Filippo Tommaso Marinetti secondo Giordano Bruno Guerri

Presentato alla Banca di Teramo un libro sul padre del Futurismo.

È stato presentato venerdì 27 marzo a Teramo, presso la Sala Carino Gambacorta della Banca di Teramo, il nuovo libro di Giordano Bruno Guerri: “Filippo Tommaso Marinetti. Invenzioni, avventure e passioni di un rivoluzionario” (Mondadori, 2009).

A distanza di un anno dall’uscita del suo ultimo lavoro – dedicato a Gabriele D’Annunzio e che lo ha visto protagonista, tra l’altro, nella stessa Banca di Teramo lo scorso 27 gennaio – Giordano Bruno Guerri, storico e Presidente della Fondazione Vittoriale degli Italiani, racconta la vera vita del “genio” che fu l’iniziatore del Futurismo: Filippo Tommaso Marinetti.

L’evento – che ha visto la partecipazione di un pubblico numeroso e attento – si è svolto alla presenza del Presidente della Banca di Teramo, l’Onorevole Antonio Tancredi, dell’autore, Giordano Bruno Guerri, e del giornalista e critico letterario Simone Gambacorta.

Dopo aver sottolineato la “caratura” della mole di opere prodotte in questi anni dallo studioso, Simone Gambacorta ha posto l’accento sul fatto che la trattazione su Filippo Tommaso Marinetti corre in qualche modo in parallelo con quella scritta su Gabriele D’annunzio, perché entrambe sono dedicate a due uomini che hanno avuto un’importanza capitale nella storia e nella cultura – non solo italiana – del tempo.

La necessità ‘marinettiana’ di cambiare la scena intellettuale dell’epoca – ha rilevato Simone Gambacorta – nasce da una peculiarità intrinseca a colui che fu “un uomo solo al comando nell’ingresso della modernità”: la dirompenza.

Una dirompenza, quella di Filippo Tommaso Marinetti, che gli ha permesso di farsi dissacratore e insieme motore di cultura, introducendo per primo (a livello teorico e pratico) il concetto – mutuato dal lessico militare – di “avanguardia”. Oltre che alludere ad una funzione di tipo ‘militante’, infatti, l’avanguardia futurista segna la prima vera rivoluzione culturale in Italia quattro secoli dopo il Rinascimento.

“L’ingresso della modernità”, tuttavia, è caratterizzato anche da altri elementi: la capillare diffusione del fenomeno futurista e la rilevante “funzione anticipatrice della contemporaneità” assunta dall’esperienza di Marinetti, come si vede nell’attuale sistema di comunicazione, in cui “prevale non tanto la qualità intrinseca del prodotto culturale, ma la capacità di diffonderlo”.

Nella ‘circolarità’ del discorso tenuto dal critico letterario, le due figure di Gabriele D’annunzio e di Filippo Tommaso Marinetti presentano, pur nella diversità, una comunanza di tratti – la “libertà” e la “felicità” – che sono quelli tipici del “genio”, ovvero di quel “furor” creativo che per entrambi fu ‘sciolto’ in vita e poi ‘imbrigliato’ dopo la morte.

Giordano Bruno Guerri ha poi spiegato le ragioni del suo libro, scritto – dopo lunghe e difficili ricerche – per rendere giustizia alla “vita affascinante” di Filippo Tommaso Marinetti, figura da sempre trascurata da parte della critica (che solo di recente, in realtà, ha riscoperto il Futurismo).

Questa “biografia romanzesca” – fatta di “invenzioni, avventure e passioni” – esce allora volutamente in anno, il 2009, in cui si celebra in tutta Italia il centenario della nascita del Futurismo ma non il suo inventore, colpevole di “damnatio memoriae” per due motivi principali: l’aver aderito al Fascismo ed essere stato un uomo “libero e felice”.

Giordano Bruni Guerri ha esaltato la capacità innovatrice di Filippo Tommaso Marinetti – poeta, editore, romanziere, saggista – “artista e rivoluzionario” vissuto fuori dagli schemi, ma anche “strepitoso organizzatore” di un movimento culturale vastissimo, quale appunto il Futurismo, che aprì le porte all’attuale globalizzazione.

Il libro rivela una verità finora sconosciuta anche in merito ad alcune “leggende” sorte attorno alla figura marinettiana: nato ad Alessandria d’Egitto e formatosi a Parigi, Filippo Tommaso Marinetti amava la patria che più la libertà. Legato al Fascismo, che lo accompagnò per tutta la vita, fece liberare alcuni antifascisti; si batté inoltre coraggiosamente, unico fra tutti gli intellettuali in Italia, contro la promulgazione delle leggi razziali. Si deve infine a lui se nel nostro Paese non si ebbe, a differenza della Germania nazista, una campagna contro la cosiddetta “arte degenerata”.

A fronte di tali meriti, assurda risulta – secondo Giordano Bruni Guerri – la ‘condanna’ riservata a questo personaggio. Infondata anche l’accusa che lo vuole (com’è apparentemente dichiarato dalla poetica futurista) scarso estimatore delle donne: Filippo Tommaso Marinetti, infatti, propugnava un ideale di donna diverso e più alto rispetto ai modelli del tempo, cioè una donna che fosse “libera e felice”, che avesse diritto di voto, parità salariale, ecc.

Un altro lato della personalità marinettiana messo in luce dallo studioso è la generosità: nato ricco, Filippo Tommaso Marinetti perse tutta la sua fortuna per sostenere il movimento da lui creato, provvedendo economicamente agli artisti, pubblicando i vari manifesti, organizzando mostre e ‘serate’ futuriste. Se all’epoca fu la famiglia a pagare il prezzo di questa larga e dispendiosa attività, essa oggi raccoglie – grazie al possesso di un’enorme collezione di opere futuriste – l’eredità, materiale e simbolica, di ciò che fu interamente prodotto dalla mente di un unico e grande “genio creatore”.

In conclusione, il libro di Giordano Bruno Guerri colma certo una lacuna negli studi dal punto di vista storico e documentario, ma ha anche il pregio non comune di ‘estendere’ la vita di Filippo Tommaso Marinetti a quella dei suoi lettori, grazie all’efficace analisi psicologica condotta dall’autore e ad una scrittura che, come ha sottolineato Simone Gambacorta, è sì fedele, attenta, “adesiva alla biografia”, ma anche dotata di fine bellezza e capacità narrative.