Alla Fiera dell’Edilizia di Silvi Marina, al Palauniverso, si discute di paesaggio urbano, tecniche di costruzione e domanda abitativa, la cui domanda, dopo anni di cementificazione selvaggia del boom economico e della speculazione edilizia poi, potrebbe orientarsi sull’estetica e la domanda di personalizzazione. Per superare la cultura del cemento armato che ha rovinato le colline abruzzesi e ancor di più i borghi storici della provincia di Teramo, e non solo.
Agli Abruzzesi piace il cemento, in particolar modo ai teramani. Basta farsi un giro in lungo e in largo per la nostra provincia per comprendere la portata di questo amore evidente e inconfessato. Non c’è crinale collinare che non sia sfigurato da qualche bel palazzone di almeno tre piani; non c’è declivio mortificato da azzardate forme disomogenee; non c’è borgo che abbia resistito ad una qualche “ristrutturazione” cementifera, magari con prodigiose armature laddove ti aspetteresti pietre e coppi; anche la costa tutta, da Martinsicuro a Silvi, incastonata da casermoni simil-popolari a due passi dal mare, uno sull’altro. Non ci azzardiamo a disquisire sullo scempio, che sarebbe tutt’altro discorso: preferiamo disquisire almeno di argomenti più superficiali come l’estetica. Esiste la possibilità che il gusto, prima o poi, intervenga ad addolcire le spigolose forme delle cementificazioni edilizie teramane?
Ad ascoltare gli esperti intervenuti ad un convegno di costruttori della Fiera dell’Edilizia del maggio 2005 al PalaUniverso di Silvi Marina, nell’immediato futuro ci sarebbe qualche speranza.
Il convegno ha visto la partecipazione della nota imprenditrice teramana Giuseppina Di Filippo, titolare della Poliforma, del Presidente dell’ANCE (Associazione Nazionale Costruttori Edili) di Ascoli Piceno Umberto Alesi e del Vicepresidente della Camera di Commercio di Teramo, Salvatore Florimbi.
Imprenditoria tecnologicamente avanzata, associazione di costruttori edili e partner istituzionali si sono dati appuntamento a Silvi per discutere dell’edilizia locale, intenzionata a rilanciarsi “oltre il cemento” che continua a farla da padrone nei nostri panorami.
L’intervento d’apertura del convegno, affrontato da “Peppinella“ Di Filippo – strano a dirsi per un ingegnere – è stato interamente improntato alla dimostrazione di come la ricerca e l’investimento in tecnologia siano del tutto funzionali all’estetica delle costruzioni. Con la sua brillante Poliforma, la Di Filippo è infatti leader mondiale nella realizzazione di stampi e casseri per edilizia: dispositivi ingegnosi, riutilizzabili e soprattutto a basso costo, che grazie alla vetrificazione del polistirolo permettono di dare qualsiasi forma alle costruzioni edilizie, non solo nelle strutture, ma anche nel rinnovato interesse agli aspetti decorativi.
Peppinella, dopo aver dato sfoggio a importanti richiami culturali al geniale architetto Gaudì (di cui ha curato il restauro di un’abitazione ad Alicante in Spagna), ha presentato due tra gli importanti successi conseguiti dalla sua azienda, la ristrutturazione dei bugnati dello storico Ponte Corsica a Milano e gli allestimenti interni di un complesso storico ad Alicante in Spagna. “Risultati sino a pochi anni fa impensabili, sia in termini di costi che di possibilità di realizzazione: oggi – spiega l’Ingegner Di Filippo – le maestranze capaci di realizzare tali lavori non esistono più. Gli stampi e i casseri della Poliforma invece permettono anche al comune operaio edilizio di compiere lavori degni delle Soprintendenze, il tutto a costi ridotti”.
La Poliforma, oltre al bagaglio tecnico acquisito con la realizzazione di opere scenografiche, è leader mondiale di settore: un know-how teramanissimo, quello della Di Filippo, frutto certamente di genio e di applicazione, ma anche di difesa del patrimonio intellettuale. L’azienda infatti si caratterizza per la sua ricerca avanzata nei materiali, ma anche come titolare di numerosi brevetti internazionali.
All’intervento tecnico dell’ingegner Di Filippo hanno fatto da complemento le prospettive dell’Associazione Nazionale Costruttori Edili, espresse dal piceno Alesi. “Mio nonno costruiva case. Mio padre lo stesso. Anch’io costruisco case. Eppure in tre generazioni nulla è cambiato nel modo di tirarle su: in Italia ci si è curati poco dell’aspetto estetico dell’edilizia. In città c’era bisogno di metri cubi abitabili. Oggi, con la fine della bolla speculativa sugli immobili – che negli ultimi anni di crisi ha pompato oltre misura ancora il cemento armato – nel mercato edilizio si assisterà a ciò che è avvenuto con le automobili. La domanda di case si diversificherà in una costante richiesta di personalizzazione (esigenza già emersa con il mercato delle finiture di pregio). A quel punto, statene certi, si tornerà a parlare di belle case”.
Alessandro Misson
Pubblicato su “La Città”, maggio 2005


