Intervista a Renato Zero

Dopo tre anni, il 20 marzo esce il nuovo album di Renato Zero “Presente”, con diciassette nuove canzoni. L’attesa dei “fan” è notevole, tali e tante sono le emozioni che ha saputo dare con le sue canzoni e con la sua personalità carismatica e insolita. Messi in soffitta da molto tempo i travestimenti, torna con la propria statura di artista sostenuta dalle sue magie poetiche in musica.

Renato Zero oggi: l’attesa dei “fan”

Ecco come lo attendono, in un blog del 4 febbraio 2009 (“20 marzo il nuovo disco le nostre previsioni”, su Kataweb.it), che meglio di ogni altra cosa fa sentire qual è l’oggi di Renato Zero: il blog nel suo forum (“renato news”) ha aperto un “Post” per “raccontare le vostre previsioni, ossia i 17 temi che secondo voi è andato a toccare in questo nuovo album e raccontateli canzone per canzone… Praticamente non dovrete ipotizzare solo l’argomento trattato ma anche raccontare l’ipotetica canzone”. E’ significativa l’attenzione ai contenuti, per questo riteniamo di riportare quelli previsti dall’anonimo animatore dell’originale forum come excursus sui motivi e sui sentimenti che ispirano Renato Zero: “Credo che nelle 2 o 3 canzoni d’amore ancora una volta – si legge nel blog – racconterà un amore travagliato, quasi impossibile, un’altra potrebbe invece parlare di un amore finito. Un altro argomento che secondo me tornerà ad affrontare è la politica, sparando a zero contro tutti gli schieramenti politici e mettendoci in guardia da loro. Un’altra ipotetica canzone la immagino autobiografica, un Renato deluso, amareggiato e arrabbiato magari, perché no, sempre nei confronti dei potenti nonché dei politici, in questo caso facendo riferimento alle mancate promesse per la realizzazione di Fonopoli. Potrebbe esserci anche un brano che concerne la violenza sulle donne, non lontano dalla bella ‘Digli No’. Prevedo (ovviamente sono solo mie supposizioni) una canzone che ancora una volta tratti l’omosessualità, ma ho qualche dubbio su come potrebbe essere strutturata, ossia da una parte il solito Renato che si schiera con loro, oppure un Renato che in un certo senso polemizza con tutto ciò che è avvenuto negli ultimi anni con l’Arcigay, un dubbio amletico il mio. Un’altra invece potrebbe parlare del rapporto coi suoi ‘sorcini’, argomento che non tratta da molto tempo ed anche qui lo vedo in duplex, un po’ combattuto tra l’amore che ha per noi e la privacy che troppe volte è stata violata dai suoi fans. Potrebbe poi aver scritto una nuova canzone per la mamma che non c’è più, quindi uno dei suoi brani struggenti ma bellissimi in cui la descrive e ricorda i momenti più belli. Non escluderei anche un testo che in qualche modo possa riguardare proprio il nostro mondo, ossia Internet, quindi le relazioni d’amore e d’amicizia che si creano e forse, ma dico forse, potrebbe essere contro i nostri amatissimi computer! Poi pensavo, e se avesse scritto una specie di Amico del 2000? Perché no, potrebbe anche aver cantato ancora una volta l’amicizia, il valore degli amici di una volta e non quelli da lui acquisiti negli ultimi anni. Dopo aver citato un po’ tutti i parenti nelle sue canzoni, dopo la seconda nipotina potrebbe averne scritta una in cui parla dei nonni, lui in prima persona e il rapporto ovviamente gioioso con le sue nipotine nonché gli anni che passano inesorabilmente…La mia immaginazione mi porta anche a pensare poi a un testo che narra di se stesso, soddisfatto di ciò che ha ottenuto e di ciò che è diventato, un uomo che nonostante il successo ha ritrovato la libertà nel condurre una vita normale, e questo lo dico perché in questi ultimi anni in cui è stato assente dal palcoscenico ha vissuto una vita normalissima fatta di passeggiate domenicali per le vie del centro, bar, supermercati, uscite con gli amici… Non mi stupirei, visti gli episodi degli ultimi anni, se tornasse a parlare anche di pedofilia che è stata anche agevolata proprio dal web. Potrebbe aver scritto una nuova canzone sulla gente, ma stavolta in maniera diversa, ossia l’odio che si è venuto a creare nei confronti di tutto e di tutti, negli ultimi anni ci sono stati tantissimi fatti di cronaca come ad esempio omicidi tra vicini di casa, oppure liti banali sfociate in veri e propri atti criminali. Essendo Renato al passo con i tempi da sempre, non mi sorprenderebbe una canzone che parla del branco, delle baby-gang, di questi giovani che per noia commettono crimini feroci senza scrupoli e quindi un messaggio a loro affinché possano trovare i veri valori della vita. La diciassettesima, ultima e non ultima? Renato è solo di Renato! Un messaggio chiaro a tutti che Fiacchini è di Zero e Zero è di Fiacchini”. Aggiunge l’animatore del forum: “Dopo che sarà uscito il disco vedremo chi si è avvicinato di più alla realtà”. Ovviamente la verifica riguarda anche lui stesso, ma non la faremo; abbiamo riportato le sue ipotesi perché sono un’efficace descrizione proveniente dall’ambiente dei “fan” su com’è l’artista di oggi.

Lo confrontiamo con l’artista di ieri, quale appare nell’intervista rilasciataci nel novembre-dicembre 1994 per “Nuova Dimensione”, il periodico socio-economico che allora dirigevamo. Trascriviamo le “10 domande a Renato Zero. Dal carrozzone alla carovana”, con le risposte intervallate dai testi di alcune delle sue canzoni più suggestive, come avvenne nella pubblicazione citata. Si vedrà che il suo “ieri” si collega strettamente al suo “oggi”: “Un ritorno trionfale, possiamo definirlo”, si legge nell’intervista del 1994; ebbene, l’attesa per l’uscita del suo “Presente” evoca la stessa definizione.

Renato Zero ieri: “Dieci domande dal carrozzone alla carovana”

“Renato Zero è stato un personaggio “out”, e questa potrebbe sembrare una notazione negativa, se è vero che per sentirsi “a la page” occorre essere “in”. Ma con il nostro “out” ci riferiamo ad una peculiarità positiva: l’essere stato al di fuori dei luoghi comuni che caratterizzano tanti personaggi di successo, il rappresentare qualcosa di non misurabile dalle classifiche delle “hit parade”. Per lui, a partire dal nome d’arte, tutto è sempre stato enigmatico, sorprendente ma nello stesso tempo vivo e vitale. Verifichiamo il suo percorso artistico e umano, dalla partenza individuale e sofferta, all’approdo sociale e gioioso. Le sue risposte ci fanno rivivere un passato prestigioso, un’avventura che continua, aperta ai giovani e quindi alla speranza.

D. Cominciamo dall’enigma del suo nome d’arte. Da dove viene Renato Zero? E’ solo una scelta nominalistica, o sottende anche motivazioni profonde, personali o d’altra natura?

R. Zero è l’infinito, l’eterno, l’essere e il nulla; il passato che esiste solo nella nostra memoria; il presente che si distrugge nell’attimo stesso in cui si realizza, il futuro che non è ancora. Zero è l’infinitamente grande e piccolo, l’universo, l’atomo. Nessun sistema scientifico, matematico, filosofico esisterebbe senza questa non-entità: “zero”!

D. Dall’enigma e dall’originalità del nome all’enigma e all’originalità dei suoi atteggiamenti. Ha giocato abilmente sull’ambiguità accentuandone comunque ogni tratto. E’ stata una ricerca calcolata di anticonformismo oppure un’esigenza personale ed autentica di libertà di espressione?

R. Non lo so… Lo chieda al mio analista! Io mi guardo intorno, partecipo con l’anima e canto, senza condizionamenti, tutto ciò che vedo e che rifiuto. Sulla scena continuo ad essere ciò che sono nella vita. Fare spettacolo per me significa suscitare emozioni, essere creativi, ma soprattutto rompere gli steccati della banalità. La società inscatola le menti, l’arte apre le porte alla fantasia, ai sogni, ai desideri, all’inconscio che alberga al di là degli stereotipi.

Il Carrozzone, di F. Evangelisti – P. Pintucci

Il carrozzone va avanti da sé
con le regine, i suoi fanti i suoi re…
Ridi buffone, per scaramanzia,
così la morte va via!
Musica, gente, cantate che poi
uno alla volta si scende anche noi…
……….
E il carrozzone riprende la via
facce truccate di malinconia…
Tempo per piangere, no, non ce n’è,
tutto continua anche senza di te…
Bella la vita che se ne va…
vecchi cortili dove il tempo non ha età,
i nostri sogni, la fantasia…
ridevi forte e la paura era allegria!…

D. L’ambiguità veniva espressa anche dai travestimenti, rimasti famosi ed impressi nel ricordo di tutti. Quale significato attribuiva a questa “diversità” così visibile ed ostentata?

R. Anche l’abbigliamento per me vuole essere “rifiuto di definizione”. Il mio abbigliamento ha lasciato tutti imbarazzati, così come il mio atteggiamento di confusione sessuale. Entrambi rappresentano un rifiuto, cioè quello di accettare gli stereotipi. La mia espressione ha voluto essere una dimensione nuova; una proiezione artistica tale da generare confusione, nel senso etimologico del termine “con-fundere”. Credo che dal mescolare insieme senza distinzione e senza ordine, dal turbare l’ordine precostituito, possa nascere un nuovo ordine. E così è stato. Paradossalmente assumendo contorni e profili precisi “Zero” è diventata la sublime indeterminazione o, se si preferisce, la massima apertura al disordine.

L’ultimo Luna-Park, di Renatozero – Evangelisti – Conrado – Renatozero

L’ultima sera,
l’ultima storia,
l’ultimo Luna Park…
E tu che sogni
mentre la giostra va…
Se avrai mai
tempo, tu
per un giro in più…
Cavalli bianchi
negli occhi stanchi,
fantasmi di un’età…
E’ amaro il girotondo
che t’ha insegnato il mondo!
Dondolando dolcemente
s’abbandona la tua mente…
Non sei più grigio, non sei vecchio…
Sei quel bambino nello specchio!
Dondolando dolcemente
la vita ti sorprenderà…
La musica finisce qua!…

D: Un altro ricordo della sua storia personale. La sigla di una trasmissione nazional-popolare, con l’esclamazione “Viva la Rai”, ripetuta enfaticamente – posso sbagliare – tra una cascata di gettoni d’oro. Il massimo del kitsch consumistico, e dell’ossequio alla banalità. Come mai questa caduta verticale rispetto alla sua positiva “diversità”?

R. Questa domanda mi lascia stupito! Del resto nella vita contano più le domande che le risposte; le domande sono la chiave di tutto. C’è gente che a 80 anni non ha ancora dato risposta ai propri interrogativi. Eppure in questo continuo porsi delle domande e tentare, sia pure invano, di rispondere c’è l’essenza della vita stessa che è una perpetua domanda. “Viva la Rai” “non è la Rai”, bensì soltanto un’ironica e melanconica parodia del sistema. Proprio ostentando l’eccesso, il kitsch – come lei lo ha definito – si illumina l’altra faccia della luna: la banalità del presente.

Non sparare, di Renato Zero – Pintucci – Renatozero

Lasciai lo stuolo…
L’albero, il nido mio,
presi il volo e andai… dove andai…
Credevo il mondo,
avesse rispetto di me,
delle mie ali,
della mia libertà!
Guardami, volteggiare…
prima di sparare!
Vecchio cacciatore,
hai volato mai? L’hai fatto mai?
Da quassù scopro te…
Scopro il tuo dolore,
il tuo mondo, muore!
Risparmiami almeno,pensando che sono…
rimasto da solo anch’io:
lasciami al cielo,
all’ultimo volo mio!
……….
Guardami, seguo anch’io,
la mia triste sorte…
…Ma non sarà la morte…
Se mai la tua mano, esiterà,
una vita alla vita darà!
Se mai volerò, anche tu, volerai: con me!!!
… Non sparare!

D. Ed ora una carrellata sulla sua storia di artista, sulle sue canzoni dell’epoca d’oro. Ce ne sono di indimenticabili, “Il carrozzone” innanzi tutte…Cosa voleva esprimere con le sue canzoni più sentite e personali e cosa ne ha tratto sul piano umano e artistico?

R. Cosa dire? Mi viene in mente un breve passo di Jung che recitava: “la mente conscia si lascia addomesticare come un pappagallo, ma l’inconscio no; perciò Sant’Agostino ringraziava Dio di non averlo fatto responsabile dei suoi sogni”. Questo per dirle che le mie canzoni sono il sogno che ha accompagnato la mia vita e neppure io ne sono responsabile, né del tutto consapevole. Probabilmente con “il carrozzone” volevo esprimere la forza dell’amore per mio padre, che pur essendo grande non è stata in grado di fermare il declino dell’uomo. Tutto scorre e “il carrozzone”, cioè la vita, come l’essenza parmenidea, è in continuo divenire e in questo moto melanconico si trasforma e in ogni momento successivo è qualcosa di diverso dal precedente.

La tua idea, di Renatozero

E’ meglio fingersi acrobati
che sentirsi dei nani
spendere tutti i sogni
eludendo i guardiani
finché il tuo cuore è intatto
e il tuo coraggio non mente
ti ritroverai uomo dietro un fantasma
di niente.
Ti mostrano il sorriso e poi li scopri assassini
ti vendono la morte pur di fare i quattrini
e sulla pelle del tuo ultimo fratello innocente
c’era rimasto un buco solamente
……….
Chi di violenza vive forse ha quella soltanto
prendi la gioia al volo prima che sia rimpianto
la tua macchina rossa potrai averla anche tu.
Ma non è a trecento all’ora che vivrai di più.
La tua idea la tua idea…

D. Ci può adesso inquadrare la fase “eroica” della sua vita artistica nel contesto musicale dell’epoca? Quali sono stati i rapporti di un artista come lei, così diverso, con i suoi ammiratori? La sua idea di “tenda” permanente di Zerolandia – come il “carrozzone” altra dolente e insieme trascinante immagine circense – quale impatto ebbe nel mondo dei giovani?

R. Non sono un sociologo, quindi non sono in grado di valutare quale sia stato l’impatto della mia musica sui giovani. Posso dirle che a me non interessa avere maree di fans in delirio, ma una folla attenta che capisce le cose che ho da dire e i miei “sorcini” lo sono stati. Io non sono un mito da manifesto, come quelli che si vedono esposti sui cartelloni, ma un artista, un uomo che è arrivato dov’è solo grazie alle sue scelte. Non mi ha mai interessato la gloria di un solo giorno, bensì un rapporto con il pubblico solido, continuo e soprattutto coerente nel tempo, anche se la coerenza si paga sulla propria pelle.

Metti le ali, di Renatozero – Conrado – Renatozero

Metti le ali bambino mio,
alla tua innocenza,
Cogli il fiore, se no muore…
Prima che sia violenza!
Metti le ali bambino mio!
Dormi e non sognare…
i batteri, la diossina,
l’energia nucleare!
……….
La stella tua ti ama non ti lascerà!!!
Metti le ali bambino mio,
fra una bugia ed il male…
fra gli sconfitti desideri,
dell’ultimo Natale!
Riprenditi le storie,
di malandati eroi…
Vivi sulla tua nuvola se puoi.
……….
Metti le ali bambino mio,
vola e non pensare…
Finché ancora sarà un cuore…
Finché sarà l’amore…

D. Continuiamo ad esplorare il percorso artistico ed umano di Renato Zero. Come vive un artista il riflusso dal successo prima, e il ritorno sulla ribalta poi?

R. Il “riflusso” è stato una mia scelta, un isolamento volontario che mi ha permesso di cambiare, evolvermi, conoscermi meglio. Ho sentito il bisogno di eliminare una maschera diventata troppo pesante, ma anche di lasciar evaporare il divismo che aveva ormai assunto tratti esasperati. Oggi, il mio ritorno è soprattutto volontà di trasmettere ai giovani un messaggio d’amore e di bontà; quell’amore che è stato negato dai genitori forse troppo distratti ed egoisti.

Grazie a te, di Renatozero – Conrado – Renatozero

Ti dissi, non arrenderti!
… Ero già pronto a difenderti,
perché questi mali tuoi,
furono un tempo i miei.
Ti ho aiutato a credere
che si può resistere…
Non sempre si può scegliere…
Non sempre si può vincere…
Io,
quanta strada io!
Quante sconfitte, io!
Questa paura da quant’è che dura?!?!
Io,
quanti errori io…
……….
E ti dirò,
la poesia la più bella che so!
Non puoi toccare le nuvole,
se non conosci le lacrime!
Se solo sai la tristezza cos’è,
sarà lei ad aver paura di te!
Queste luci, che avvolgono me,
se avrai occhi faranno giorno anche in te.
Tu segna i passi miei, vuoi?
Io, non ti tradirei, mai!
Grazie a te,
se metto l’amore anche dove non c’è…

D. Un ritorno trionfale, possiamo definirlo. Per lei questo miracolo si è verificato con due componenti, ci pare: la rinuncia ai travestimenti, la scelta di temi accattivanti, addirittura religiosi. Qual è stata l’ispirazione di questa mutazione e come si colloca in un mondo giovanile che appare così preso dalle esibizioni del karaoke? Il suo nuovo corso artistico non ci ha tolto qualcosa del vero o almeno del primo Renato Zero?

R. La coerenza della mia espressione artistica, cioè il prendere le distanze da tutto ciò che è ipocrisia, è netta e più che mai visibile. Ciò che è sicuramente mutato sono le forme attraverso cui si esprime la provocazione e la denuncia. Sono maturato e con me il mio pubblico. La gente ha scoperto l’uomo Renato Zero ed io ho vinto le tante paure che nascondevo dietro la maschera, ma nessuno è perfetto e tanto meno lo sono io. Rispetto al tema religioso, c’è da dire che quello di credere in Dio è un messaggio ereditato! Un Dio in cui cerco di trovare tutto ciò che non riesco a dire o a fare; la sicurezza che non trovo né in me stesso, né negli altri. Per me, Dio è lo specchio fedele di una coscienza che non ha paura di se stessa.

Svegliati, di Renatozero – Conrado – Renatozero

Svegliati,
fai sentire che esisti,
che non sei
un orgasmo di più…
Svegliati,
non lasciarti imbrogliare!
Non abituarti mai al dolore…
Apri gli occhi… Apriti all’amore!
Tentano
Di cambiare i tuoi piani…
……….
Svegliati,
dai respiro ai pensieri!
Sforzati, di cambiare anche tu…
Prova un po’ a riscoprire le stelle…
a sentirti dentro alla tua pelle,
prova un po’ a contare fino a mille!!!
Svegliati!!!
Svegliati… fai sentire che esisti!!!
Credo in te,
come credo al domani…
Credo che una strada ci sia…
So che noi, noi saremo migliori…
Senza più la maschera di cera…
Con un solo Dio una sola bandiera!
Svegliati!!!
Svegliati!!!

D. Il suo ritorno sulla grande ribalta ci ha presentato, dunque, un artista nuovo. E’ vero che il suo rapporto con i giovani è stato sempre molto vivo, ma nel suo ritorno lei ha lanciato una grande iniziativa sociale proprio per i giovani, Zerolandia è diventata Fonopoli… Ce ne parli.

R. Fonopoli è il mio grande progetto. Oggi siamo circa 10 mila iscritti, abbiamo raccolto quasi un miliardo di lire e disponiamo di un luogo d’incontro. E’ sull’Ardeatina, 16 ettari di terreno agricolo, ci è stato donato dalla Fondazione Santa Caterina delle Rose. In questo luogo i ragazzi possono coltivare la terra e utilizzarne i prodotti. Spero che in futuro, Fonopoli possa insegnare nuovi mestieri, così come rivalutare figure professionali oggi scomparse come ad esempio l’ebanista, il mastro vetraio.

Potrebbe essere Dio, di Renatozero – Conrado – Renatozero

Se c’era un Dio da discutere…
Adesso, non c’è più.
Sei troppo ingenuo da credere,
che un Dio, sei tu…
……….
Se mai, un Dio, non ce l’hai,
io ti presenterò il mio…
Dove abita io, non saprei…
Magari in un cuore, in un atto d’amore,
nel tuo immenso io, c’è Dio…
… Potrebbe essere Dio…
E tu, al posto suo,
mi tradiresti?
Mi uccideresti?
Mi lasceresti senza, un Dio?
Se mai, non sarà Dio,
sarà ricostruire…
Se mai, lo ritroverai,
in un pensiero, in un desiderio,
nel tuo delirio, nel tuo cielo…Dio!!!

D. Ci parli ancora di come vede i giovami oggi. Pensa veramente di essere il “pifferaio buono”? E cosa sente di voler dire ai giovani, a chiusura di questa intervista?

R: Non mi sento il “buon pifferaio”, ma a differenza del passato, in cui scrivevo pensando di essere ascoltato da una moltitudine, oggi immagino di rivolgermi ad una sola persona. Nell’“imperfetto”, il mio ultimo disco, sento il bisogno di parlare di politica e della mia città: Roma. Da solo, come ho sempre fatto, ho scelto di lottare e denunciare chi sfrutta gli altri, chi toglie i ragazzi dalla scuola e li manda per strada. Del resto, cosa si può rimproverare ai giovani di oggi? Sono vissuti guardando in Tv guerre e massacri, con un vago concetto della famiglia! I sassi gettati sull’autostrada sono il segnale, il sintomo patologico, il dramma di chi vuole farsi sentire perché probabilmente non ha nessuno che lo ascolta. Io non giustifico questi ragazzi, tutt’altro, ma sento il dovere di capirli. Siamo tutti un po’ stanchi. Di Pietro con il suo grande lavoro ci ha quasi spento la speranza. Ora è tempo di rinascere anche se imperfetti.

L’intervista a Renato Zero è terminata. La sua nuova immagine non è un mero “look”, ma una sorta di ritorno al futuro, dopo un passato enigmatico e singolare. Il video di uno dei dischi con i quali è tornato ai vertici nel successo di critica e di pubblico, ce lo mostra in un’atmosfera incantata, sospesa nel tempo e nello spazio. Grande suggestione, quasi magia. Senza dubbio una “nuova dimensione”. Ma nel mondo di Renato Zero la realtà è ben presente, e con essa i problemi dei giovani. Per questo ha avuto toni di forte solidarietà per la loro condizione esistenziale ed umana; ed ha parlato con orgoglio del suo concreto impegno in Fonopoli, una realtà che va ben oltre il campo musicale per entrare in una più vasta dimensione di vita. Senza alcun riferimento alla metafora politica oggi in voga, possiamo concludere che la lunga marcia di Renato Zero continua. Ma non è solo: con i suoi giovani è passato dal “carrozzone” alla “carovana””.

Novembre-Dicembre 1994
(Le canzoni dalle quali sono stati tratti i brani riportati sono edite da Rca/Zeromania Music – Roma)

2 Responses to Intervista a Renato Zero

  1. cate_zero 16 ottobre 2009 a 17:41

    Renato Zero…un grande…un mito…
    tutta la mia vita…
    GRAZIE!!!!!

  2. Debby e Marco 26 marzo 2009 a 22:41

    Salve,
    siamo gli Autori-Admin del su citato Blog su Renato Zero, ci fa molto piacere che lei abbia scelto il nostro blog per rappresentare l’attesa dei fans di Renato Zero per il nuovo disco PRESENTE.
    Ci siamo un pò tutti avvicinati alle previsioni circa il disco fatte in quel Post da lei riportato anche se non le abbiamo indovinate proprio tutte ;-)
    Vorremmo comunque complimentarci per questa Intervista, seppur non recente perlomeno è stata fatta con criterio e soprattutto con domande molto interessanti, cosa che purtroppo oggi nessuno fa con Renato Zero dato che gli vengono poste sempre le stesse banali domande.
    Comunque per chi ci volesse venire a trovare ricordiamo il Renato Zero Blog che si occupa anche di tematiche sociali attraverso le canzoni di Renato, quindi non un Blog che esalta il cantante ma che riflette sui temi delle sue canzoni rapportandoli alla vita di tutti i giorni.
    Abbiamo segnalato questa Intervista anche sul nostro Blog.
    Un saluto a tutti in particolare all’Autore dell’articolo.

    http:// debbyzero.blog.kataweb.it

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