Lungo statale 17 che da L’Aquila scende verso Navelli, dopo aver superato il borgo di Bazzano, una frazione del capoluogo, si raggiunge un bivio che sulla destra porta verso San Demetrio ne’ Vestini. Esso appartiene a quella vasta schiera di paesi di solito trascurati dai consueti percorsi turistici perchè non sono sede di una eclatante meraviglia artistica o naturale. Molti di loro, come appunto San Demetrio, sono però ricchi di numerosi monumenti e tesori d’arte sia pur meno noti, ma che meritano senza dubbio una visita.
vedi le foto di San Demetrio ne’Vestini
vedi le foto della chiesa di San Demetrio
vedi le foto della frazione San Giovanni
vedi le foto della chiesa della Madonna dei Raccomandati
Uno degli elementi che spicca nel panorama artistico del paese è la chiesa di Santa Maria dei Raccomandati, appartenuta alla famiglia Cappelli e ricostruita nel 1820 in forme tardo-barocche. Sul fianco sinistro della chiesa attuale, si trova quella più piccola originaria, attualmente dismessa, che presenta un arredo di primo Novecento (come conferma la data – 1903 – sul soffitto di legno a cassettoni, affrescato con motivi di gusto liberty).
Entrando, sulla sinistra, in corrispondenza di una porticina che conduce alla primitiva chiesa, si ammira l’affresco cinquecentesco della Madonna dei Raccomandati. Nelle prime quattro cappelle che si aprono ai lati dell’unica navata di cui si compone la chiesa moderna, si trovano le tele del famoso pittore abruzzese Teofilo Patini, nativo di Castel di Sangro.
Nelle due di sinistra, rispettivamente sono un’Immacolata Concezione e un Santi con un angelo; nelle due di destra il Purgatorio e San Carlo Borromeo fra gli appestati.Il Patini (Castel di Sangro 1840 – Napoli 1906) si formò artisticamente a Napoli nella cerchia di Van Pitloo, del Morelli, di Filippo Palizzi. A questa prima esperienza seguì un soggiorno a Firenze, negli anni Sessanta del XIX secolo, dove il contatto decisivo con la pittura macchiaiola si associò con l’illustrazione di episodi storici legati al Risorgimento (la Battaglia di San Martino, l’Artiglieria italiana al Garigliano), cui seguì una stagione “seicentista” romana, dove il Patini subì l’influenza dei pittori spagnoli del Seicento che vivevano a Roma. Ma dopo una lunga elaborazione e sperimentazione alla ricerca di una propria identità artistica, tornando a Napoli Patini sviluppò il genere della “pittura sociale”, dove metteva in luce realisticamente – ma anche, spesso, con accenti pietistici – gli ambienti e la condizione delle classi più povere: i capolavori possono essere considerati i celebri Bestie da soma del 1886 e Pulsazioni e palpiti del 1888 (esposti nella Sala del Consiglio della Prefettura dell’Aquila), ma anche L’erede, o Vanga e latte. Patini approda in tarda età alla pittura sacra, intorno agli anni ’80, e lo fa dipingendo oltre alle tele di San Demetrio un controverso Crocifisso per San Pelino a Corfinio, Ai piedi della Croce (Castel di Sangro, collezione privata), e diverse raffigurazioni di Santi e di Cristo, come un Cristo nell’orto (L’Aquila, Collegio dei Gesuiti) o un Messia (L’Aquila, collezione privata). Intrigante sapere che il Bologna ha rintracciato nei dipinti di argomento sacro una sottesa simbologia massonica, derivante dalla accertata affiliazione del Patini alla Massoneria.
Proseguendo sul lato sinistro della chiesa si entra nella Cappella del Sacramento. Sugli altari del transetto, a destra figurava fino a poco tempo fa una Visitazione autografa di Luca Giordano, firmata e datata Jordanus f.1663, purtroppo trafugata (se ne può osservare ormai solo il facsimile), mentre a sinistra c’è una Natività, sempre seicentesca.
L’altare maggiore è stato costruito parallelamente alla ricostruzione della chiesa, e successivamente vi sono stati aggiunti una tela di Domenico Caldara (1814-1897) raffigurante Nostra Signora dei Raccomandati con San Demetrio e un angelo e, a fine Ottocento, un baldacchino. In sagrestia sono conservati degli argenti, tra cui una pisside del 1688 e un calice del XVIII secolo. Nella notte di Pasqua vi si svolge la suggestiva tradizione della Madonna Rossa.
A ridosso della chiesa sovrasta la mole imponente del palazzo Cappelli di Torrano, ceduto dal 1954 ai Padri Rogazionisti. L’importantissima collezione d’arte dei Cappelli Dragonetti, custodita nel palazzo, è stata acquisita da Museo Nazionale dell’Aquila. Nel palazzo, i cui spazi interni sono stati stravolti da interventi di ristrutturazione che hanno ricavato piccole stanze dagli ampi saloni, sono conservate poche tele di provenienza per lo più provinciale. Della struttura settecentesca restano le diverse corti e gli ambienti sottostanti, come le ampie scuderie con le volte a botte. Salendo oltre verso le colline si raggiunge il borgo di San Giovanni, una delle sette ville, le frazioni di San Demetrio. Nella chiesa di San Giovanni, fondata nel medioevo, si trova un pregevole affresco rinascimentale della Madonna di Loreto.
Non occorre trascurare poi la chiesa parrocchiale, dedicata a San Demetrio, che si trova lungo la strada principale all’ingresso del paese. Le sua forme sono seicentesche con il campanile che deriva da una torre più antica trasformata. Del corredo artistico, è degna di nota la Madonna del Rosario su tela di Giovan Paolo Mausonio (1592), e una statua equestre di San Demetrio a dimensioni naturali, in legno dipinto. Poco fuori dal paese, lungo la strada verso Stiffe, si trova il bivio che porta al vicino lago Sinizzo, luogo ideale nella bella stagione per trascorrere un po’ di tempo all’aria aperta.
Giovanni Lattanzi

