Eolo Costi: il ricordo di un grande amico dell’Abruzzo

Il 6 ottobre 2007 dopo una passeggiata insieme al suo amico pittore Gianfranco Pirrone, il critico d’arte e pittore romano Eolo Costi moriva prematuramente lasciando veramente costernati i suoi e il mondo della cultura italiana. Allo scrivente dopo i solenni funerali religiosi toccò il compito, pesantissimo, di tenere l’orazione funebre nella Basilica San Giovanni Bosco della Capitale. Due suoi amori posi all’attenzione dei presenti per degnamente ricordarlo: quello per l’arte intesa come nutrimento dello spirito e quindi rispettosa dei valori estetici e formali e quello ancor più nobile per i giovani artisti che sempre aiutò con grande generosità e disinteresse.

Opera grafica di Eolo Costi

Opera grafica di Eolo Costi

Mai Eolo espresse un diniego a chi chiedeva consigli sul proprio lavoro o desiderava avere una recensione della sua mostra sul quotidiano “L’Umanità” di cui era il critico ufficiale; e di questa disponibilità si sono giovati numerosi artisti anche della nostra regione che molto egli amava a cominciare dalla Marsica, territorio assai fertile di iniziative come i Premi Avezzano e Valle Roveto, nonché la Triennale d’Arte Sacra, tutte rassegne insieme al glorioso Premio Sulmona sulle quali Costi ha scritto pagine memorabili che tra l’altro lo hanno portato a vincere un I Premio per il giornalismo nella città di Ovidio.

Io stesso, insieme a tanti pittori abruzzesi e molisani come Fornarola, Pallozzi, Picini, Carma, Battista, Ercole, Ettore Le Donne, Marini, Memmo, gli scomparsi Bellei, Dante Simone, Pasquale Di Fabio, sono stato gratificato della sua amicizia e del suo aiuto allorché volle caldeggiare la mia nomina a Commissario della XII Quadriennale di Roma, circostanza che fu per me occasione di insegnamento, visto che mi fece scoprire manovre non troppo esemplari per quanto concerne la gestione di istituzioni culturali, tant’è che Eolo scrisse sull’Umanità una serie di articoli per denunciare il malcostume imperante che a dir poco lasciava allibito me, giovane critico di provincia. E compresi anche il metodo “baronale” con cui i miei colleghi critici metropolitani con supponenza proponevano le rispettive liste di artisti da invitare alla rassegna. Ma tornando ad Eolo Costi, che era un puro e rifiutava in modo categorico simili modi operativi e quindi non poteva accettare ad esempio l’ingerenza nelle commissioni inviti del circuito mercantile, alias delle gallerie o delle riviste di settore, in quel frangente compresi il suo forte carattere e la sua dirittura morale mostrata in qualità di membro del Consiglio di Amministrazione della Quadriennale.

Quell’esperienza mi fu di grande insegnamento per comprendere il mondo dell’arte anche e soprattutto ai massimi livelli: non avrei saputo comprendere ad esempio il perché della decadenza della Biennale di Venezia e della stessa Quadriennale, né come sia possibile la sfacciata notorietà persino internazionale di certi artisti il cui valore effettivo è prossimo al nulla, mentre straordinari personaggi sono rimasti e tuttora rimangono pressoché sconosciuti. Costi, ricordo, faceva spesso questo ragionamento sui valori portando alcuni nomi illustri rimasti nell’ombra che mi sono rimasti impressi, come ad esempio Luigi Spazzapan o Gino Rossi o ancora Carlo Corsi che pochi effettivamente conoscono ed apprezzano, ma che sono pittori straordinari. Nel tempo, studiando la ricerca artistica abruzzese, ho potuto registrare quasi in fotocopia la stessa situazione. Vorrei chiedere prima di tutto a me stesso come mai trovano spazio tanti imbrattatele anche sui libri di storia dell’arte del territorio, mentre è quasi ignorato, per citare un nome che ritengo meritevole di maggiore attenzione, un Fulvio Viola il cui ostracismo anche dall’insegnamento del Liceo Artistico pescarese grida davvero vendetta in chiave culturale?

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Eolo Costi e Chiara Strozzieri

Ma queste considerazioni ci allontanano troppo dalla finalità dello scritto, che è quello di rendere noto come ad ormai due anni dalla scomparsa di Eolo Costi, gli eredi con in prima fila la dolcissima signora Costi, il fratello on. Robinio ed il cugino Sergio, abbiano programmato una degna commemorazione con il patrocinio del Comune di Roma, della Provincia di Roma, della Presidenza del Consiglio Regionale del Lazio e della Comunità Montana dell’Aniene. La commemorazione, organizzata tramite l’Associazione Culturale Anna Achmatova dell’Aquila presieduta dalla poetessa Antonella De Paolis, essendo stato egli insigne pittore e storico/critico d’arte, terrà presente queste due specificità, pertanto verrà allestita in una grande mostra antologica sulla sua ricerca pittorica e grafica documentata da un esaustivo volume monografico nel quale, oltre la riproduzione a colori delle opere esposte e testi critici del curatore (lo scrivente), saranno inseriti scritti del maestro, ivi compreso l’intero saggio dal titolo “Arte-non arte”, ritenuto punto fermo della critica iconica del nostro paese .A mio avviso la mostra riserverà sorprese impensabili al pubblico e agli storici in particolare, soprattutto per quanto concerne il lavoro grafico: vuoi per la vastissima produzione di opere a china su carta, vuoi per la padronanza tecnica con la quale i suoi disegni prendono corpo, disegni studiati in modo ineccepibile che catturano le linee primarie volgendole alla riproduzione del soggetto, per lo più paesaggi, figure umane ed animali.

La sua mano duttile talora lo induce ad essere straripante sul piano compositivo a tal punto da avere reminiscenze futuriste, quelle che poi si avvertono nell’ultima sua produzione pittorica incentrata sui caseggiati metropolitani ove non è blasfemo parlare di percorsi architettonici alla Sant’Elia. La stessa Commissione scientifica nominata per selezionare il materiale iconografico della quale fanno parte tra gli altri Nando Taccone, storico di Avezzano e tra i fondatori della Triennale d’Arte Sacra di Celano, Genny Bigagli, insigne studiosa dell’opera del padre Raffaele Costi, Marco Sparvoli, Chiara Strozzieri, è rimasta impressionata dalla mole di lavori grafici prodotti da Eolo Costi per cui è risultato assai arduo il lavoro di selezione delle opere da esporre e riprodurre sul volume documentario. Luogo espositivo sarà il Museo centro studi sulla pittura di paesaggio europea del Lazio (Villa De Pisa) ad Olevano Romano, un suggestivo centro turistico in provincia di Roma. L’inaugurazione della mostra, in occasione della quale sarà presentata la voluminosa monografia sull’autore, è prevista per il 13 settembre e la medesima si protrarrà fino al 6 ottobre 2009. Per i nostri lettori è utile ricordare che il territorio di Olevano Romano è strettamente legato agli artisti tedeschi e danesi dell’800 come Franz Kobell, Ernst Meyer, i coniugi Murphy, William Zoega. Di essi si hanno numerose opere conservate proprio a Villa De Pisa che nel 2008 ospitò la mostra “Artisti danesi in Olevano negli ultimi 50 anni”. A chiudere questo servizio sulla programmazione della doverosa commemorazione di un personaggio che molto ha dato alla cultura italiana, è doveroso proporre una breve sua scheda biografica.

Eolo Costi, nato a Roma nel 1938, fu, come detto, pittore e storico dell’arte. Si è formato artisticamente nello studio del padre Raffaele, uno dei massimi esponenti della pittura espressionistica iconica nel dopoguerra in Italia a cui per la verità la critica italiana ancora deve molto. Basti pensare che il suo nome non compare nemmeno sulle due più significative enciclopedie dell’arte contemporanea, quella dell’Electa e quella della Bora di Bologna per generazioni. Quanto l’ambiente familiare fosse stimolante per la creatività artistica lo dimostra anche il fatto che suo fratello Silvano Costi, divenuto poi Sottosegretario alla Marina Mercantile, fu anche lui validissimo pittore, com’è dimostrato dall’antologica che qualche anno fa gli è stata dedicata all’Istituto Piaget della capitale. Eolo, dal canto suo, sempre ancorato ad una visione umanistica dell’arte, ha tenuto numerose personali in Italia e all’estero presentato in catalogo da insigni critici del valore di Giuseppe Gatt, Renato Civello, Elio Mercuri, Amadore Porcella, Barbara Tosi, Carlo Fabrizio Carli, Luigi Tallarico, Leo Strozzieri nonché dai colleghi Ennio Calabria e Remo Brindisi. Ha esposto altresì in numerose rassegne di prestigio tra cui diverse edizioni della Quadriennale di Roma, del cui Consiglio di Amministrazione è stato anche membro per diversi anni. Lo troviamo presente anche ai Premi Sulmona, Salvi, Valle Roveto, Triennale d’Arte Sacra di Celano. In qualità di critico e storico dell’arte ha pubblicato saggi storici su autori quali Carrà, Carena, Rodin, Salvi, Matisse e suo padre Raffaele Costi.

Ha vinto importanti concorsi nazionali: tra questi vanno citati quello per gli ospedali di Carpi e Trento, nonché quello per la sede INPS di Milano. Sue opere si trovano in importanti pinacoteche, come la Pinacoteca francescana di Falconara Marittima e la Pinacoteca Gizzi di Guglionesi (CB), quella di Treia (MC). Ha anche vinto il Premio Sulmona per la critica d’arte. È stato per diversi anni il critico ufficiale del quotidiano L’Umanità sostenendo memorabili battaglie contro una ricerca artistica fatta di sterili sperimentalismi linguistici ostili alla nostra tradizione culturale. In qualità di storico ha tra l’altro provveduto alla catalogazione della Pinacoteca di Civitella Roveto.