Ai piedi dei monti che dominano da sud sulla piana del Fucino, Collelongo è un piccolo borgo con un grande tesoro: ospita infatti, nel palazzo Botticelli, un bel Museo Civico Archeologico ed Etnografico dove sono esposti i preziosi reperti venuti alla luce nella vicina area archeologica di Amplero, che ha restituito testimonianze di grande pregio come il celebre e bellissimo letto funerario.
Nei pressi di Collelongo, nella località conosciuta come Amplero, furono scoperte le tracce di un antico villaggio dell’età del Bronzo, cresciuto poi man mano fino a diventare una piccola cittadina durante l’impero romano. A partire dal 1968 su questo luogo si sono concentrate le ricerche archeologiche condotte dall’Università di Pisa, in particolare sul centro fortificato della Giostra, che si trova sull’altura e dove è stato scoperto un santuario, ma anche sulla zona abitata, sparsa in realtà lungo il pendio e sulla necropoli nella valletta del Cantone.
Il centro fortificato era racchiuso da una piccola cinta di mura fatte con grandi blocchi di pietra e si può pensare che sia stato abitato a partire dal VI secolo a.C.. Durante la I guerra sannitica, scatenata da Roma per conquistare questa fiera popolazione italica, il villaggio che si trovava all’interno delle mura subì una violenta distruzione e gli abitanti fuggirono abbandonandolo. Durante il II secolo a.C. Il luogo continuò però ad essere frequentato, ma solo come santuario. Successivamente gli abitanti ricostruirono le loro case più a valle, nella zona di San Castro. Intanto, per esigenze difensive tornò a svilupparsi anche l’area sacra sul colle, dove fu costruito un primo piccolo tempio nel II secolo a.C. e, intorno alla metà del I secolo a. C. un santuario ben più grande, con tre celle sacre e decorato da pitture sulle pareti.
In età tardoimperiale, così narrano le scoperte archeologiche, Amplero fu completamente abbandonato. Viceversa, il villaggio di San Castro rimase vivo fino all’epoca tardoantica. Se ne vedono ancora oggi i resti, come i grandi muri di terrazzamento in blocchi di pietra che si adattano alla conformazione del pendio. Lungo il percorso naturale che collega Amplero alla conca del Fucino, usato dal I secolo a.C. per almeno 200 anni, gli abitanti di San Castro costruirono la necropoli, il loro antico cimitero, dal quale sono tornate alla luce molte tombe.
Da esse gli archeologici recuperano importanti reperti e dati scientifici, che permettono di capire come vivessero questi nostri antichi antenati, quale fosse il loro stato di salute e come venerassero i loro morti. Si scopre così il significato delle diverse maniere di seppellire i defunti: in una tomba a cassa, oppure a loculo, coperte con lastre, o infine con copertura a volta e l’ingresso segnato dalla caratteristica stele a forma di una porta.
Oltre alle numerose stele e agli altri oggetti di culto, spicca per la sua straordinaria bellezza il letto funerario trovato nella ormai famosa tomba 14 e ricostruito nel 1989. Simile ai celebri triclini romani, è un capolavoro di una produzione artigianale tipica dell’Italia centrale (Abruzzo, Marche, Umbria), costruito tra la metà del II sec. a.C e i primi decenni del I sec. d.C.. La struttura era in legno e le gambe avevano anche un’anima in ferro, ma tutta la superficie era rivestita di lamelle di osso lavorato al tornio ed inciso con sgorbia e bulino.
Capolavoro di questo letto sono le gambe, decorate da placchette di osso animale lavorato e scolpito, sulle quali sono raffigurate maestose teste di uomini con folta barba e lunghi capelli fluenti. Sulle sponde (dette in latino fulcra) sono raffigurati elementi simbolici come le teste di lince o le figure femminili alate dei demoni funerari. La superficie d’appoggio dei fulcra era di cuoio come pure le stringhe incrociate che costituivano la rete sulla quale poggiava il materasso.
Antico e moderno, tradizioni ed innovazione convivono ancora nel borgo. Il 16 e il 17 gennaio a Collelongo si festeggia Sant’ Antonio Abate. È una festa notturna che si muove intorno alle “cottore”, le antiche caldaie di rame. Tutta la notte del 16 si trascorre allegramente in compagnia, fino all’alba, quando inizia la distribuzione dei “cicirocchi”, granturco cotto, mentre nelle due piazze del paese ardono enormi “torcioni”.
Verso le 21 del 16 dalla chiesa parte la processione per la benedizione delle case dove sono le “cottore”, guidata dal Parroco ed accompagnata da musicanti paesani che cantano la canzone dedicata a Sant’Antonio. Alle 6 del mattino da ogni casa che ospita la “cottora” esce una ragazza in costume tradizionale che porta in testa una conca particolarmente addobbata; la migliore conca sarà infine premiata. Tutto il territorio garantisce ai visitatori un’offerta variegata, dall’arte alla natura.
A pochi chilometri da Collelongo, all’interno del Parco Nazionale d’Abruzzo, nel cuore della Vallelonga, si trova Villavallelonga. Centro di soggiorno estivo ed invernale, offre interessanti itinerari escursionistici e per lo sci di fondo, in uno scenario naturalistico in cui si alternano estese praterie e splendide faggete; queste, al tempo dell’unità d’Italia, costituirono sicuro rifugio per bande di briganti che imperversavano nelle valli, oggi sono invece il riparo per numerosi animali. In un’area faunistica vivono cervi e caprioli destinati alla riproduzione e poco lontano si trova il centro visite del Parco nazionale d’Abruzzo con annesso un laboratorio ecologico e un giardino botanico.
Giovanni Lattanzi

