I politici, le “nuove energie” e la gente che lavora

Quante volte avete sentito i politici, e aggiungo “di ogni schieramento”, proclamare a gran voce che la politica ha bisogno di nuove energie, di giovani, di professionisti, dei “migliori rappresentati della società che lavora”, di “scoprire i talenti nascosti”? Io lo sento dire da quando ascolto i politici, quindi quasi 20 anni. Ma in definitiva vi risulta che la politica si sia mai oggettivamente interessata o rivolta seriamente a queste tanto (a parole) auspicate categorie?

A me non risulta. Eppure anche io ho creduto, per anni, che ai politici seri interessasse davvero cooptare nel meccanismo decisionale, o almeno progettuale, della cosa pubblica quelle persone che nella vita civile dimostravano capacità specifiche nei loro settori professionali.

E, forte di questa convinzione, forse intrisa di fanciullesco candore, ho anche tentato più volte di mettere a disposizione dei politici di turno le mie capacità professionali. Non sono un autocelebrativo, e non cito la mia vicenda perchè ritengo di essere particolarmente importante nel panorama mondiale, o di avere abilità professionali incomprese tali da poter ribaltare la situazione socio-economica del nostro paese, ma semplicemente perchè sono certo che, pur nel suo piccolo, la mia vicenda sia una delle tante emblematiche dimostrazioni pratiche di un modo di agire che accomuna quasi tutti i politici.

In breve. Di mestiere faccio il giornalista, lavoro al quale accompagno quello di fotografo, e da quasi 20 anni divulgo arte e beni culturali, italiani ma anche di paesi stranieri, evidenziandone il carattere di risorsa a fini turistici. Essendo abruzzese appassionato, è naturale che una consistente parte del mio lavoro si svolga in questa regione e questo mi ha permesso di visitare, raccontare e fotografare ogni paese, gran parte delle frazioni, e tutti i beni culturali, artistici e naturalistici esistenti in Abruzzo. Non siamo in tanti ad avere avuto la fortuna di accumulare questo bagaglio di esperienza e soprattutto di conoscenza, un patrimonio che permette in definitiva una visione globale della regione e delle sue ricchezze. Ricchezze, aggiungo, potenziali, perchè sfruttate ancora oggi solo in minima parte a fini turistici, ma questa è un’altra storia (triste anch’essa).

Avendo il mio lavoro per campare ed essendo persona che vive di soddisfazioni e gratificazioni derivanti dal fare e non dall’avere, mi sono permesso di offrire questa mia esperienza a un gran numero di politici di ogni grado, e in particolare ad assessori alla cultura e al turismo che si sono avvicendati negli ultimi 15 anni in vari comuni, in alcune province e alla regione. Risultato: zero. Con alcuni sono riuscito a parlare, altri non mi hanno neppure ricevuto. Il trattamento medio di attenzione è stato quello riservato a un postulante albanese appena sbarcato dal gommone.

Forse ho sbagliato approccio? Forse si; infatti non sono andato a chiedere un posto, un incarico, un assunzione, un contratto, un favore in cambio del voto; ho solo offerto collaborazione senza chiedere nulla. Eppure mi sembrava di aver fatto una cosa normale, ossia il mettere la mia modesta ma concreta esperienza a disposizione della comunità cui appartengo attraverso la persona che la comunità ha designato a rappresentarla. Non che io sia Pico della Mirandola, ne Obama, eppure sembra che in giro per il mondo ci sia qualche editore che mi accorda la sua fiducia da qualche decennio….forse qualcosa saprò fare. Ebbene, con la politica non funziona! O meglio, non ha mai funzionato, tranne in un illuminato caso. Ma una rondine, aimè, non fa primavera.

Il mio modo di vedere la politica è mutato per forza di cose.

Comincio a ritenere vero quel che si dice in giro, ossia che ai politici (ribadisco, di ogni schieramento) intessano solo tre cose: i voti, i soldi per fare campagne elettorali e la visibilità spicciola da palcoscenico per essere rieletti. Confesso che non ci volevo credere. Pensavo che quando uno si espone in pubblico e dichiara di avere bisogno di tutti quelli che hanno buona volontà, idee e voglia di fare, dicesse sul serio. Invece comincio a temere che siano solo menzogne opportuniste.

Forse hanno ragione i maldicenti, quelli che sostengono che ogni politico, alla fin fine, si circonda solo di amici fidati, di yesman ossequiosi, di innocui obbedienti e non pensanti, oppure di fedelissimi di partito. Il resto della società viene lasciato accuratamente fuori dalla porta, anche se potrebbe contribuire fattivamente.

Eppure non voglio ancora convincermi che questo sia davvero il paese dove le porte si aprono solo se qualcuno telefona….qualcuno potente e in alto. Dove non importa quello che sai fare, ma solo chi conosci.

Non volevo credere a tutte queste cose, eppure i tanti politici che ho conosciuto in questi 20 anni mi hanno quasi convinto che tutto questo è invece vero. Non sono ancora del tutto sicuro. Resiste ancora in me la speranza, ancorata all’auspicio che questa nuova generazione di politici giunta ora in regione sia diversa. Il mio intuito mi dice di fidarmi…ma sento anche che la fiducia è ormai agli sgoccioli.

Buon lavoro.