Il terremoto all’Aquila: un racconto vissuto da Cabbia di Montereale

Dalla maledetta notte dello scorso 6 aprile allorchè la terra, dopo le innumerevoli scosse premonitrici, tremò violentemente seminando paura distruzione e morte una serie di infinite scosse si sono susseguite gettando nello sconforto la già tanto provata gente Abruzzese. Un terremoto di una violenza inaudita che in una manciata di secondi ha spezzato, per sempre, sogni e speranze di un popolo, una comunità che – pur tra tanti problemi – conduceva un’esistenza più o meno serena. Ora nulla sarà più come prima; con le case sono crollate speranze ed anni di sacrifici di un’ intera generazioni che a costo di rinunce e duro lavoro era riuscita a costruirsi un’abitazione per se e per i figli.

Non esistono né esisteranno mai parole in grado di mitigare l’immane dolore di coloro che hanno perso i propri cari tra le macerie e soprattutto di coloro che hanno scavato con le mani per cercare di salvare un figlio, un parente, un’amico sepolto da decine di metri cubi di detriti. Non ci posso proprio pensare, una sensazione di tristezza infinita e di sconforto mi avvolge sebbene cerco di reagire di dirottare la mente altrove,all’improvviso si ripresentano prepotentemente nei miei occhi tante scene disperate. Penso a quei poveri bimbi periti nell’affacciarsi alla vita, ai figli di quella splendida persona: il dr Parisse giornalista del Centro cui debbo molto non fosse altro perché nei confronti del mio paese natìo Cabbia di Montereale ha sempre dimostrato grande disponibilità pubblicandoci notizie sulla festa di S. Rocco e sulle varie manifestazioni paesane,alle figlie ed alla moglie di uno stimato professionista del foro aquilano la cui situazione conosco da vicino avendomene parlato un mio carissimo amico avvocato.

Sono solo esempi che servono a localizzare a rendere reale un dolore di ben altre dimensioni poiché provo sentimenti di cordoglio ed umana pietà indistintamente per tutti i morti innocenti provocati dal sisma. Al contempo formulo, dal profondo dell’anima, i migliori auguri per una rapida e completa guarigione ai tanti feriti, ricoverati nei vari nososcomi delle regioni limitrofe, perché sani e salvi facciano presto ritorno tra i loro cari. Ho vissuto questo terremoto pressochè in diretta poiché essendo al lavoro alle 03.30 mi chiamò mio fratello al cellulare dicendo che avevano avvertita , a Roma, una scossa di notevole intensità. Mi collegai immediatamente ad internet e di minuto in minuto arrivavano notizie sempre più gravi dalla mia bella cittadina delle novantanove chiese e delle novantanove cannelle.

All’arrivo delle prime immagini sinceramente credevo che i morti fossero in numero decisamente superiore vedendo l’orrore di tanti crolli e soprattutto vista l’ora in cui , in teoria, tutti stavano dormendo tranne qualche persona più paurosa messa in preallarme dalla scossa delle 23.00 aveva preferito rimanere a dormire in macchina. Sul far del mattino le prime telefonate a catena di S. Antonio ci rassicuravano che nessuno dei Cabbiesi aveva riportato danni fisici tranne una ragazza che nel tentativo di salvare la figlioletta le aveva fatto scudo con il suo corpo e si era ferita leggermente alla testa. Questo già era un segnale positivo in quel mare di disperazione che avvolgeva la città ridotta ad un cumolo di macerie. Tante case di miei compaesani erano praticamente inagibili comprese quelle dei miei cugini dell’Aquila, ora miei ospiti, ed in alcuni casi completamente distrutte soprattutto nel circondario Onna – Paganica maggiormente danneggiato.

In quel mare di disperazione, sconforto e dolore si possono ritenere miracolati tutti quelli che avendo avuta l’abitazione fortemente danneggiata, se non rasa al suolo, si sono salvati .Immediatamente scattati i soccorsi ed una vasta rete di solidarietà, perché noi siamo gente forte e gentile ed un giornalista Rai in un servizio dal terremoto ha definito dal cuore grande come poche altre regioni,si è cercati di alleviare dolore e sofferenza ai tanti sfollati che a malincuore sono stati costretti a lasciare le loro case. Sono affluiti immediatamente generi di prima necessità vestiario e bevande calde per rifocillare tanta povera gente. Una miriade di volontari, formati dalla protezione civile, pronti a fronteggiare la prima emergenza hanno montate delle tendopoli ci hanno portato la luce ed un minimo di riscaldamento perché, bisogna ricordarlo, l’Aquila come Bolzano è una delle città più fredde d’Italia. Inestimabili i danni anche alle opere d’arte che spero – una volta gestita l’emergenza abitativa e purtroppo psicologica poiché la gente è scossa, terrorizzata,sconvolta ed ha bisogno di un supporto che ha la stessa valenza dei generi di prima necessità per andare avanti – tornino quanto prima al suo precedente splendore poiché rappresentano la nostra storia le nostre tradizioni, la nostra cultura.

Nonostante tutto la gente abruzzese è gente di grande dignità e compostezza anche rispetto al quel sentimento forte del dolore per la perdita dei propri parenti; questi luoghi a me tanto cari una volta incantevoli ed ora ridotti a cumoli di macerie in cui regna solo una terribile, disperata, rassegnazione sono saturi di umanità. Tutti si danno da fare per portare un aiuto una parola di conforto. Un episodio che mi ha letteralmente sconvolto è stato venerdì mattina – giorno dei funerali di stato – quando partito all’alba da Roma con mio fratello e mio figlio per raggiungere l’Aquila e Cabbia nel tratto autostradale da Roma a l’Aquila abbiamo incontrato solo carri funebri: una sensazione di desolazione e tristezza infinita che toccavo con mani.

Dal giorno del sisma ci siamo attivati, con tutta la struttura del partito- e non dico quale solo per non fare della inutile pubblicità poiché fermamente convinto che la solidarietà non conosce e non deve ASSOLUTAMENTE conoscere schemi ideologici ma solo opere di generosità rivolte a chiunque versi in situazioni di difficoltà – a tempo pieno nella raccolta e nella preparazione di generi di prima necessità, medicinali e vestiario che abbiamo inviato alla protezione civile per essere utilizzati al meglio. Finito di scrivere questo articolo mi aspettano al centro di raccolta per caricare un camion che nei giorni prossimi raggiungerà l’Aquila ove conto di venire per un saluto alla mia gente Amo concludere questo modestissimo articolo con un grido di dolore e di speranza al contempo perché questi miei Abbruzzesi “Capa tosta” tornino quanto prima alla normalità e l’Aquila ed i suoi borghi rinascano più bella di prima!