Carafa, Casolino, Pellegrini: a Termoli “Nel segno del Padre”

Cleofino Casolino, Madonna
Cleofino Casolino, Madonna

A partire dal 7 agosto 2010 presso la Chiesa di S. Anna a Termoli sarà allestita la mostra d’arte sacra “NEL SEGNO DEL PADRE” curata da Chiara Strozzieri che ne firma il catalogo, in cui saranno esposte opere di tre artisti molisani, ovvero Cleofino Casolino, Michele Carafa e Sara Pellegrini. Si tratta di una mostra nella quale esperienze linguistiche diverse sono come poste in rapporto dialogico tra loro su una tematica assai delicata e complessa come quella del sacro appunto, che pone in gioco, a mio avviso, il problema della fede da parte dell’artista.

C’è da premettere che in un mondo secolarizzato è impresa ardua produrre autentiche opere d’arte sacra; ce ne rendiamo conto ogni volta che si effettuano rassegne del genere pur prestigiose, come la Biennale di San Gabriele e la Triennale di Celano: tanta produzione che in queste mostre viene proposta al pubblico, di sacro non possiede se non il titolo, oltre naturalmente le buone intenzioni degli organizzatori e degli stessi artisti. D’altro canto una notevole schiera di ecclesiastici identificano e quindi non riescono ancora a distinguere l’arte sacra dall’arte devozionale e liturgica, per cui spesso si rendono committenti di opere che meriterebbero l’ostracismo dalle chiese per la loro oscenità sul piano linguistico. Ma questo discorso ci porterebbe lontano.

Va comunque ricordato come fino a qualche decennio fa esisteva una sorta di remora da parte di tanti artisti paladini della laicità nell’affrontare questo tema; solo dopo le salutari aperture del Vaticano II e i sapienti interventi di Paolo VI mirati a ricucire lo strappo tra l’arte e la fede, questa diffidenza è venuta meno ed oggi si moltiplicano ad esempio le rassegne d’arte sacra spesso affidate alla cura di studiosi lontanissimi dalla fede e le committenze da parte della chiesa. Ma torniamo ai tre artisti in questione, relativamente giovani, ma già con una notevole esperienza alle spalle.

Originalissima la vocazione artistica di Cleofino Casolino dovuta alla frequentazione trentennale in Spagna, precisamente a Barcellona, del celebre stilista Luis Llongueras, parrucchiere ed artista proprietario di una catena di saloni per parrucchieri. Il volto dei clienti e ancor più delle clienti, sottoposte all’intervento di un artista parrucchiere-visagista come lui divengono vere opere d’arte e ben si presta all’analogia con la ricerca plastica con materiali come la terracotta a la ceramica. Applicato all’arte sacra il suo magistrale approccio alla figura pone in essere un fascinoso afflato mistico, anche se di non raffinata levigatezza delle superfici.

Anzi sovente la scabrosità della “pelle” dei suoi lavori plastici rimanda ad un’epoca pre-estetica, medioevale, quando il fluxus della spiritualità poteva identificarsi con l’austerità monastica. Ecco perché un particolare accento va posto, come scrive Chiara Strozzieri nel testo in catalogo, sulle rappresentazioni dell’asceta, mirabilmente eseguite in terracotta smaltata in nero, così da creare dei lirici giochi di luce: in questa figura non c’è soltanto il ricordo della vita virtuosa passata da alcuni cari, che paiono tenergli la mano mentre si dedica alla scultura, ma probabilmente c’è anche un desiderio personale di allontanarsi dalla frenesia della quotidianità, fatta di occupazioni diverse da quella artistica, per rintanarsi in una dimensione altra, che gli permetta di riflettere e di nutrire la propria spiritualità.”

Dal canto suo Michele Carafa, artista del bronzo, del marmo e della terra come si autodefinisce, in questa mostra termolese amplia la propria reverie sacra, essendo già autore di numerosi lavori collocati in prestigiosi luoghi di culto. Ogni sua scultura è un inno apologetico alla fede ed offre sempre orizzonti spaziali sorprendenti. Profondo conoscitore delle tecniche classiche della scultura intesa, ove si tratti del materiale nobilissimo del marmo, come arte del togliere, egli riesce a far trasparire dalla materia lo spirito che si pone con vigore all’osservatore ebbro d’immortalità.

Si veda a questo proposito il particolare del volto della Vergine qui riprodotto, che nel ricordare l’Estasi di Santa Teresa del Bernini, svela l’amorosa interiorità del personaggio evangelico. Dicevo poc’anzi che Carafa tesse un inno apologetico, poiché ogni sua opera, anche se di piccole dimensioni, ha una vocazione prometeica, ovvero aspira alla monumentalità sottintesa soprattutto nelle posture nonché nella gestualità coinvolgente e direi liturgica, sacerdotale delle figure.

Mirabile il trittico “Crocifisso, Madonna e San Giovanni”; il colore del mosaico che impreziosisce le vesti del Redentore diviene estatico al pari dei ravennati cicli bizantini e comunque si attiva in esso una sorta di altalenante andirivieni fra la trascendenza dello sguardo del Cristo e l’umanizzazione delle altre due figure.

Sara Pellegrini, Il Sepolcro
Sara Pellegrini, Il Sepolcro

A completare il trio, abbiamo Sara Pellegrini che pur operando nell’ambito della poetica informale riesce a rivitalizzare in senso spiritualistico la materia che sappiamo essere determinante nell’Art Autre. Ovviamente mancando il riferimento all’icona lei dovrà affidarsi al perimetro del simbolo per approssimarsi alla dimensione del sacro, come quando dalla materia coagulata fa emergere il simbolo della croce (si veda l’opera riprodotta), o come quando campeggiano sulle sue scabre superfici ove la negritudine si espande e dilata in maniera sensoriale e fisica, dei flash di oro da leggere in chiave ottimistica, quale testimonianza dello splendore delle realtà trascendenti. Molto suggestiva una serie di piombi di Pellegrini nei quali la pesantezza primigenia del materiale così come la cupezza coloristica vengono come sopraffatte da una programmata levità generatrice di lirismo e pressanti slanci ascensionali.

Michele Carafa, Madonna
Michele Carafa, Madonna

Una mostra davvero interessante quindi anche e proprio per la diversità linguistica dei tre protagonisti ai quali di certo non fa difetto una profonda visione spiritualistica del mondo e della storia. La consigliamo vivamente ai cultori dell’arte contemporanea, che potranno anche visitare nello stesso periodo il Premio Termoli, che giunto quest’anno alla sua 55 edizione, propone 18 giovanissimi artisti selezionati da Miriam Mirolla.