Messali del tesoro di San Giustino a Chieti

Tra gli eccezionali tesori che le chiese d’Abruzzo conservano, meritano una speciale menzione i codici miniati, vuoi per la loro preziosità, vuoi soprattutto per lo stupore che suscitano le straordinarie opere d’arte (sarebbe infatti riduttivo parlare di illustrazioni) che ne decorano le pagine. Splendide nei loro colori, delicate nel tratto, cosi articolate nel segno e nella forma. Il tesoro della Cattedrale di San Giustino, a Chieti, conserva due tra i più spettacolari esempi di questa delicatissima arte.

Si tratta di due codici miniati risalenti al XIV secolo e commissionati da due importanti famiglie nobiliari come dono per la chiesa: i Borgia e gli Orsini. Attualmente i due capolavori sono conservati nelle stanze della Curia di Chieti ed è purtroppo assai difficile goderne la vista.

Il primo dei due codici è un Messale Plenum, composto da 378 fogli e suddiviso in tre sezioni, il Proprium de tempore, il Proprium Sanctorum e il Commune Sanctorum et Missae votivae. La scrittura è una gotica italiana disposta su due colonne. Su vari fogli si trova raffigurato lo stemma della famiglia Orsini che, nel 1300, lo commissionò per donarlo alla chiesa di San Francesco a Guardiagrele (CH). Giunse poi a Chieti, nel XVIII sec., dopo l’occupazione francese. Il legame con la realtà francescana è testimoniato dalla miniatura della traslazione di San Francesco e da quella di due frati francescani. Il messale è decorato da 24 iniziali miniate su foglia d’oro che illustrano le principali feste liturgiche; in quelle solenni la decorazione, oltre al capolettera miniato, occupa anche i margini del foglio e lo spazio tra le due colonne di testo. L’illustrazione del codice è opera di due miniatori. Uno di essi, tardo-gotico, è ritenuto il maestro ed è autore della maggior parte delle miniature. Si rivela un artista assai esperto, eccellente nella fattura soprattutto quando illustra scene animate da una moltitudine di piccole figure delle quali cura con meticolosità i particolari più minuti.

Esempio splendido è la Natività, come anche la Resurrezione, l’Annunciazione e la Presentazione al Tempio. Nel suo stile la pagina rappresenta un unica struttura composta dalla fusione di scrittura e di un ornamentazione costituita dall’iniziale miniata affiancata a una o due colonne di scrittura, realizzando così un intreccio di fregi vegetali, stemmi, uccelli e figure. La sua produzione evidenzia una cultura alquanto lontana dai canoni abruzzesi, con un forte influsso senese sul quale si inseriscono contaminazioni fiorentino-iberiche. L’altro miniatore mostra minor maestria, non ha il tocco leggero del maestro e crea visi piatti o figure prive di pathos, come nel caso della miniatura di Cristo benedicente e re Davide salmista.
Anche il secondo codice è un Messale Plenum, composto da 221 fogli, noto come Messale Borgia, perchè il committente fu Giovanni Borgia, nipote di Alessandro VI e cardinale (1492/1503). Egli è infatti ritratto in una miniatura mentre assiste alla messa. Il codice fu donato alla città di Chieti dall’arcivescovo Guido Medici (1528-1537), ritenuto in un primo tempo il committente, e venne realizzato sotto il pontificato di Alessandro VI (1492-1503), tra il 31 agosto 1492 ed il marzo/aprile 1494, in un particolare momento storico che vide Santa Sede opposta al re Ferrante d’Aragona di Napoli e impegnata in una esplicita politica filofrancese.
Alcune pagine del messale costituiscono vere e proprie opere d’arte, come il foglio miniato a piena pagina della Crocifissione, aggiunto però successivamente, e la scena di Giovanni Borgia che assiste alla messa.

All’interno vi sono inoltre 22 iniziali miniate dagli splendidi colori che spaziano tra l’azzurro, il verde, il rosso e l’oro. La scrittura, disposta su due colonne, è una gotica italiana realizzata con inchiostro nero e rubriche rosse. La decorazione, stando ad un attenta analisi stilistica, fu opera di almeno tre artisti; vi fu poi impegnato anche un quarto miniatore autore della Crocifissione. Tutti e tre gli artisti, seppur con sfumature diverse, esprimono lo stesso orientamento artistico che ne tradisce il legame con la tradizione umbra di fine ’400, rappresentata a Roma dalla bottega del Pinturicchio. Il primo miniatore è autore della Predicazione di San Giovanni Battista, Dio Padre e il Bambin Gesù e l’Adorazione dei Magi. Il secondo ha realizzato con certezza le varie miniature dove sono raffigurati i Borgia, mentre al terzo maestro si devono la Circoncisione di Gesù e l’Incontro di Cristo con la Veronica. La grande Crocifissione a piena pagina mostra invece caratteristiche fiorentine, che ricordano le opere di Attavante degli Attavanti (1452-1520/25), uno tra i più noti miniatori del Rinascimento.

Il messale è inoltre decorato da una moltitudine di figurazioni riconducibili a tre diverse tipologie, la più bella delle quali è composta da un intreccio di tralci vegetali e floreali con inserimenti di motivi antichizzanti quali stemmi ed epigrafi, putti e maschere, perle e pietre preziose.

Giovanni Lattanzi