La suggestiva strada che dalla Valle Peligna s’inerpica verso la Piana di Navelli, meglio conosciuta come le svolte di Popoli, teatro di memorabili rally e corse di auto sportive, svela ad un certo punto una deviazione che indica un paese dal nome curioso, ma che vale la pena di raggiungere: San Benedetto in Perillis.
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Come accade in tutti i luoghi che finalmente appaiono, ormai insperati, alla fine di un lungo percorso tortuoso, le sorprese e le suggestioni non mancano davvero e si scopre che valeva la pena di fare quella deviazione. A partire dalla necropoli del Colle di Santa Rosa, in cui sono state rinvenute tombe del VII e del VI secolo a.C., la visita al paese è un vero viaggio nel passato. Lo stesso borgo è antichissimo e la sua origine si fa risalire addirittura all’ VIII secolo, quando alcuni gruppi di longobardi si sarebbero stabiliti qui ad affiancare una comunità di monaci, che a sua volta aveva costruito il proprio monastero sul luogo dove era un’ antico villaggio della tribù italica dei Vestini, ampliata poi da romani conquistatori. Nel 1074 Trasmondo, vescovo di Valva (la diocesi dell’odierna Corfinio), sfruttando una donazione di Ugo di Gerberto decide di far costruire a San Bendetto un importante centro per promuovere la diffusione del monachesimo in quelle terre: prima nella circostante valle Tritana e poi in tutto il territorio aquilano.
Il primo centro abitato, per la presenza del monastero al suo interno, fu costruito come un borgo fortificato. Inizialmente alla sua difesa provvedeva una semplice cinta di mura, rafforzata successivamente con la presenza di torri a base circolare che sono ancora oggi visibili sul lato sud-orientale. Un’ulteriore potenziamento delle mura, di cui oggi si vedono tracce, fu fatto nel corso del Quattrocento. A questa fase di lavori di ampliamento delle fortificazioni dovrebbe risalire anche la costruzione della porta d’ingresso ad arco e la difesa collegata, che secondo la terminologia dell’architettura militare è detta rivellino.Ma è la stessa abbazia ad essere fortificata, o meglio ad essere divenuta parte integrante del borgo fortificato, come dimostra il grosso torrione sul lato destro della facciata, ben conservato nella sua struttura sebbene ridotto in altezza. Un’altra torre, questa volta a base quadrata e oggi divenuta un’abitazione privata, è ben visibile a lato della piazzetta rialzata sulla quale sorge la chiesa.
Le sue forme sono molto semplici, con un portale in pietra dallo stile molto lineare e pulito, decorato con vari motivi tra cui una croce longobarda, che si ritrova scolpita anche sulla facciata. Sul retro si trovano il campanile, del tipo a vela, e le tracce abbastanza evidenti di un’altro portale d’ingresso, che svela agli studiosi di come nel corso dei secoli l’orientamento della chiesa abbia cambiato verso.Aguzzando la vista, tra le figure scolpite sulla pietra si potrà scoprire il famoso “bigatto”, un’animale fantastico formato dall’unione grafica di due felini, da alcuni ritenuto uno dei simboli usati dai Templari. All’interno si nota la sovrapposizione di vari stili architettonici ed artistici, prova del susseguirsi di varie fasi costruttive e decorative, dal romanico al gotico, con alcuni interventi rinascimentali.
Un’iscrizione con la data del 1345 ricorda il momento della riconsacrazione della chiesa, resa necessaria dal fatto che era stata sconsacrata per colpa dell’eccidio commissionato tra le sue mura dal feudatario aquilano Lalle Camponeschi. Restaurate negli anni ‘70, le pitture sono molto interessanti e tra esse vale la pena di ammirare, sopra al portale di ingresso, il frammento di una Madonna col Bambino, dipinta tra la fine del Quattrocento e gli inizi del Cinquecento. Di un certo valore anche le tele come la Madonna del Rosario, che porta la data del 1570 anche se gli studiosi nutrono dubbi su di essa: la festa del Rosario venne istituita da papa Pio V in seguito alla battaglia di Lepanto, avvenuta però nel 1571. Il quadro mostra infatti la Madonna seduta in trono mentre dona il rosario ai santi Domenico e Caterina, e sullo sfondo ha il Papa e gli altri protagonisti della battaglia: Giovanni d’Austria, Filippo II, Anna d’Asburgo e Margarita d’Austria. È quindi facile che quella data vada letta come 1576 o 1579, e che sia stata male interpretata in fase di restauro. Un’altra tela, sulla parete di sinistra, raffigura la Madonna col Bambino e Santi.
La visita del suggestivo borgo permette di scoprire la bellezza dei vari portali in pietra, con gli architravi e gli stipiti decorati, e le curiose serrature a paletto trasversale in legno che sono una particolarità locale. Il piccolo Museo della Civiltà Contadina conserva numerosi reperti archeologici di epoca Neolitica trovati nei dintorni e un frantoio di metà Ottocento, ancora funzionante.
Giovanni Lattanzi

