Terremoto: idee in libertà per il futuro del patrimonio artistico aquilano
Scritto da Giovanni Lattanzi il 18 aprile 2009
Sono un giornalista e come tale godo di alcuni privilegi, uno dei quali è la possibilità, come sto per fare in queste righe, di lanciare delle idee in libertà. Sono quelle proposte, magari un po balzane, che nessuno di quelli che ambiscono sempre ad apparire come seri professionisti avrebbe mai il coraggio di fare, e forse neppure di pensare. Io sono fuori dal coro, non ambisco ad apparire serio ma al limite provo ad esserlo, per cui mi posso concedere queste libertà di pensiero. Sono quelle idee strane che al primo colpo vengono bollate come scemenze infantili, ma che vagliate dagli addetti ai lavori, raffinate dai tecnici, purificate dagli operativi, a volte divengono delle buone carrareccie, non ambisco divengano addirittura strade asfaltate, per condurre il nostro patrimonio artistico fuori dal disastro in cui il terremoto (e non solo quello) l’hanno precipitato. Oppure leggete queste righe a venire come una semplice provocazione!
1) Capolavori in adozione
La Soprintendenza censisce i beni mobili (dipinti, oggetti, statue) e gli elementi decorativi degli edifici che necessitano di restauro, stima un costo per l’intervento di recupero e pubblica tutte le schede su un apposito sito internet, in italiano e in inglese. Adotta la memoria d’Abruzzo…o un nome simile. Chi vuole donare una somma per il recupero del nostro patrimonio artistico non deve fare altro che sfogliare online il catalogo, selezionare la fascia di importo finanziario che si sente di affrontare, scegliere l’opera che preferisce e contattare l’apposito ufficio per adottare ufficialmente il tesoro di cui vuole prendersi cura. Durante il restauro verrà informato dei vari passi fatti e alla fine riceverà una cartella che documenta tutto il lavoro, un’attestato per il suo contributo, potrà dedurre interamente dalle tasse l’importo versato, una grande foto da incorniciare dell’opera tornata al suo aspetto originario e accanto all’originale verrà posta una targhetta che eterna il suo nome quale benefattore. Invece di buttare a casaccio soldi in un grande calderone anonimo, dove nessuno dei donatori sa che fine facciano, è meglio permettere a ciascuno di creare un ponte ideale con l’opera che decide di adottare, sentendosi più partecipe e direttamente coinvolto.
2) Mostre dei capolavori salvati
La grande quantità di opere recuperate dalle chiese lesionate e dai musei come quello Nazionale del Castello dell’Aquila verrà stivata in depositi dove sarà costretta a restare per anni. Perchè non renderla visibile in mostre ed esposizioni sia in Abruzzo che in Italia? Nella nostra regione penso a musei come l’ex Aurum di Pescara o il MAS di Giulianova, ma anche la Pinacoteca di Teramo e quella di Avezzano, solo per fare degli esempi. Ma portare questi capolavori in giro per l’Italia potrebbe essere un modo per farli conoscere e raccogliere fondi per il restauro di quelli meno fortunati. Sicuramente i grandi musei italiani e mondiali sarebbero ben lieti di ospitarli, dando il loro contributo a una raccolta di fondi per il recupero. Far diventare le opere salvate ambasciatrici della cultura abruzzese.
3) Turismo del restauro
I grandi monumenti richiederanno lunghi restauri. Una volta che essi saranno stati messi in sicurezza e come tali agibili, si potrebbero organizzare delle visite guidate o addirittura e dei veri e propri tour, a livello nazionale e anche estero, per la conoscenza del patrimonio ferito, in maniera da consentire ai turisti colti di venire in Abruzzo a toccare con mano il danno sofferto dai monumenti e verificare di persona il lavoro di recupero svolto. I grandi tour operator potrebbero senza dubbio partecipare al progetto e questo flusso di turismo, gestito in maniera dignitosa e rispettosa delle popolazioni locali e del loro dramma, porterebbe benefici al territorio in tempi rapidissimi, soprattutto in termini economici. Questo creerebbe inoltre la curiosità e l’attesa di poter rivedere questi luoghi una volta terminati i restauri.
Questo ovviamente non deve essere interpretato come una sorta di turismo morboso e vouyeurista per “vedere il disastro”, cosa che accade altrove con i tour nei luoghi dei delitti di mafia o alle ville dei vip. Lungi dall’aver pensato a un simile scenario. L’idea è quella di consentire al vasto pubblico degli appassionati d’arte o anche dei semplici amanti del bello, di poter seguire dal vivo lo stato dei lavori di recupero. Un conto, credetemi, e sentir dire che Collemaggio è crollata, un conto è vedere le foto o il filmato dei danni, ben altro conto è entrare nella chiesa ferita e sentire l’odore delle polvere, vedendo al luce del sole passare attraverso il tetto caduto. Toccare con mano le ferite per credere…è già successo qualche migliaio di anni fa.
Ordunque: idee in libertà, scemenze infantili o…ci si potrebbe lavorare sopra?
15 commenti
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Caro Direttore,
permettimi di trascrivere il comunicato stampa trasmessomi dal Ministero dei Beni Culturali, tu lo conoscerai ma non credo sia noto a tutti i lettori.
Resca, negli Stati Uniti per “salviamo l’arte in Abruzzo”
Il Consigliere per le politiche museali del Ministero per i beni e le attività culturali, Mario Resca, come già annunciato dal Ministro Bondi, sarà negli Stati Uniti, dal 1 al 5 giugno 2009, per sostenere la campagna “salviamo l’arte in Abruzzo” promossa dal Mibac. Il consigliere Resca inaugurerà la prima tappa, presso la residenza dell’Ambasciata d’Italia a Washington in Villa Firenze, del tour nei più importanti spazi espositivi statunitensi di un’opera custodita presso il Museo Nazionale dell’Aquila prima del devastante sisma. Si tratta del Trittico del Maestro di Beffi del XV sec, che raffigura la Madonna in trono con bambino, la natività, l’annuncio ai pastori, il transito e l’incoronazione. La tavola sarà poi esposta nei più importanti musei americani in mostre finalizzate a raccogliere fondi per il restauro del patrimonio artistico abruzzese. Il Consigliere Mario Resca ringrazia la Direzione Generale per i beni architettonici, storico artistici ed etnoantropologici per l’encomiabile lavoro svolto in tutta la fase istruttoria, condotta con grande professionalità e competenza nonostante i tempi assai ristretti. Le autorizzazioni necessarie all’espatrio temporaneo del “trittico del Maestro Beffi”, le necessarie verifiche tecniche e le modalità di trasporto e sicurezza sono dovute all’impegno del direttore Roberto Cecchi e del suo staff.
Roma, 29 maggio 2009
Ufficio Stampa – MiBAC
tel. 066723.2261 .2262
E’ inconsueto trascrivere integralmente un comunicato stampa in un commento, ma mi è parso doveroso perché si attua quanto proposto dal tuo articolo del 18 aprile scorso al punto 2. “Mostre di capolavori recuperati”.
Scrivevi: “Portare questi capolavori in giro per l’Italia potrebbe essere un modo per farli conoscere e raccogliere fondi per il restauro di quelli meno fortunati. Sicuramente i grandi musei italiani e mondiali sarebbero ben lieti di ospitarli, dando il loro contributo a una raccolta di fondi per il recupero. Far diventare le opere salvate ambasciatrici della cultura abruzzese”. Nel Comunicato si legge: “Un’opera custodita presso il Museo Nazionale dell’Aquila prima del devastante sisma… sarà esposta nei più importanti musei americani in mostre finalizzate a raccogliere fondi per il restauro del patrimonio artistico abruzzese”.
Scrivevi inoltre: “Sono quelle idee strane… che al primo colpo vengono bollate come scemenze infantili, ma che vagliate dagli addetti ai lavori, raffinate dai tecnici, purificate dagli operativi, a volte divengono delle buone…” Il Comunicato parla di “encomiabile lavoro svolto in tutta la fase istruttoria, condotta con grande professionalità e competenza”.
Gli stessi concetti nel tuo articolo e nel Comunicato.
Aveva ragione Manuela, e non solo lei, a giudicare le tue idee “quanto di più lontano da scemenze infantili!”, non erano “idee in libertà” e neppure “un po’ balzane”, tutt’altro. Avevano ragione ad appoggiarle con entusiasmo la stessa Manuela, Roberto, Alessandro, Marco, Leo, Fabrizio, Marcello, Gemma, Maurizio, Romano, Arianna che le definiva addirittura “il nostro grande sogno” di sempre.
A questo punto poco conta se è una coincidenza casuale o se il Ministero si è ispirato alle tue proposte. Mi piace pensare che quella giusta è “la seconda che hai detto”, perché in questo caso non si tratterebbe di un’iniziativa isolata ma potrebbe preannunciarne altre nella stessa direzione. Del resto perché solo un’opera, e solo in quel circuito? Le opere sono tante e il mondo è tanto grande, e l’Italia? E le “opere in adozione”?
E la visibilità guidata della fase di restauro? Il Comunicato parla della sua “Campagna ‘Salviamo l’arte in Abruzzo’”, non basta un’opera, un tour,un’iniziativa.
Ma potrebbe trattarsi anche di una coincidenza casuale, saresti il Darwin del terzo millennio (però lo scienziato prima che l’idea l’avesse anche un altro, non l’aveva pubblicata come hai fatto tu…); in quest’evenienza che credo improbabile (l’ufficio stampa del Ministero non può ignorare una rivista culturale abruzzese così impegnata nel documentare i danni al patrimonio artistico) è urgente che il Ministero ne venga a conoscenza, mi impegno a provvedere al riguardo.
E’ il momento giusto, da domani inizia il tour d’America del Trittico del Maestro di Beffi, speriamo sia l’apripista di tutto il resto. Si realizza la tua proposta e il sogno di Arianna. Non è poco, intanto è un bel modo per tutti noi di festeggiare il 2 giugno.
Romano Maria Levante
…una di quelle idee capaci di smuovere le montagne!
Bravo Giovanni!Sono un architetto e storico dell’arte e debbo dire trovo le tue proposte assai pratiche ed al tempo stesso geniali: mettono insieme il recupero delle opere d’arte mediante “adozione a distanza” con la possibilità di creare ‘occupazione’ per i giovani, l’opportunità di realizzare nel centro Italia un’area modello per ‘risanamento antisismico’ed allo stesso tempo convogliare un flusso di turismo culturale….
C’è solo da augurarsi che queste idee possano coagularsi presto e quanti come me amano ed ammirano l’abbruzzo possano aderire all’azione di rinascita!
x Gemma. Grazie per l’apprezzamento e per la divulgazione. Piu siamo a vegliare sulla ricostruzione e il futuro del patrimonio artistico, meglio è!
Bravo Giovanni ,se permetti divulgherò la tua proposta “capolavori in adozione” su FB. condivido la tua idea . se verrà “adottata “..darà ottimi risultati
Sono una dottoranda di ricerca presso l’ Univ.Roma Tre ma di Pescara con una ricerca sul patrimonio artistico dell’Aquila nel XVI e XVII secolo per cui mi sento realmente colpita al cuore. I tre obbietivi proposti sono un gran sogno da realizzare che io ed altri colleghi e storici dell’arte accarezzavamo da anni ben prima della catastrofe che pare aver reso imporcrastinabile quella che dovrebbere essere la “normalità” di un patrimonio da tutelare e da studiare e che solo ora pare essere riconosciuto.Spero realmente che “i grandi” (io ed altri siamo ancora in categoria “ragazzi” con voce in capitolo pari a zero nonostante gli anni di ricerca sul territorio)si decidano in questo senso: io mi offro fin da ora come “ape operaia”. Se posso fare qualcosa per aiutare a promuovere e studiare i progetti di mostre itineranti e non, basterebbe che qualcuno mi facesse un cenno.io ci sono.Grazie a Giovanni Lattanzi per aver rilanciato un sogno che sembrava sopito tra le mille difficoltà quotidiane. E per favore: che siano progetti che non vengano “colonizzati” da altri esterni. Piegata e dolente si, ma non terra di nessuno.
Sono certo che sono ottime idee su cui occorre impegnarsi con grande forza di volontà.
Quelle che propone il Direttore non sono soltanto iniziative per il finanziamento del restauro e della ricostruzione. Sono componenti ineludibili dell’operazione-trasparenza che comunque dovrà accompagnare i lavori di ripristino, anche per evitare l’”occasionismo” denunciato l’altro ieri da Giannantonio Stella, cioè la deleteria generalizzazione di “tutti terremotati” così diffusa in passato, anzi dovrà riguardare non solo le opere d’arte. Per queste ultime l’inventario dovrà essere preciso e rigoroso, a disposizione di tutti e verificabile nelle forme più efficaci da ciascuno, in Italia e all’estero, e Internet è la sede ideale. E allora viene bene l’”adozione” che richiede non solo pubblicità adeguata ma anche una verifica “in progress” e una documentazione precisa; i migliori controllori saranno coloro che avranno messo i propri soldi nell’opera con l’adozione, e più occhi ci saranno a controllare meglio sarà per tutti. E viene bene anche la visita guidata, dove possibile, anche questo un controllo diretto che eviterebbe i tempi infiniti dei lavori. Le mostre itineranti o stabili delle opere d’arte salvate da tenere in attesa del ripristino degli edifici sono anch’esse un fatto di trasparenza nella cura e nella tenuta delle stesse. Quello che conta è che si tratta di iniziative dinamiche per impedire l’inerzia (o peggio) che spesso segue l’impegno dei primi momenti. Gli italiani, lo dicono tutti, sono bravi nell’emergenza incalzati dalla necessità, meno bravi quando la routine succede alla mobilitazione iniziale. Sono necessarie iniziative anti-routine di questo tipo, dunque, che sostituiscono allo stimolo dell’emergenza quello della verifica pubblica continuativa su riferimenti certi. Peccato che finora, ma siamo agli inizi si dirà, si moltiplicano appelli generici a versare contributi indicando soltanto un numero di conto corrente o di SMS, senza dire nulla sull’utilizzazione delle cifre raccolte e sui controlli. La proposta del Direttore per l’adozione ha la semplicità delle “liste di nozze”, anche piccole offerte possono concorrere a grandi interventi ad essi finalizzate, basta avere la lista e indicare il dono prescelto con la relativa quota di partecipazione. In fondo, la scelta dell’opera da restaurare è frutto di partecipazione sincera, ancora più che nei regali di nozze, spesso inevitabili. Per questo l’associazione di idee è legittima. Dunque dobbiamo esigere l’inventario e le schede su Internet di cui parla Giovanni per le opere d’arte, e senza una motivazione così precisa e controllabile, applicabile anche ad altre finalità sociali e umanitarie, non accettare appelli generici sprovvisti della destinazione e delle forme di verifica. Anzi dovrebbero essere indicate per obbligo.
Si deve restare mobilitati e vigili, non c’è solo la minaccia del malaffare, presente in ogni dove, ma anche quella dell’”occasionismo”, anch’essa tanto diffusa e infine quella dell’inerzia pur inconsapevole, che porta alla più deleteria inefficienza e inefficacia. Le proposte dal Direttore sembrano un ottimo antidoto. Ci attendiamo che la Regione, in primis con il presidente Chiodi e l’assessore alla cultura Di Dalmazio, ne tenga conto nel definire il quadro degli interventi, sapendo che la completa fiducia nelle loro capacità e nella loro integrità deve essere accompagnata da strumenti efficaci. E quelli indicati ci sembrano tali, pertanto dovrebbero essere valutati attentamente nella rapida definizione degli interventi più idonei allo scopo.
Meritano, anche se a tempo debito, una risposta diretta e motivata, l’attesa dell’opinione pubblica lo richiede.
Romano Maria Levante
credo che sia necessario “fare gruppo” per portare avanti queste idee. quindi, nax diffusione e condivisione! alessandro
Caro Giovanni, le tue idee (quanto di più lontano da scemenze infantili!), oltre a testimoniare una rara e viva sensibilità per ciò che è accaduto, offrono la possibilità di rendere attivamente partecipe chiunque a quello che sarà un lungo lavoro di documentazione e recupero del patrimonio artistico aquilano. Certo, la messa in opera delle direttive da te indicate presuppone una radicale innovazione rispetto alla mentalità di questo Paese e forse maggiormente proprio da parte di quegli “addetti ai lavori” di cui parli (penso all’ipotesi di portare in giro i capolavori per l’Italia…)Comunque, nulla è impossibile quando c’è la passione! Per operare insieme questo ‘colpo d’ali’, però, forse dovremmo partire dalla creazione di un’associazione o di un comitato per regolamentare idee e proposte e proporle poi a chi di dovere…
Un contributo di pensiero notevole. Degno della massima considerazione e di stimolo verso gli amministratori abruzzesi che devono ascoltare i segnali di ripresa e di idee provenienti da ogni cittadino abruzzese.
Con stima
Eccellente idea!
Trovo di interesse straordinario le tre idee, soprattutto la prima. Se ne potrebbe aggiungere u’altra, quella cioè di adottare una delle annuali rassegne diarti visive che rischiano di essere cancellate per ovvia mancanza di finanziamento da parte di enti pubblici. Ne cito 3: il Premio Sulmona, il Premio Emigrazione di Pratola Peligna e “I Sentieri dell’anima” (premio di poesia e disegno) che si teneva all’Aquila. Anche questo sarebbe un segnale di rinascita.
x Marco – Grazie! la vostra rinascita sarà anche quella di tutto l’Abruzzo.
Penso che siano tre idee da prendere in seria considerazione.
Sono veramente contento che ci sia qualcuno che, invece di piangersi addosso e fare del vittimismo, proponga ipotesi concrete per la rinascita della nostra provincia e della città dell’Aquila.
Grazie.
Cercherò di diffondere il più possibile il tuo contributo.
Marco
credo che sono idee su cui poter lavorare…senza dubbio!