Terremoto a L’Aquila: manifesto per una ricostruzione possibile
Scritto da Giovanni Lattanzi il 10 aprile 2009

Per chi non è stato nelle zone terremotate è difficile immaginare l’entità delle devastazioni. Anche vedendo foto e filmati non si percepisce la tragedia in tutta la sua interezza. Una città, il suo territorio, i paesi della valle, e poi le chiese, i castelli, i centri storici, tutto è distrutto. Non so cosa possa essere salvato, sicuramente qualcosa, forse più di qualcosa, ma di certo il danno è enorme.
Ora piante le vittime e sanati i feriti, stabilizzata la situazione dei senzatetto, verrà a breve il momento di pensare al domani. Il primo passo sarà dare una casa a chi l’ha persa, in una parola: ricostruire. Ma qui non si tratta di una città moderna, bensì di un grande museo all’aperto, di una metropoli di fondazione medievale stratificatasi nei secoli, ricca di una infinità di edifici storici, costellata di chiese, di palazzi nobiliari, di monumenti. Non si può pensare di ricostruire ex novo dimenticando il passato. Non lo si può fare a L’Aquila come non lo si può fare nei borghi. Erano si povere case, ma avevano secoli di storia.
Ho grande rispetto per Berlusconi, ma la soluzione della città satellite è una follia. Spendere soldi per realizzare una L’Aquila 2, occupando altro territorio, ampliando la superficie urbana, viene giustificato con la necessità di dare subito casa a chi l’ha persa. Una sana motivazione, senza dubbio, ma cosa nasconde? Cosa si farà dopo dell’Aquila vera? Di quella storica? Ci saranno i soldi per ricostruirla? Diverra una città morta o non cadrà forse in mano agli speculatori, a quei palazzinari che oggi potrebbero ricomprare le case distrutte per un tozzo di pane, restaurarle magari con i soldi dello Stato, e poi rivenderle un domani a caro prezzo lucrando sul terremoto? Il patrimonio artistico è una ricchezza immensa con la quale non si può scherzare, così come lo sono le radici e la memoria delle popolazioni: non si possono tagliare.
L’Aquila è degli Aquilani e deve restare degli Aquilani. Così come i borghi sono dei paesani e devono restare loro. La ricostruzione è una sfida seria per tutti noi, e va vissuta con grande impegno da parte delle popolazioni ma soprattutto di chi, per lavoro, si occupa della tutela della cultura. Io sono un semplice giornalista, addirittura un pubblicista, neppure professionista, e non mi arrogo il diritto di fare e disfare delle altrui cose. Però non posso restare inerte davanti a quanto è accaduto e soprattutto davanti a quanto potrebbe accadere. Non posso far finta di nulla sapendo che il futuro di quelle terre e delle loro genti dipende in maniera assoluta dalle scelte che verranno fatte ora per quanto concerne la ricostruzione. Non ho grande voce in capitolo, non vengo invitato alle tavole rotonde, non sono ospite in tv, non vengo chiamato dai politici. Ho solo questa rivista online, che pago di tasca mia e vive del volontariato di bravi amici, per cui conto come il classico “due a coppe quando comanda bastoni”, ma sono vent’anni che mi occupo di beni culturali, sono abruzzese e davvero non posso girare la testa dall’altra parte per non vedere cosa accade. Magari andrà tutto benissimo, ma per dormire tranquillo ne devo essere certo e devo avere la coscienza a posto sapendo di aver fatto tutto quello che potevo fare. Non mi perdonerei mai un domani di tornare nell’aquilano e scoprire che quel mondo fantastico che ho tanto amato non esiste più per colpa di scelte scellerate e commistioni di interessi economici, ma peggio ancora per cecità e superficialità
Ora si decide il futuro dell’Aquila e della valle dell”Aterno, ma anche dell’intera regione. Il futuro economico di quelle terre non può essere nell’industria, che ha già ampiamente fallito la sua missione, ne può essere nell’apertura indiscriminata di centri commerciali (hanno gia una densità per abitante altissima rispetto alla media nazionale). Parte del futuro è nell’università e nella ricerca, senza subbio, ma la gran parte è nel turismo di qualità, supportato dalle produzioni agro-alimentari tipiche. E il turismo di qualità si fa solo in un territorio di qualità, che ha il suo tessuto urbano e il suo paesaggio intatti, rispettati; i suoi monumenti e i suoi musei ben conservati, integri, meritevoli di ammirazione. L’esistenza o meno di tutto questo dipende appunto da come si ricostruirà. E si decide ora. E io non posso restare indifferente alle scelte che verranno fatte.
Non posso fare molto, ma ritengo doveroso proporre a tutti i lettori un ideale manifesto per la “ricostruzione possibile”, direi la sola possibile. Una raccolta di punti di principio, ampliabile e modificabile, ma che racchiude un dovere: ricostruire come era, dove era. Tutelando tutto quel che è storico e antico, dal grande monumento alla piccola casa di paese. Questo è anche un appello a tutti gli uomini e le donne sensibili, che guardando nel loro cuore, al di la di ogni privato interesse, si accorgeranno che esso batte per dei principi e per delle emozioni. Ora è il momento di farle prevalere su tutto, per salvare il cuore antico dell’Abruzzo e il futuro delle sue genti. Ora, e non domani.
Condividiamo alcuni principi:
Edifici storici recuperabili
Tutti gli edifici storici e antichi in grado di essere recuperati, a tutti i livelli di importanza, vanno salvati a qualsiasi costo
Edifici storici non recuperabili
Quel che di antico non è purtroppo sanabile in alcuna maniera va demolito ma ricostruito subito “com’era e dov’era”. Questo deve avvenire recuperando ovviamente tutti i materiali edilizi storici come gli elementi decorativi, i portali, le cornici delle finestre; l’edificio va poi ricostruito mantenendo quanto più possibile l’aspetto esterno, nel medesimo luogo, con gli stessi volumi e rimontando le decorazioni originali
Edifici moderni (dal dopoguerra in poi) non recuperabili
La ricostruzione è inoltre la straordinaria occasione che abbiamo per eliminare dai paesi e da L’Aquila gli orribili edifici costruiti nel dopoguerra, quei mostri di cemento armato figli della speculazione edilizia e dell’ignoranza architettonica del boom economico. Molti di essi sono danneggiati e vanno abbattuti, ma al loro posto dovranno sorgere nuovi edifici il cui aspetto e la cui forma siano consone allo stile del luogo, edificati con le tecniche più moderne ma il cui esterno sia realizzato con i materiali e le linee della tradizione.
Il nuovo: un decalogo per costruire secondo tradizione
Per evitare gli errori e le brutture del passato recente, dal dopoguerra a oggi, è infatti necessario che venga studiata e stabilita una serie di modelli estetici per le abitazioni di nuova costruzione, con l’impiego (nell’esterno) dei materiali tradizionali di queste terre, ossia pietra, legno, mattone. Lo stesso deve valere per i colori delle pareti e per le forme degli elementi accessori, come porte, portali, finestre, camini. L’Università e la Soprintendenza dovranno varare un vero e proprio decalogo costruttivo che dovrà poi essere imposto a tutti i comuni del territorio, in maniera rigorosa. L’interno delle nuove abitazioni sarà quindi solido e antisismico, ma l’aspetto esteriore deve necessariamente essere in armonia con il territorio e il borgo.
Evidenziare i centri storici
Sia per quanto concerne le ricostruzioni degli edifici moderni che richiedono la demolizione per via dei danni provocati dal sisma, sia per quanto riguarda quelli che nel futuro si aggiungeranno agli esistenti, essi andranno costruiti (o ricostruiti) fuori e lontano dai centri storici dei borghi e dai grandi monumenti, in maniera da isolare e far risaltare il nucleo storico dei paesi.
Solo così sarà possibile ridare a queste terre un volto umano e tradizionale, facendone davvero un luogo di forte valenza turistica, con una grande prospettiva di sviluppo. Mi auguro che vorrete condividere e divulgare questo appello.
34 commenti
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Più che un commento, una domada.
Ho vissuto sei anni a L’Aquila dove ho frequentato l’università e nel 2005 sono tornata a Roma dove adesso vivo e lavoro. Grazie a Dio, le persone che conosco non hanno subito grossi danni ma soprattutto sono scampate alla tregedia ma me altre vivono ancora in condizioni troppo precarie.
Purtroppo non faccio parte di nessuna associazione per poter partire come volontaria, sapete dirmi in che modo posso rendermi utile? Voglio aiutare chi ha veramente biogno! Come posso fare?
Grazie, Paola
Caro Direttore,
ti ho incontrato casualmente sul Web; non conoscevo prima la tua rivista. la trovo ottima e ben fatta, come apprezzo moltissimo le idee che lanci per il ripristino ex ante della città dell’Aquila. Ne sono convintissimo anch’io; ricostruire diversamente sarebbe comunque un sacrilegio. Ma mi preoccupo dei tanti sfollati che oggi sono nelle tende e che dopodomani, col freddo col gelo, la neve… dove li ospiteremo?
Forse, purtroppo, saranno necessari due interventi distinti: prima sistemare per l’inverno le persone e poi ricostruire antisismico tutto quello che c’era, specie l’artistico. Credo, però, che i tempi, ahimè, non potranno necessariamente essere brevi.
Ti aggiungo, essendo abruzzese di Calascio, che questo sisma forse ripopolerà un pò i nostri bei borghi fortunatamente con pochi danni strutturali.
E’ necessario tornare alle origini ed alle economie locali abbandonando le pseudo fabbriche che hanno prodotto solo frustrazioni e causato la perdita di tante culture agro/pastorali che sono state per secoli l’anima e la ricchezza della nostra gente.
Ti ringrazio per l’ospitalità. Sono a tua disposizione per qualunque contributo di idee e di azione.
Cordiali saluti
trovo che il decalogo per costruire con tradizione possa diventare uno strumento utilissimo per una rinascita intelligente della città di l’aquila, ma non limiterei così tanto la scelta dei materiali a quelli tradizionali, anzi, può essere questo il momento giusto per investire su quelle soluzioni che producono energia pulita
Una voce controcorrente: lasciate stare il passato, lasciate stare i ruderi, lasciate stare i monumenti. Questa frase:
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“Ho grande rispetto per Berlusconi, ma la soluzione della città satellite è una follia. Spendere soldi per realizzare una L’Aquila 2 [...] Cosa si farà dopo dell’Aquila vera? Di quella storica?”
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Essa non tiene in considerazione il futuro, la sicurezza dei vostri figli.
Non si possono mettere giù reti elettrosaldate, tiranti intramurari e catene su edifici degli anni 50 costruiti con pietre e calce e sperare che reggano. Essi mantengono la loro struttura intrinsecamente gracile, fragile, cedevole, rimangono e permangono case di cristallo swarovsky che alla prima nuova scossa >5.5 andranno giù di nuovo. Ve lo dico per esperienza, la casa dei miei, costruita con pietre-tufi-calce, pur dopo la ristrutturazione del dopo il terremoto del 1984 con le tecniche su-citate è oggi di nuovo una rovina. LASCIATE PERDERE. E’ meglio ricostruire da zero, su un terreno limitrofo, stabile, e con la possibilità di edificare cemento armato VERO (non quello fatto con la sabbia di mare). Altrimenti fra 10 o 40 anni i vostri figli patiranno di nuovo…
E questo ve lo dice uno a cui Berlusconi non sta simpatico.
cordiali saluti
Ugo
x Orazio . Se sapessimo come farlo arrivare a Bruno Vespa……
Approvo a pieno questo articolo(seppure ce ne fosse bisogno!)e consiglio di farlo pervenire al dr.Bruno Vespa(aquilano autentico)che è l’unico con i mezzi a disposizione per convincere le Autorità e l’opinione pubblica più di quanto non stia facendo.
Grazie
Orazio
Caro Giovanni,
mi associo con decisione al tuo manifesto poichè le riflessioni ed i principi enunciati sono pienamente condivisibili da tutti gli abruzzesi e da chiunque apprezzi la nostra regione, la sua storia, i suoi valori, il suo spirito, le sue tradizioni, la sua natura, la sua essenza.
Dopo il dolore per le vittime del sisma e la tristezza per le ferite incalcolabili al patrimonio artistico e culturale è doveroso “rimboccarsi le maniche” ed lavorare fattivamente per una saggia opera di ricostruzione e di rinascita sociale ed economica.
Le future generazioni hanno il diritto di poter vivere ed amare la nostra terra, di veder salvaguardato il grande patrimonio del nostro passato, di sentirsi orgogliosi di farne pienamente parte.
Cordiamente, Mario Giannantonio
Comune di Anversa degli Abruzzi (AQ)
x Luca Antonella Salino – lo faremo senza dubbio informando i lettori su ogni sviluppo in questo senso
Condivido tutto anche perchè ho vissuto a L’Aquila; è una città che sicuramente non è stata apprezzata e valorizzata come meritava. Sarei contento di essere informato di eventuali iniziative a cui vorrei partecipare per quanto mi è possibile.
x Kalle. Piu che giusto!
CONDIVIDO CONDIVIDO, MA l’ANTISIMICITA’DICHIARATA E CERTIFICATA DI OGNI SITO EDIFICATO conditio sine qua non est!
Non voglio commentare niente – anche perchè, essendo straniera che vive in Italia da 30anni ho sentito e visto cosi tanto che ho una certa idea di tutto il sistema. Ci si deve organizzare e darsi da fare-ogni uno in modo che può. Certo – con aiuti concreti- io vorrei esprimere una mia idea(apparte il versamento di una certa somma per i teremotati che è una goccia nel mare ma…)- Visto che quella terrà è comunque a rischio di terremoto, perchè non costruire le case in legno – costano poco, sono sicure, calde, e in pocchissimi mesi ci si può far vivere intere famiglie… cosi si risparmierebbe tempo e soldi (materiale e manodopera sul posto).
Caro Giovanni, innanzitutto complimenti per il tuo lavoro e l’eccezionale attività di documentazione da te realizzata già all’indomani del 6 aprile. Da storica dell’arte non posso che sottoscrivere il tuo tempestivo e lungimirante manifesto, che è anche un caloroso e sensibile appello individuale alla memoria, alle radici, alla tradizione di tutti noi abruzzesi e italiani in generale. Il patrimonio culturale di un Paese è lo specchio della sua identità come popolo, e oggi la scomparsa di gran parte di quello abruzzese rappresenta, oltre a tutte le vite spezzate e alle altre (profondamente ferite) rimaste – un ulteriore, lacerante ‘strappo’ che potrà essere solo in parte ricucito. Dico in parte perchè ricostruire significa ri-creare qualcosa che, per sua “genesi” appunto, non esiste e quindi non potrà mai più essere uguale a prima. Questa è una perdita che nessun restauro o intervento urbanistico (seppur ‘illuminante’) potrà colmare. Si può e si deve fare comunque di tutto per limitare i danni in tal senso, e anch’io non voglio restare in silenzio rispetto al modo in cui si opererà. L’esperienza di ricostruzione in seguito al sisma del 1997 in Umbria e Marche – con lo straordinario recupero (in parte ancora in corso) dei beni culturali di quei territori – credo possa fornire, al di là delle singole e spesso demagogiche proposte che vengono dalla politica, il più autorevole esempio (per le modalità e gli strumenti applicati) per una “ricostruzione possibile” anche in Abruzzo, terra che presenta caratteristiche molto simili a quelle delle regioni suddette. Per fortuna in Italia esistono veri poli di ‘eccellenza’ sotto questo profilo, come l’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro che, in stretta collaborazione con Soprintendenti, enti locali ed esperti internazionali (come fu per Assisi), certamente opererà anche questa volta secondo il fondamentale principio – purtroppo a volte ignorato, soprattutto in ambito architettonico – della “conservazione”. Conservare un bene culturale significa garantirne la sua stessa ‘vita’, che non può prescindere dal rispetto di una doppia istanza: estetica e storica. Ciò comporta necessariamente la tutela del contesto storico-ambientale che ha ‘prodotto’ quel bene e ne ha assicurato la trasmissione fino a noi. Ecco perchè vanno salvaguardati i centri storici (e non solo questi): mantenere viva la loro ‘leggibilità’ significa riconoscersi in essi come civiltà, atto di cultura e di coscienza che ci conferisce un’identità (che andrebbe altrimenti persa in presenza di alterazioni o rifacimenti “ex-novo”). Credo sia questa la strada giusta – l’unica in realtà percorribile – di una “ricostruzione possibile”.
Carissimo Giovanni,
il solo pensiero di non poter più rivedere, un domani, la stessa Aquila che conosco da sempre e che adoro per le splendide chiese e per gli innumerevoli gioielli architettonici, mi rattrista profondamente e apre una profonda ferita nel mio cuore di appassionato di arte.
L’Aquila può e deve essere ricostruita così com’era, anzi ancora più bella di prima, eliminando, come giustamente hai scritto nel tuo bellissimo articolo, tutti gli scempi architettonici.
Nulla è impossibile, basta solo volerlo!
Vorrei solo aggiungere che sarebbe il caso che il Governo nomini con urgenza una speciale commissione di esperti seri e competenti, con a capo un autorevole Commissario straordinario, in modo da avviare al più presto la ricostruzione della città e dei centri viciniori, anch’essi non meno importanti sotto l’aspetto storico-architettonico.
Naturalmente ho già adottato appieno il tuo manifesto ideale per la “ricostruzione possibile”.
Ho girato il tuo articolo a “ilgiornaledellafrentania.it” e a “lanciano.it”.
Un caro saluto.
Vito Sbrocchi
giornalista e
presidente Archeoclub di
San Vito Chietino