A proposito di Montanelli e del giornalismo

Il nostro collaboratore Romano Levante ci offre un suo sogno di primavera, tra le parole del grande Indro e addetti stampa che di stampa sanno poco.

Guardavo la televisione nella notte tra il 3 e il 4 maggio, e sono stato colpito dall’annuncio dello “Speciale TG 1” dal titolo “Lo farei anche gratis”. Era ispirato a una risposta di Montanelli alla domanda su cos’era per lui il giornalismo. Ho visto il filmato con la sua risposta, che mi sono affrettato ad annotare cercando a fatica una matita e una busta sul cui retro l’ho scritta. L’ho assaporata con emozione, eccola trascritta testualmente dalla sua voce: «Credo che lo farei anche gratis, non saprei come mangiare ma, sì, lo farei anche gratis. E’ la mia passione, il mio amore, la mia dannazione, la mia fatica, il mio passatempo, è tutto! Il giornalismo è: vai a vedere senza pregiudizi e racconta quello che hai visto».

Ebbene, credo di sentire il giornalismo esattamente come lui lo ha definito. Anzi, non solo “lo farei anche gratis”, ma “lo faccio gratis”, rimettendoci del mio in viaggi, cataloghi e altro. Sposo parola per parola quanto ha detto, non è “dannazione e fatica” restare alzati a scrivere i pezzi anche fino alle tre del mattino? Ma non è anche “passione e amore”? Finanche “passatempo, tutto”?

Questa emozione ha mosso in me, in questa primavera, un “sogno d’estate” carducciano, anche se “chinommisi il capo tra ‘l sonno” non “fra le battaglie, Omero” né “in riva di Scamandro”, ma sulla poltrona da dove avevo visto e ascoltato la lezione di Montanelli; e “il cor” non “mi fuggì su ‘l Tirreno”, bensì in un austero palazzo romano dove c’era una conferenza stampa. Una addetta mi si è avvicinata per controllare il tesserino, un’altra volta lo aveva fatto e mi conosceva; nel sogno le ho chiesto se aveva letto gli articoli su Abruzzocultura e alla sua risposta negativa mi sono rifiutato di esibire la tessera e ho rinunciato alla conferenza stampa. Ne ero proprio contrariato.

A questo punto ho visto il grande Montanelli, mi sono avvicinato a lui e gli ho raccontato il fatto chiedendogli cosa ne pensasse. Mi ha risposto soppesando le parole con il suo tono sereno e ponderato: «Il danno è per l’addetta stampa che deve rinunciare a un valido giornalista». Poi si è spostato. Allora mi sono accorto di non avergli raccontato gli altri episodi dei cataloghi negati e l’ho cercato di nuovo rivolgendomi ad uno che usciva dalla sala della conferenza per chiedere dove fosse. Mi ha detto che era andato via. Ed io mi sono svegliato deluso, con la viva sensazione di averlo incontrato veramente.

Il mio “sogno di primavera” era proprio terminato. Lo dedico alla Direzione di Abruzzocultura, perché ho sentito che idealmente erano con me il Direttore, il Vicedirettore e tutti i collaboratori. Alla lezione del maestro di giornalismo.

Roma, ore 3 a.m. del 4 maggio 2009

Al risveglio dopo la notte, accendo la radio e sento l’augurio tibetano: “Mille anni per noi, mille anni per voi”. Vi trasmetto anche questo, per voi tutti.

Roma, ore 8 a. m. del 4 maggio 2009