Ci sono persone che cercano di cancellare con forti colpi di spugna il loro passato e persone disposte a viaggiare per mezzo mondo pur di rintracciare qualche orma lasciata dagli avi. Pensando a questa seconda categoria, in Abruzzo e in particolare a Giulianova (Te) un appassionato di storia si è trasformato in un vero e proprio “motore di ricerca” e ha proposto un servizio del tutto singolare: rintracciare, dietro richiesta, i nominativi dei giuliesi emigrati in America tra il 1900 e i primi anni ‘20.
Francesco Mosca è legato a Giulianova da almeno 6 generazioni di pescatori e commercianti. Appassionato di storia, sul sito www.ellisisland.org ha “scoperto” l’elenco digitalizzato degli emigranti che sbarcavano in America all’inizio del ‘900. «Ellis Island – spiega – era un punto di passaggio obbligato per raggiungere il porto di New York. Le navi dovevano fare tappa su questa isoletta e i passeggeri dovevano rilasciare una serie di informazioni: dallo stato civile all’età alla professione, dalla provenienza alla destinazione precisa (da chi sarebbero stati ospitati, dove, per quanto tempo, per quale finalità). Su questi registri veniva indicato anche quali parenti lasciassero nel Paese d’origine e chi gli avesse pagato il viaggio: dato, quest’ultimo, che da una prevalenza di “self”, se stesso, o “husband”, marito, dopo la I guerra mondiale si trasformò in “Italian Government” nel caso di ex soldati» Una vera e propria miniera di storie, molte delle quali particolarmente toccanti, che raccontano di anni estremamente poveri e senza chiare prospettive per il futuro: è il caso di una giovanissima coppia di sposi che parte per l’America appena dopo 15 giorni la celebrazione del loro matrimonio («Non certo in viaggio di nozze», commenta Mosca) o di chi in Italia lasciava “no one”: nessuno. «Una volta che si è entrati nel meccanismo di lettura – continua – i registri diventano assolutamente trasparenti, e si diventa un po’ spettatori indiscreti di vicende umane emozionanti. Ad esempio si finisce per assistere impotenti alla storia di un padre di famiglia che va nel nuovo mondo in cerca di fortuna e dopo 34 anni torna in Italia per portare via con sé la moglie e i figli. O alla tragedia familiare di quella giovane madre giuliese di 19 anni fermata al porto di Napoli per un problema sanitario che riguardava la figlioletta di 8 mesi: le due sono state depennate dalla lista dei passeggeri in imbarco e il marito, partito ugualmente, non ha fatto più ritorno se non moltissimi anni dopo, per essere sepolto nel suo paese natale da quella stessa figlia che era rimasta sul molo.»
Una volta arrivato a spulciare e a penetrare i segreti del database di Ellis Island, Francesco Mosca ha deciso di mettere a disposizione questa sua scoperta a chi ne fosse interessato: «Tra il 1900 e il 1924, anno in cui è stato istituito il blocco di nuovi sbarchi a causa dell’eccessivo flusso di migrazione, sono state tra le 2200 e le 2500 le persone che per cercare di farsi una vita in America hanno lasciato Giulianova, allora una comunità in crescita dai 7mila ai 9mila abitanti. Questi spostamenti erano dettati da uno stato talmente profondo e diffuso di miseria in cui versava l’Italia fin dai primi anni della sua conquistata unità (1860), accentuato poi dalla Prima Guerra Mondiale, da spingere le persone ad affrontare numerosi pericoli attraversando gli Appennini (primi fra tutti, gli appostamenti dei briganti) e a sorbirsi una media di 14 giorni di traversata sull’oceano. I viaggi sono tutti documentati sui registri, ma con questa particolarità: i nomi dei passeggeri sono non solo vergati a mano (fino al 1919) ma spesso e volentieri anche trascritti male, e solo chi sa cosa sta cercando può riconoscere i cognomi giusti.» Un lavoro certosino di lettura, rilettura e correzione reso possibile solo dalla dimestichezza con il territorio: centinaia di fogli trasformati in jpg, che adesso sono conservati nell’archivio personale di Mosca. Come vi si può accedere? Contattando l’appassionato tramite il sito www.giulianovaweb.it, nella rubrica “Il nonno d’America”. Il sito, gestito dai giuliesi Alex e Umberto Raimondi, è nato alla fine del 2005 e attualmente riceve una media di 25mila contatti al mese; la sua popolarità è dovuta alla ricchezza e alla completezza di materiale storico, sia implicito sia esplicito, e di materiale turistico e informativo. Centinaia i click sulla rubrica “Il nonno d’America”. «E’ assolutamente interessante constatare quanto sia vivo l’interesse delle persone verso il proprio passato – racconta Francesco Mosca – Il richiamo delle radici è molto forte ed è stata un’emozione venire contattato anche dalla Francia e dall’America. Sono state decine le richieste di rintracciare un nome o un cognome, e per essere un argomento così di nicchia e così lontano nel tempo è un dato estrememante rilevante.» Un interesse purtroppo talmente contaminato, però, dai ricordi che si finisce per incappare in sviste comuni, trasformando Francesco Mosca in un vero e proprio Sherlock Holmes del passato: «Capita spesso, ad esempio, che nella ricerca delle nonne mi vengano dati in realtà i cognomi dei nonni, quindi dei mariti: si tratta allora di spulciare nomi e cognomi e di cercare l’emigrante persino tra assonanze e somiglianze. A volte basta una lettera sbagliata per distrarsi. Un lavoro che poi mi riempie di soddisfazione, perché il riscontro nei ricordi e nei dati dei nipoti è sempre positivo». Della rubrica “Il nonno d’America” si è parlato anche sul numero 2007 della rivista dedicata alla “Madonna dello Splendore”.