate una festa nel colmo dell’inverno molto sentita per il suo valore di riferimento quello agro pastorale poiché Cabbia fin dai tempi antichi aveva un’economia prevalentemente agricola e S. Antonio Abate il protettore degli animali tant‘è che la tradizione, prevedeva la benedizione degli animali. Quel giorno si usa pranzare, tempo permettendo, tutti insieme in piazza degustando le antiche colenne a base di farro ed un altro piatto dello stesso tipo ma cucinato in modo diverso.
Il 19 aprile ricorre S. Rocchittu, una festa che serve come sostegno per la festa grande quella del 16 agosto. Essa consiste in una serata danzante, una cena in piazza tutti insieme il sabato successivo al 19 aprile per permettere alla gente di tornare essendo Cabbia in questo periodo, nonostante la primavera in arrivo, pressoché disabitata. La domenica mattina una cerimonia religiosa e la processione per le vie del paese che conclude la festa. Quest’anno, vista la particolarità della situazione dovuta al terremoto, in segno di solidarietà considerazione e rispetto per le vittime innocenti del sisma abbiamo abolito ogni forma di festeggiamento nonostante il tutto fosse organizzato nei minimi particolari.
Sentiti ed invitati tutti i paesani si è deciso di celebrare una messa nella chiesetta di Madonna dei Lumi a Torre Angela, quartiere a maggiore concentrazione di Cabbiesi, cui hanno partecipato circa 150 persone tra cui i nostri compaesani residenti all’Aquila. Tutti hanno condiviso la nostra iniziativa e ci hanno esortato, visto che i procuratori di questa festa sono gli stessi di quella grande del 16 agosto, ad organizzarla come sempre adoperandoci al meglio delle nostre possibilità poiché sostengono debba essere la festa del ringraziamento al Santo Patrono per la protezione ai nostri compaesani residenti all’Aquila che sono usciti tutti indenni da quella immane tragedia. Quindi il 13 giugno S. Antonio di Padova anch’esso molto sentito e rispettato sebbene si faccia un po’ di confusione con l’altro Santo di cui dicevo all’inizio: quello del 17 gennaio.
Anche qui si costuma organizzare una bella festa la sera precedente e, a seguire, la domenica mattina tutte le iniziative religiose consistenti nella Messa la processione e la chiesa adornata a festa con composizioni floreali e tovaglie linde e pinte. All’uscita dalla chiesa e per tutto il tempo della processione le campane,antica armonia in tutta la vallata, suonano a distesa. Io che sono uno dei procuratori di questa festa d’accordo con gli altri “festaroli” abbiamo deciso, purtroppo, di non fare la festa a causa della bassissima affluenza poiché il giorno 13 giugno si uniscono in matrimonio, a Roma, due giovani entrambi di Cabbia: Massimo e Annalisa. Graditissima l’occasione di questo articolo per formulare- ai novelli sposi ed alle loro famiglie – i migliori Auguri per una vita coniugale densa di soddisfazioni e serenità.
Al contempo, visto il permanere del divieto di assembramento nei locali chiusi,attrezzeremo nel giardino antistante la chiesa di S. Rocco un altare da campo addobbato con composizioni floreali ed il Sacerdote celebrerà la funzione religiosa. Eccoci alla prossima festa del 10 luglio: S. Anatolia. Questa ricorrenza è più partecipata delle altre per una serie di motivi non ultimo quello per cui essendo nel pieno dell’estate alcuni sono già in ferie e gli altri comunque arrivano magari per il fine settimana e ripartono poi la domenica sera. Anche in tale circostanza un incontro all’insegna dell’amicizia della cordialità che da sempre hanno contraddistinto il popolo Cabbiese. Dopo appena venti giorni ecco Cabbia riempirsi a dismisura per l’evento più grande dell’anno: la storica e tanto amata festa di S. Rocco cui tutti i paesani tengono in particolar modo.
Quel paesino, riservato e solitario, si anima; molta gente passeggia al fresco della sera, i ragazzi giocano spensierati nella piazza grande fuori il paese, tanti chiacchierano spassionatamente seduti sulle pietre della fontana, tra la chiesa e il Monumento ai Caduti recentemente ristrutturato. E’ davvero un meraviglioso incanto, un’insieme di luce, gioia e calore umano, vedere tale moltitudine festosa e colorata intrattenersi a dialogare fino a tardi in questo luogo silenzioso e solitario per buona parte dell’anno.
Così, pian piano, si arriva a ridosso della festa quando qualcuno riprende, a malincuore, la via del ritorno e si ha il fenomeno inverso dell’arrivo per cui di giorno in giorno la gente riprende le proprie destinazioni di residenza ed il paese si svuota..Ciò orientativamente fino alla fine di agosto. Poi c’ è la festa che decreta la fine dell’estate, l’otto settembre: La Madonna di Loreto. E’ davvero una manifestazione che riporta a Cabbia tanta gente ma nei loro volti sono impressi i segni di un’antica, storica, tristezza dovuta al fatto che è la festa – non mi piace dire di addio – dell’arrivederci . Già il lunedì successivo si riaprono le scuole ed ognuno torna definitivamente al suo “ travaglio usato”.
Esistono ancora paesini nella nostra italia che sono rimasti immutati nel tempo. Dev’essere una bellissima esperienza per chi le vive.
Che nostalgia dei bei tempi in cui la mattina di S. Rocco ci svegliavamo con quei suoni e quegli odori che solo le feste sanno donarci!
Mi chiedevo se i nostri ragazzi sarebbero capaci di entusiasmarsi per così poco e di apprezzare le piccole gioie delle feste “paesane”…
Grazie per averci fatto rivivere in qualche modo questi ricordi!
Patrizia
Leggo questo articolo e a tratti mi commuovo ripensando ai bei tempi del passato quando con i miei, che ora non ci sono più, si tornava in un paesino alle falde del G.Sasso quasi tutti i fine settimana perchè allora abitavamo a Roma. Ora sono a Reggio Emilia e quei ricordi sono rcchiusi in un angolo del mio cuore. Grazie infinite sig. Giammarini
Carla da Reggio Emilia
Complimenti sig. Giammarini,bellissimo articolo che racconta la bontà e le bellezze delle tradizioni paesane.Io sono di Campotosto ma vivo nella provincia di Roma da ormai più di trent’anni.I suoi articoli,che leggo sempre molto volentieri,mi riportano indietro nel tempo. Grazie, Antonio
ciao Nando che bello finalmente leggere un tuo articolo che decrive le feste che ci saranno in questo periodo d’estate nella tua Cabbia.Leggerti è come essere li con voi a festeggiare e dire a voi abruzzesi:”finalmente si ricominci una nuova vita” dopo il dramma,la vita va avanti,va avanti partendo da queste piccole cose,cose che avete sempre fatto. Non sarebbe giusto non fare queste feste,anche se non fatte come gli scorsi anni,sarebbe interrompere le belle tradizioni che solo in poche regioni dell’italia continuano ad esserci.Queste feste fanno riunire la gente,ci si sente tutti euforici,gioiosi,allegri,le luci ed i canti,le campane, rendendo un atmosfera incantata,avendo come sfondo il montano borgo.
Ancora grazie per farci vivere non solo i drammi ma anche le cose belle della tua Cabbia, leggerti è sempre una cosa meravigliosa, viviamo con te le tue emozioni,le tue feste.
un saluto caro Nando Gabriella
Caro Nando le tue descrizioni, sono sempre molto belle perchè, curi il particolare, credo la festa di Sant’Antonio di Padova sia andata bene, poi ci racconterai.. comunque credo che sia stata molto sentita, come lo sarà sicuramente quella del nostro Santo Patrono San rocco, quest’anno ancora di più.
è stato molto piacevole ripercorrere i luoghi ed i tempi dei festggiamenti del piccolo paesino di Cabbia attraverso il non comune senso descrittivo dell’autore.
Spero di leggere al più presto articoli di tal fattura.
Fa bene all’anima.
Sig.r Nando Giammarini, siete un portento. avete la capacità di descrivere l’anima di un piccolo paese come Cabbia, e non solo. Complimenti.