
Per chi non è stato nelle zone terremotate è difficile immaginare l’entità delle devastazioni. Anche vedendo foto e filmati non si percepisce la tragedia in tutta la sua interezza. Una città, il suo territorio, i paesi della valle, e poi le chiese, i castelli, i centri storici, tutto è distrutto. Non so cosa possa essere salvato, sicuramente qualcosa, forse più di qualcosa, ma di certo il danno è enorme.
Ora piante le vittime e sanati i feriti, stabilizzata la situazione dei senzatetto, verrà a breve il momento di pensare al domani. Il primo passo sarà dare una casa a chi l’ha persa, in una parola: ricostruire. Ma qui non si tratta di una città moderna, bensì di un grande museo all’aperto, di una metropoli di fondazione medievale stratificatasi nei secoli, ricca di una infinità di edifici storici, costellata di chiese, di palazzi nobiliari, di monumenti. Non si può pensare di ricostruire ex novo dimenticando il passato. Non lo si può fare a L’Aquila come non lo si può fare nei borghi. Erano si povere case, ma avevano secoli di storia.
Ho grande rispetto per Berlusconi, ma la soluzione della città satellite è una follia. Spendere soldi per realizzare una L’Aquila 2, occupando altro territorio, ampliando la superficie urbana, viene giustificato con la necessità di dare subito casa a chi l’ha persa. Una sana motivazione, senza dubbio, ma cosa nasconde? Cosa si farà dopo dell’Aquila vera? Di quella storica? Ci saranno i soldi per ricostruirla? Diverra una città morta o non cadrà forse in mano agli speculatori, a quei palazzinari che oggi potrebbero ricomprare le case distrutte per un tozzo di pane, restaurarle magari con i soldi dello Stato, e poi rivenderle un domani a caro prezzo lucrando sul terremoto? Il patrimonio artistico è una ricchezza immensa con la quale non si può scherzare, così come lo sono le radici e la memoria delle popolazioni: non si possono tagliare.
L’Aquila è degli Aquilani e deve restare degli Aquilani. Così come i borghi sono dei paesani e devono restare loro. La ricostruzione è una sfida seria per tutti noi, e va vissuta con grande impegno da parte delle popolazioni ma soprattutto di chi, per lavoro, si occupa della tutela della cultura. Io sono un semplice giornalista, addirittura un pubblicista, neppure professionista, e non mi arrogo il diritto di fare e disfare delle altrui cose. Però non posso restare inerte davanti a quanto è accaduto e soprattutto davanti a quanto potrebbe accadere. Non posso far finta di nulla sapendo che il futuro di quelle terre e delle loro genti dipende in maniera assoluta dalle scelte che verranno fatte ora per quanto concerne la ricostruzione. Non ho grande voce in capitolo, non vengo invitato alle tavole rotonde, non sono ospite in tv, non vengo chiamato dai politici. Ho solo questa rivista online, che pago di tasca mia e vive del volontariato di bravi amici, per cui conto come il classico “due a coppe quando comanda bastoni”, ma sono vent’anni che mi occupo di beni culturali, sono abruzzese e davvero non posso girare la testa dall’altra parte per non vedere cosa accade. Magari andrà tutto benissimo, ma per dormire tranquillo ne devo essere certo e devo avere la coscienza a posto sapendo di aver fatto tutto quello che potevo fare. Non mi perdonerei mai un domani di tornare nell’aquilano e scoprire che quel mondo fantastico che ho tanto amato non esiste più per colpa di scelte scellerate e commistioni di interessi economici, ma peggio ancora per cecità e superficialità
Ora si decide il futuro dell’Aquila e della valle dell”Aterno, ma anche dell’intera regione. Il futuro economico di quelle terre non può essere nell’industria, che ha già ampiamente fallito la sua missione, ne può essere nell’apertura indiscriminata di centri commerciali (hanno gia una densità per abitante altissima rispetto alla media nazionale). Parte del futuro è nell’università e nella ricerca, senza subbio, ma la gran parte è nel turismo di qualità, supportato dalle produzioni agro-alimentari tipiche. E il turismo di qualità si fa solo in un territorio di qualità, che ha il suo tessuto urbano e il suo paesaggio intatti, rispettati; i suoi monumenti e i suoi musei ben conservati, integri, meritevoli di ammirazione. L’esistenza o meno di tutto questo dipende appunto da come si ricostruirà. E si decide ora. E io non posso restare indifferente alle scelte che verranno fatte.
Non posso fare molto, ma ritengo doveroso proporre a tutti i lettori un ideale manifesto per la “ricostruzione possibile”, direi la sola possibile. Una raccolta di punti di principio, ampliabile e modificabile, ma che racchiude un dovere: ricostruire come era, dove era. Tutelando tutto quel che è storico e antico, dal grande monumento alla piccola casa di paese. Questo è anche un appello a tutti gli uomini e le donne sensibili, che guardando nel loro cuore, al di la di ogni privato interesse, si accorgeranno che esso batte per dei principi e per delle emozioni. Ora è il momento di farle prevalere su tutto, per salvare il cuore antico dell’Abruzzo e il futuro delle sue genti. Ora, e non domani.
Condividiamo alcuni principi:
Edifici storici recuperabili
Tutti gli edifici storici e antichi in grado di essere recuperati, a tutti i livelli di importanza, vanno salvati a qualsiasi costo
Edifici storici non recuperabili
Quel che di antico non è purtroppo sanabile in alcuna maniera va demolito ma ricostruito subito “com’era e dov’era”. Questo deve avvenire recuperando ovviamente tutti i materiali edilizi storici come gli elementi decorativi, i portali, le cornici delle finestre; l’edificio va poi ricostruito mantenendo quanto più possibile l’aspetto esterno, nel medesimo luogo, con gli stessi volumi e rimontando le decorazioni originali
Edifici moderni (dal dopoguerra in poi) non recuperabili
La ricostruzione è inoltre la straordinaria occasione che abbiamo per eliminare dai paesi e da L’Aquila gli orribili edifici costruiti nel dopoguerra, quei mostri di cemento armato figli della speculazione edilizia e dell’ignoranza architettonica del boom economico. Molti di essi sono danneggiati e vanno abbattuti, ma al loro posto dovranno sorgere nuovi edifici il cui aspetto e la cui forma siano consone allo stile del luogo, edificati con le tecniche più moderne ma il cui esterno sia realizzato con i materiali e le linee della tradizione.
Il nuovo: un decalogo per costruire secondo tradizione
Per evitare gli errori e le brutture del passato recente, dal dopoguerra a oggi, è infatti necessario che venga studiata e stabilita una serie di modelli estetici per le abitazioni di nuova costruzione, con l’impiego (nell’esterno) dei materiali tradizionali di queste terre, ossia pietra, legno, mattone. Lo stesso deve valere per i colori delle pareti e per le forme degli elementi accessori, come porte, portali, finestre, camini. L’Università e la Soprintendenza dovranno varare un vero e proprio decalogo costruttivo che dovrà poi essere imposto a tutti i comuni del territorio, in maniera rigorosa. L’interno delle nuove abitazioni sarà quindi solido e antisismico, ma l’aspetto esteriore deve necessariamente essere in armonia con il territorio e il borgo.
Evidenziare i centri storici
Sia per quanto concerne le ricostruzioni degli edifici moderni che richiedono la demolizione per via dei danni provocati dal sisma, sia per quanto riguarda quelli che nel futuro si aggiungeranno agli esistenti, essi andranno costruiti (o ricostruiti) fuori e lontano dai centri storici dei borghi e dai grandi monumenti, in maniera da isolare e far risaltare il nucleo storico dei paesi.
Solo così sarà possibile ridare a queste terre un volto umano e tradizionale, facendone davvero un luogo di forte valenza turistica, con una grande prospettiva di sviluppo. Mi auguro che vorrete condividere e divulgare questo appello.
Carissimo Giovanni,
il solo pensiero di non poter più rivedere, un domani, la stessa Aquila che conosco da sempre e che adoro per le splendide chiese e per gli innumerevoli gioielli architettonici, mi rattrista profondamente e apre una profonda ferita nel mio cuore di appassionato di arte.
L’Aquila può e deve essere ricostruita così com’era, anzi ancora più bella di prima, eliminando, come giustamente hai scritto nel tuo bellissimo articolo, tutti gli scempi architettonici.
Nulla è impossibile, basta solo volerlo!
Vorrei solo aggiungere che sarebbe il caso che il Governo nomini con urgenza una speciale commissione di esperti seri e competenti, con a capo un autorevole Commissario straordinario, in modo da avviare al più presto la ricostruzione della città e dei centri viciniori, anch’essi non meno importanti sotto l’aspetto storico-architettonico.
Naturalmente ho già adottato appieno il tuo manifesto ideale per la “ricostruzione possibile”.
Ho girato il tuo articolo a “ilgiornaledellafrentania.it” e a “lanciano.it”.
Un caro saluto.
Vito Sbrocchi
giornalista e
presidente Archeoclub di
San Vito Chietino
La ricostruzione a rischio clan ecco il partito del terremoto
L’AQUILA – “Non permetteremo che ci siano speculazioni, scrivilo. Dillo forte che qui non devono neanche pensarci di riempirci di cemento. Qui decideremo noi come ricostruire la nostra terra…”. Al campo rugby mi dicono queste parole. Me le dicono sul muso. Naso vicino al naso, mi arriva l’alito. Le pronuncia un signore che poi mi abbraccia forte e mi ringrazia per essere lì. Ma la sua paura non è finita con il sisma…
http://www.repubblica.it/2009/04/sezioni/cronaca/sisma-aquila-5/saviano/saviano.html
Gentile direttore,
Ho inserito il Suo appello su idea Padova. Speriamo che l’idea circoli.
Cordialità, Marco de’ Francesco
sono pienamente d’accordo. non mi sento in questo frangente di dire altro.
Caro mio Direttore,
da aquilana “sfollata” mi permetto di dare una sensazione.. Per ricostruire L’Aquila dov’era e com’era, per ridare L’Aquila ai suoi cittadini, bisogna ricostruire gli aquilani stessi. Il terrore fa parte di noi ormai e chissa’ per quanto tempo ancora.. Ciò produrra’ un affidamento quasi infantile verso tutto ciò che rappresenti “certezze”, rassicurazioni, anche solo di avere un tetto sicuro, ovunque sia purché sulla propria terra. Ringrazio Berlusconi anche per le lacrime reali versate.. Ma attenzione alle facili promesse di tempi brevi.. L’aquila non sara più la stessa e nemmeno noi. Ciò che e’ sicuro e’ che i tempi saranno tutt’altro che brevi. Ben vengano comitati, associazioni e quant’altro ci permetta di essere i padroni della nostra terra, senza rimanere passivi.. Teniamo sotto controllo gli “stranieri” che verranno a ricostruire e costruire. Personalmente non so se tornerò nella mia terra, so solo che non restero’ a guardare. Ne parlerò prima possibile sul blog. La peggiore delle speculazioni e’ approfittare di bambini indifesi, quali siamo…
x Marco da San Diego. If you can make other people to see the images of L’Aquila’s destructions, this can be of great help to us, because if people know, people can understand how big is the disaster. Thanks
Please let me know if you need volunteers to help people of L’Aquila.
x Marco de Francesco. Grazie per la condivisione di idee. Teniamoci volentieri tutti in contatto, tutti coloro i quali hanno a cuore una vita e una Italia di qualità.
x Gianni….non molliamo !
Oggi, sabato 11 ho visto una bellissima trsmissione su RAI 3 “ambiente italia” (se è visibile da internet, non perdetela) con interviste a urbanisti , architetti , sindaco dell’Aquila , responsabili delle ricostruzioni dopo terremoti ecc.
Ho visto immagini delle intelligenti ricostruzioni nel Friuli, Umbria e quelle DEMENZIALI della Sicilia (case di un orrendo moderno che stanno andando in malora e odiate dagli abitanti)
Tutti d’accordo contro la “nuova città” che vorrebbe il governo e che bloccherebbe definitivamente le ricostruzioni della città e dei paesi (perchè sarebbero spese doppie)
Se dovesse andare avanti, come temo, il progetto dell “nuova città” , PER RISPARMIARE, cari abruzzesi ribellatevi , fate tutto ciò che è possibile per attirare l’attenzione di tutta la Nazione che è con voi e tifa per la ricostruzione dell’Aquila come era e dei paesetti deliziosi che la circondano.
I soldi non mancheranno e Voi da persone ONESTE come io vi conosco, controllerete che non vadano nelle tasche di ignobili approfittatori
FORZA ABRUZZESI , ce la farete a tornare nelle vostre case ricostruite in città e in paese , con il vostro orticello con gli odori e l’insalatina fresca, le galline per l’ovetto fresco(è l’omaggio graditissimo che l’ospite riceve insieme ad un bicchierino di nocino o genziana) e tanti fiori davanti all’ingresso che spuntano dai barattoloni di pomodori riutilizzati.
D’estate rifarete le bottiglie di pomodori poi bollite sui focaracci per le stradine del paese .
rimetterete i panni ruvidi a terra con i fagioli freschi ad asciugare . A pasqua di nuovo i paesi si profumeranno con le pizze casareccie buonissime fatte in ogni casa
Voglio ritornare tra poco e ritrovare tutto questo
Caro Direttore,
a differenza tua non ho grande rispetto per Berlusconi e per le sciocchezze che dice. Tutti noi, almeno credo, ricordiamo il proclama fatto a San Giuliano di Puglia circa la ricostruzione delle case in 24 mesi: era novembre 2002 e ad oggi c’è ancora chi vive in container o roulotte. Circa L’Aquila 2 o new town è lapallissiana la assenza di cultura storico-artistica ed antropologica di quest’uomo e di chi lo consiglia. Mi meraviglia, e non poco, il silenzio assordante di Gianni Letta, abruzzese ed uomo di indubbia levatura culturale ed etica.
L’Aquila è una sola, va ricostruita, recuperata, restaurata così come era e lì dove era. Da sinistro incallito e malizioso, ho il sospetto che ci possano essere altri interessi dietro: attenti al macrosciacallaggio, quello della ricostruzione affidata agli amici degli amici senza tutelare gli interessi degli aquilani e degli abruzzesi colpiti. La comunità abruzzese tutta vigilerà, con compostezza ma con altrettanta fermezza. Bravo comunque per l’iniziativa. Con uno slogan da me distante: non mollare!! Ciao.
Caro Direttore,
era un po’ il senso del mio ultimo intervento e anche ciò che sto cercando di divulgare a Padova in favore della ricostruzione abruzzese. Teniamoci in contatto. E’ bene che gli italiani sappiano che il brutto porta solo miseria e desolazione, che le città satellite in Italia finiscono per divenire quelle ufficiali e che una volta morto il centro storico la città stessa non ha più senso. Se il famigerato piano di L’Aquila 2 verrà realizzato, la città morirà due volte. Dobbiamo batterci con le mani e coi piedi perchè ciò non avvenga.
Marco de’ Francesco
giornalista
Corriere del Veneto
idea Padova
defrancescomeister@gmail.com
tutto giusto quello che ha scritto, direttore! mio padre è aquilano, ma io sn nato a como, e quando vado in abruzzo, sento che le mie origini sono li, in mezzo a quelle montagne. la ricostruzione dev’essere fatta nei stessi luoghi e nn stravolta con new town o con obrobi simili. ricostruire chiese, monumenti, castelli con tecniche moderne ma usando materiali che più si adattano al contesto architettonico e paesaggistico. le persone aquilane nn devono dimenticare la loro identita. ricordiamoci inoltre che esistono in provincia dell’aquila una miriade di paesini di una bellezza mozzafiato (castel del monte, santo stefano di sessanio, navelli, calascio, acciano, castel d’ieri, gagliano aterno, collepietro, cocullo, aversa degli abruzzi, villalago e tantissimi altri)che nn vanno dimenticati ma valorizzati, specialmente in questo momento tragico. NON DIMENTICARE IL PASSATO PER COSTRUIRE IL FUTURO! Buona pasqua a tutti, specialmente a tutti gli aquilani!
Assolutamente si
Voglio ringraziarti per le belle parole e per il prezioso sostegno, che da te mi rincuora non poco. Rispondo veramente per brevi parole perche sono tornato ora e domattina riparto per L’Aquila. Mi prometto di scriverti con calma a breve. Intanto grazie e Buona Pasqua! Giovanni
Caro Direttore,
E’ poco dire che condivido tutti i punti del tuo manifesto, nessuno escluso, li faccio miei, sono certo che ciascuno possa sentirli propri. Questo non perché sei tu, mio Direttore, a proporli, ma perchè li ritengo sacrosanti. D’altra parte, se può servire a dare un minimo di peso al mio parere, dato che ti vedo sottovalutare in modo minimalista e ingiustificato le tue qualità – e, a parte la Rivista, le stai mostrando in questi giorni con la straziante galleria che hai diffuso attraverso le tue immagini, e ora con il manifesto – non mi tiro indietro dal dire che, oltre ad onorarmi di collaborare alla tua importante Rivista – non sottovalutare anche questa, sai quanto è importante e valida e ne hai ottenuto uno straordinario riconoscimento di recente – sono Direttore di una rivista culturale a stampa, vincitore assoluto di due premi letterari con un mio recente romanzo ispirato all’emigrazione proprio da un paese montano del Gran Sasso, iscritto all’Ordine dei giornalisti dal 1966 con una miriade di collaborazioni, e una vita di dirigente con importanti responsabilità in un grande gruppo. Neppure io partecipo a talk show o altre passerelle, però non credo sia questo che conti. Dobbiamo far sentire la nostra voce, tutti, con tutto quanto possiamo portare di esperienza e professionalità, di presenza e di umanità e vorrei che tanti altri raccogliessero l’appello del direttore Lattanzi ed uscissero allo scoperto con il loro peso specifico che è sempre notevole, sempre grande, qualunque sia la provenienza e la qualifica. Perchè deve decidere la gente, quella che Berlusconi chiama “popolo sovrano”, e sono certo che boccerebbe subito e boccerà, se riproposta, la “new Aquila”; ma credo che lui intendesse riferirsi ai nuovi insediamenti aggiuntivi da organizzare in nuclei attrezzati senza assemblarli all’antico come tante volte è stato fatto danneggiando i centri storici con superfetazioni laterali che li hanno soffocati e snaturati. Anche i piccoli paesi vanno ricostruiti, come il centro storico del capoluogo, la perla dell’Abruzzo per arte e cultura, storia e tradizioni, com’erano e dov’erano, in essi c’è la memoria che per noi è tutto; con l’eccezione delle brutte costruzioni moderne cresciute nell’era dei palazzinari e dell’abusivismo selvaggio. Importante la conservazione dei materiali e la loro difesa, come la difesa dei centri storici danneggiati o distrutti da altri tipi di sciacalli altrettanto pericolosi dei predatori delle case abbandonate. Ed è bella la tua idea di riscostruire i brutti palazzi moderni dando questa volta ad essi un aspetto oltre che un assetto e dei materiali intonati all’ambiente oltre che alle esigenze di sicurezza. Supera, caro Direttore, questo momento di abbattimento che leggo nelle tue parole anche se la disperazione ti ha portato a un’iniziativa meritoria quanto concreta e fattiva. Io non ho visto tante distruzioni, tu le hai viste, ti hanno ferito l’animo da vicino, a me ancora da lontano, e sento la ferita lancinante, immagino come puoi sentirla tu. Però ti siamo vicini in questa battaglia per l’arte e la cultura, la storia e la vita, sì la vita perchè al di fuori di quanto hai detto c’è lo spaesamento e l’alienazione, la perdita di identità e di memoria. Non possiamo permettercelo, non possiamo permetterlo. Siamo pronti a difendere la nostra identità e la nostra memoria, contro tutto e contro tutti. Ho scritto di getto, non so più cosa, colpito dalle tue parole, non rileggo neppure e mi scuso per il troppo e il vano. Ricorda il motto della caserma di Coppito che spiccava alle esequie sopra a un mare di bare: “Recisa non recedit”. Facciamone il nostro motto, il motto-simbolo della tua e nostra battaglia, il titolo del tuo e nostro manifesto.
Romano Maria Levante
Facciamo un comitato, qualsiasi cosa pur di salvare le meraviglie dell’Aquila!
Concordo assolutamente con l’appello! Volevo inoltre sottolineare una piccola fortuna nella tragedia! Neanche due settimane fa Google Maps aveva preso la street view completa dell’Aquila. Noi quindi abbiamo una documentazione fotografica assolutamente esaustiva del luogo, e possiamo usarla per la ricostruzione
Da profana ignorante, però in qualche modo testimone di terremoto e post terremoto del ’97 nelle Marche, vi dico che la corruzione e gli errori partono da dentro di noi… consiglio agli Aquilani di avere consapevolezza, coscienza e coraggio in tutto quello che faranno d’ora in poi. Fatevi assistere da persone fidate, e diventate tecnici per sorvegliare i tecnici.
Condivido i punti del manifesto, l’Aquila va ricostruita come era e dove era.
Tecnicamente è possibile, basterà ricordare l’esperienza del Friuli, di Dresda e di molte altre città europee che non hanno voluto rinunciare alla propria identità che si identifica con i luoghi, le case ed i monumenti.
Naturalmente occorrerà rendere antisismico il centro storico, così come è stato fatto in Friuli.
Bisogna sconfiggere il partito di coloro che sostengono che non è lecito ricostruire un monumento o un edificio antico crollato, perchè si tratterebbe di un falso, ma questa è solo ideologia. Se i nostri avi avessero ragionato così oggi ben poco del passato sarebbe arrivato sino a noi.
Il concetto di autenticità, spesso sbandierato da una parte degli architetti, è una categoria inesistente in quanto tutti gli edifici sono il frutto di continue manutenzioni ed a volte di parziali ricostruzioni, come è il caso di tanti edifici dell’Aquila gia pesantemente danneggiati nel corso del terremoto del 2 febbraio 1703, che determinò gravissimi danni alla città.
Occorre che la popolazione si opponga alle demolizioni di chiese ed edifici, occorre mettere in sicurezza quanto è ancora in piedi, documentare tutto con una campagna fotografica articolata, meglio sarebbe, chiedendo aiuto ad alcune università italiane, l’utilizzo dello scanner laser per i rilievo tridimensionale a distanza di tutto il centro storico ed infine raccogliere e mettere in sicurezza tutti gli elementi architettonici caduti per la successiva ricostruzione.
Il rischio dispersione è grande è potrebbe essere causato proprio da coloro che in questa fase operano nei centri storici.