Se quello di Campo Imperatore è lo scenario più emozionante e suggestivo dell’Abruzzo montano, per via della purezza del paesaggio e di quel romantico senso di solitudine che lo caratterizza, c’è però un altro altopiano che, seppur attraversato ormai da una grande via di comunicazione asfaltata e trafficata, sprigiona un magnetismo ed un’ attrazione ancestrale alla quale è difficile resistere: il Piano delle Cinque Miglia.
Forse parte del suo fascino gli deriva dalla sinistra fama di luogo inospitale e pericoloso per il viaggiatore. La particolare conformazione del terreno, la collocazione geografica, la quota, che si aggira sui 1200 metri, e l’assenza totale di rifugi naturali, in inverno lo rende esposto a terribili ed improvvise tempeste che in antico non davano scampo: le antiche cronache che lo citano assomigliano infatti ad un bollettino di guerra.
Nel 1528 una tormenta di neve sterminò trecento fanti della Lega Veneta, l’anno successivo sorte analoga colpì ben cinquecento soldati tedeschi al comando del principe d’Orange. Quegli eventi ebbero tale eco che l’imperatore Carlo V decise la costruzione di cinque rifugi fortificati da collocare lungo i nove chilometri della strada che attraversava l’altopiano. Come raccontano le antiche cronache egli volle i torrioni “con entro legna, focaie, focile, esca, zolfanelli, onde fuoco appiccare e sostentar la vita” e i costi di gestione furono finanziati con una apposita tassa che si pagava presso l’osteria dei Cantelmo a Pettorano sul Gizio.
Oggi la situazione è ben diversa; la moderna strada asfaltata che collega Sulmona e Roccaraso, pur seguendo il percorso dell’antica via longobarda tra i ducati di Spoleto e Benevento, è scorrevole e ben curata, con spazzaneve e mezzi spargisale sempre pronti ad operare durante l’inverno. Il curioso nome di questo luogo nasce dal fatto che la piana si allunga da nord-ovest a sud-est per una lunghezza di nove km, corrispondenti a cinque antiche miglia. Nella parte più stretta misura poco più di mezzo km, ma si allarga poi fino ad un’ampiezza di quasi 1500 metri nel tratto più aperto.
Verso sud il valico della Madonna della Portella, oggi sostituito da una comoda galleria, congiungeva il Piano delle Cinque Miglia con quello, più piccolo, che separa Rivisondoli da Roccaraso. Un fenomeno curioso che caratterizza il pianoro si verifica a primavera durante il disgelo, quando in superficie si formano tanti piccoli laghetti, dovuti al fatto che il terreno sottostante è ancora gelato e non assorbe l’acqua.
Nonostante la durezza degli inverni, l’uomo ha sempre frequentato questo territorio come dimostrano le scoperte archeologiche a Casale San Nicola, con reperti del II secolo d.C. e tracce di un villaggio medievale. Qui passava inoltre il tratturo che collega Celano con Foggia, lungo il cui percorso nel Trecento fu costruita la chiesa della Madonna del Carmine, detta anche del Casale, che veglia sulla fascia settentrionale dell’altopiano.
Le Cinque Miglia sono un’ emozione da visitare in ogni periodo dell’anno, anche se la primavera offre il massimo per quanto riguarda la flora e l’estate per gli avvistamenti di animali. La visita è facile, poiché basta percorrere in auto la strada e fermarsi nelle piazzole per poter scendere nei campi ed allontanarsi quanto si vuole. In inverno la piana offre ottimi percorsi con gli sci da fondo. Al km 129,400, all’altezza di una curva, inizia la stradina bianca che porta alla chiesa medievale della Madonna del Carmine, che si trova nel territorio del comune di Roccapia, e alla vicina sorgente delle Tre Fontane.
Accanto alla chiesa c’è un’area attrezzata per picnic, mentre la piana offre varie sterrate e sentieri da percorrere a piedi, in mountain bike o a cavallo; l’escursione più bella è però quella verso la Montagna Spaccata. Questa visita è consigliata nel periodo da maggio a fine ottobre, anche se la strada di fondovalle viene aperta al traffico delle auto solo in estate. In inverno offre una possibilità di visita molto suggestiva con gli sci da fondo o le racchette da neve. Il percorso parte nei pressi della chiesa, dove si stacca una diramazione della sterrata di circa due km che giunge fino all’ingresso della valle dove si trova la sbarra, aperta però solo durante il periodo estivo. Il percorso prosegue addentrandosi in un bel bosco di faggio nella forra della Montagna Spaccata; all’uscita si apre un ampio vallone ricoperto da prati.
Il sentiero sale poi a sinistra fino agli abeti, raggiungendo un’area picnic e gli edifici dell’Imposto, che distano circa due km dalla sbarra. Nei pressi si trovano una grotta, nella quale sgorga una sorgente, una statua della Madonna e un altare. In totale dalla sbarra occorre poco più di mezz’ora di piacevole cammino. Se nella Montagna Spaccata domina il faggio, qua e là nel bosco si trovano anche tigli, aceri e carpini, mentre ai margini della foresta crescono il maggiociondolo e il lampone. Questo territorio è da tempo protetto poiché si trova all’interno della Foresta Demaniale Chiarano-Sparvera, di proprietà della Regione Abruzzo ma affidato all’ex-Azienda di Stato per le Foreste Demaniali.
Si capisce quindi come tra queste montagne vivano indisturbate ormai da tempo molte specie animali. Tra l’altro la vicinanza con la Riserva Naturale del Monte Genzana e con il Parco Nazionale d’Abruzzo rende quest’area un corridoio sicuro per lo spostamento degli animali, tra i quali anche orsi e lupi; essi sono difficili da avvistare ma se ne trovano spesso le tracce. Più facile incontrare i cervi, gli scoiattoli e le volpi. Dall’Imposto, volendo proseguire si possono percorre altri itinerari, assai più impegnativi, che portano alla Serra Sparvera, al Lago Pantaniello e al Monte Greco.
La giornata può proseguire scendendo a Roccapia, un bel borgo che si trova poco prima dell’imbocco della galleria che da Sulmona porta al piano delle Cinque Miglia, lungo l’antica strada Napoleonica. Il centro storico è molto suggestivo, con un’ampia strada lastricata in pietra che lo attraversa. Scendendo ancora verso valle si raggiunge Pettorano sul Gizio, celebre per il suo bel castello, le numerose fontane e la Riserva Naturale del Monte Genzana con alcuni antichi mulini. Dal Piano si può anche andare in direzione opposta, arrivando a Rivisondoli, celebre per le mozzarelle, a Pescocostanzo, uno dei borghi più belli d’Abruzzo e a Roccaraso, celebre stazione sciistica.
Giovanni Lattanzi

