Antonucci e Galliano espongono a Roma

Giovedì 4 giugno 2009 alle ore 18, presso la Galleria ”Arte e Pensieri” in via Ostilia a Roma, inaugurazione della mostra degli artisti Leonardo Galliano e Pierluigi Antonucci, quest’ultimo tra i giovani pittori abruzzesi di maggior talento, reduce da una personale itinerante in diverse città italiane a partire dal Castello dell’Aquila, prima che il forte sisma avesse bloccato ogni attività culturale. A presentare la mostra è stata chiamata Chiara Strozzieri, anche lei abruzzese di Pescara che già aveva proposto giovani talenti nel prestigioso spazio espositivo, collocato nel cuore della capitale ad appena 500 metri dal Colosseo.

È doveroso infatti ricordare che non di semplice galleria trattasi, ma della sede dello storico Gruppo artistico romano “I Diagonali”, fondato dai pittori Bruno Aller e Marisa Facchinetti. Ai Diagonali hanno tra gli altri aderito maestri del valore di Luigi Boille, Achille Perilli, Pasquale Santoro. Tornando ai due artisti espositori (la mostra si protrarrà fino al 27 giugno), c’è da notare come entrambi gli artisti siano assestati su una ricerca informale di forte impatto materico. Ma assai consistenti e modalità linguistiche dei due.

La pittura di Antonucci è una pittura che evoca emozioni forti, probabilmente perché frutto delle stesse. I colori marcatamente corposi, si spalmano con passione sul supporto che non conosce vuoti. Le tonalità scelte sono vive, ed esuberanti, e gli stessi accostamenti concepiti fanno in modo di risaltarle l’un l’altra. Esse si impongono così all’occhio dello spettatore e sanno catturarne lo sguardo, che viene indotto a seguire gli andamenti del fluido pastoso ormai asciutto, solcato da tagli o incisioni, ora paralleli, ora trasversali, alle spatolate. Ciò che appare è quindi l’immagine di un fluido che si è espanso come lava vulcanica, tracciando sinuosi percorsi e labirinti.

Dal canto suo la ricerca di Leonardo Galliani è più sottile e quasi con intento comunicativo. Esso lo si coglie infatti nella scelta “giocosa” e riflessiva al tempo stesso dei colori, che si accostano ognuno mantenendo la propria identità ben distinta all’interno dello spazio pittorico. Qui essi prendono letteralmente una forma, e tramite la stessa si mettono in evidenza alla percezione retinica. Tuttavia accanto all’elemento colore se ne pone un altro: quello segnico, che si insinua nel colloquio con lo spettatore, quasi a voler far da padrone. È lui il portatore del messaggio, un segno sottile come un filo, oppure delle scritte fugaci e disordinate simili a quelle lasciate furtivamente sugli intonaci e manifesti urbani. Talvolta infine compaiono figure accennate frettolosamente con vernice fresca, reminiscenza di una abbandonata figuratività. Quelle di Galliano sono opere che nascondono dietro la casualità apparente un impegno concettuale.

Parlando soprattutto di Antonucci la curatrice della mostra ha evidenziato un collegamento internazionale con riferimento a due grandissimi dell’astrattismo, quali Antoni Tàpies e Mark Rothko.

“A quest’ultimo ha fatto riferimento un intero ciclo pittorico che Antonucci ha eseguito in memoria del grande compositore Bonaventura Barattelli, trovando nelle tipiche campiture rothkiane un diretto collegamento con la sfera della musica. Se infatti l’autore abruzzese si lascia dirigere dal colore, trovando nei timbri un’atmosfera rarefatta e riscontrabile esclusivamente attraverso la percezione visiva, allora il suo espressionismo può toccare note musicali altissime, riesce a trasformare brani estatici in qualcosa di tangibile. Sì, perché la pittura di Antonucci non si limita mai a stimolare lo sguardo, è piuttosto un lavoro manuale in cui egli si lascia coinvolgere totalmente e che anche per lo spettatore va a significare una sfida nuova. A lui viene chiesto di toccare l’opera con mano, di stabilire un contatto con la sua natura e di soffrire su quei graffi che l’artista continuamente incide sullo spessore materico.”