Probabilmente sarà capitato di averla notata percorrendo l’autostrada A25 in direzione Roma, poco prima di addentrarsi nelle gole di Popoli, sulla destra in alto, proprio sul limite del crinale della montagna. Una torre cilindrica che si confonde con la vegetazione e con le rocce, ma che segna un luogo naturale interessante e poco noto: Forca di Penne.
Il Monte Picca è la vetta più meridionale della catena del Gran Sasso e si affaccia sulle strette gole di Popoli. Il suo comprensorio è una zona molto interessante dal punto di vista paesaggistico e naturalistico ma, nonostante la vicinanza con Pescara e l’Aquila, ancora poco nota. Il monte è alto poco più di 1400 metri e si offre come eccellente belvedere per godere un ampio panorama sulla Majella, sul Morrone e sulla sottostante valle del Pescara.
Punto di riferimento di questo angolo d’Abruzzo è il valico di Forca di Penne, caratterizzato appunto dal quella tozza torre di origine medievale che si vede a grande distanza, e quindi anche dall’autostrada. In questo passo di montagna transitavano nel passato i pastori con le loro greggi durante le migrazioni stagionali della transumanza, lungo il tratturo L’Aquila-Foggia del quale qui correva uno dei percorsi. Nei pressi della torre si trova il sentiero che conduce alla vetta del monte Picca. Curiosamente anche per molte specie di volatili il valico è un comodo punto di passaggio ed quindi facile osservarne numerose specie, ovviamente nei periodi giusti.
Per questa regione nel 1992 l’area di Forca di Penne venne tutelata dall’istituzione di un’oasi del WWF che proteggeva una superficie di quasi 350, assorbita poi di recente dal Parco Nazionale Gran Sasso – Monti della Laga. Dal 1990 è operativo un Centro Ornitologico con relativa stazione di inanellamento degli uccelli. Questa pratica scientifica prevede la cattura indolore dei migratori, l’applicazione alla zampetta di un anello di riconoscimento e la loro immediata liberazione.
Il successivo rilevamento del passaggio di un animale inanellato in un altro luogo del mondo, magari a distanza di anni, permette agli scienziati di seguire gli spostamenti dei grandi stormi durante le migrazioni, acquisendo così dati molto importanti anche per la tutela della natura.
A Forca di Penne si può arrivare in auto con diversi percorsi ma il più comodo è quello che, uscendo al casello di Torre de’Passeri della A25, sale attraversando Castiglione a Casauria e Pescosansonesco. Si tratta di un curioso paese diviso in due, il centro abitato moderno e il borgo antico, ormai abbandonato perché il costone roccioso su cui venne costruito frana pian piano. Si prosegue poi verso la montagna, lungo un percorso suggestivo tra pascoli e rocce, fino Corvara. La pendenza aumenta quindi vistosamente e la strada costeggia boschi di faggio fino a sbucare nella piccola piana di Forca di Penne, a oltre 900 metri di quota. Qui convergono anche le strade che vanno a Brittoli e Civitaquana, sul versante pescarese, e Ofena e Capestrano, sul versante aquilano.
Dopo una sosta per ammirare da vicino la torre medievale, l’ampio panorama che spazia sulla Majella, si può decidere se dedicarsi al birdwatching o a un escursione verso il Monte Picca. Considerando che Forca di Penne è uno dei luoghi più interessanti d’Abruzzo per gli ornitologi, vale la pena di segnalare che qui vivono stabilmente esemplari delle più belle specie di rapaci della regione come l’aquila, il falco pellegrino, il gheppio, lo sparviero e la poiana. Non sono affatto rari l’allocco, il barbagianni, il codirosso e il picchio verde. Per quanto riguarda gli uccelli migratori, un buon periodo è quello che va da novembre ad aprile, quando sorvolano il valico cardellini, fringuelli, e verdoni, soprattutto prima del tramonto.
A primavera invece si possono osservare le migrazioni di albanelle, poiane e del falco pecchiaiolo. Optando invece per una bella passeggiata bisogna individuare la strada sterrata che si inerpica tra i pascoli fino a raggiungere un bel laghetto artificiale. Da qui inizia il sentiero che sale attraversando la faggeta che si vede sul pendio e una successiva piccola pianura verde. Si prosegue poi lungo il crinale, camminando al margine del bosco, fino ad arrivare su un cocuzzolo detto della Ripuccia dal quale già si scorge la vetta. L’ultimo sforzo richiede un altro tratto di percorso che porta prima a scendere fino a una larga sella e poi a risalire lungo un pendio, abbastanza ripido ma fortunatamente breve, arrivando cosi alla meta, a oltre 1400 metri. In totale un discreto escursionista impiega un paio d’ore per salire e un’ora e mezza, magari anche meno, per scendere seguendo lo stesso percorso dell’andata.
Per proseguire la visita c’è solo l’imbarazzo della scelta e molto dipende se si decide di scendere seguendo la strada di arrivo oppure optare per il versante aquilano. Tornando infatti verso Pescara ci si può fermare a Corvara, con un piccolo e suggestivo centro storico arroccato dalle ripide stradine in pietra, oppure a Pescosansonesco, con il Santuario del Beato Nunzio Sulprizio, il suggestivo borgo abbandonato, la medievale fontana detta Fonte Romana e alcune chiese. Infine si può decidere una sosta a Pietranico, arroccato su un alto colle con una vista panoramica sulla catena del Gran Sasso, per vedere i resti del castello, la chiesa parrocchiale ma soprattutto uno dei capolavori del barocco abruzzese rappresentato dall’Oratorio di Santa Maria della Croce, a pochi Km dal centro abitato.
Giovanni Lattanzi