A L’Aquila e nel circondario sono iniziati gli espropri di vaste aree di terreno dove, secondo quanto comunicato alla stampa, verranno costruite migliaia di case prefabbricate. Se non fossimo in Italia si potrebbe pensare che si tratta dell’unica possibile soluzione per dare un tetto rapidamente a chi ha perso casa, ma siamo in Italia e mi ritengo autorizzato a pensare altro. Ma siccome sono un giornalista, e non un politico o un opinionista, non esprimo mie personali teorie bensì avanzo delle riflessioni oggettive; ognuno trarrà poi le sue conclusioni.
1) L’emergenza giustifica ogni cosa. Appunto. Tutto quello che accade a L’Aquila è oggi nelle mani di un commissario, che dipende direttamente dal governo, e questo viene giustifcato dall’emergenza. Tutto è stato commissariato, incluse le più elementari funzioni sociali, persino i beni culturali, dove c’è invece una validissima Soprintendente Regionale in grado di fare tutto quello che deve fare. E su tutti e tutto veglia un’apparato militare mai visto neppure durante la guerra. Gli amministratori locali sono ridotti a spettatori, i cittadini a questuanti che devono fare domanda anche per avere un rotolo di carta igienica. Io, come giornalista, sto perdendo tempo da una settimana nel tentativo, vano, di fare una domanda per avere accesso ad alcuni edifici monumentali danneggiati al fine di fotografarli e raccontarli al pubblico. Una settimana di telefonate e fax inutili, rimbalzato tra mille voci anonime. Ma questo è altro affare. Dicevo, l’emergenza giustifica tutto, anche l’espoprio immediato di centinaia di ettari di terreno. La scelta dei luoghi da prendere, i tempi per farlo, le modalità con cui farlo, tutto diventa straordinario per via dell’emergenza. In teoria tutto si può fare.
2) I terreni espropriati sono per la maggioranza agricoli, in affitto o di proprietà di gente del luogo, che su si essi, magari, basa anche una sussistenza agricola. Quanto riceveranno come indennizzo? Boh. Dove coltiveranno? Boh. Chi li ripagherà della perdita emotiva di dover abbandonare la terre dei genitori e dei nonni. Boh. Davanti all’emergenza e al commissario non conta nulla. L’emergenza giustifica tutto. Qualsiasi obiezione viene bollata come insensibilità al dramma dei terremotati.
3) Quelle centinaia di ettari espropriati rappresentano il verde del paesaggio che circonda L’Aquila e le sue frazioni. Tra qualche mese ci saranno solo casette. Ma bisogna dare un tetto agli sfollati e questo tappa la bocca a qualsiasi discussione. Tutte le valutazioni di impatto ambientale, le considerazioni urbanistiche, le analisi tecniche che si fanno di regola, che durano anni e che sono imposte a tutti gli altri, qui non valgono?
4) Quando l’emergenza sarà finita e tutti saranno tornati nelle loro case, agibili, recuperate o ricostruite che siano, cosa ne sarà di quelle centinaia di ettari ex-agricoli e ormai coperti di edilizia temporanea? Una volta espropriati non torneranno certo ai loro proprietari. E quindi cosa se ne farà? Di certo c’è che a quel punto saranno diventati edificabili…guarda caso. Un miracolo. Terreni che non lo sarebbero mai divenuti se rimasti in mano a privati, lo divengono d’incanto per grazia ricevuta dall’emergenza. E di chi saranno una volta non più necessari? Non verranno mica venduti a qualche grande immobiliare…? Con la scusa delle privatizzazioni in Italia sono state fatte le peggiori speculazioni pensabili. Faremo il bis a L’Aquila?
5) Agli Aquilani, una volta riavuta casa, interesserà davvero quel che accade intorno? O torneranno tutti italiani come sempre, a pensare all’orto di casa e basta?

