Chiesa di San Pietro ad Oratorium a Capestrano

Nella piana ai piedi Capestrano si trova un piccolo bosco, lungo il corso del fiume, che ospita nel suo cuore un capolavoro di architettura sacra medievale: la chiesa di San Pietro ad Oratorium, fondata forse prima dell’anno mille e resa celebre dal suo quadrato magico.

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Annunciato dal suo poderoso castello che spicca tra le colline già poco dopo aver lasciato Bussi, Capestrano veglia sulla strada che dalla valle del Tirino sale su verso la Piana di Navelli e l’Aquila. Tra i suoi abitanti, già 500 anni prima di Cristo, c’ erano artisti in grado di creare un’ opera d’ arte come quella del famoso Guerriero di Capestrano, una delle più belle sculture picene. La zona archeologica dove venne scoperto, segnalata da cartelli, è ai piedi del paese, lungo la strada, ma per vederlo è necessario andare a Chieti, al Museo Archeologico Nazionale, dove è esposto. L’ imponente Castello Piccolomini (fu poi dei Medici), una splendida fortezza del 1400 restaurata in tempi recenti, chiude uno dei lati della piazza del Mercato e domina il paese. Entrando nel grandissimo convento di San Giovanni (o anche San Francesco), situato poco fuori dal paese e risalente al ’400, si può visitare la splendida biblioteca che custodisce un gran numero di testi rari ed antichi, tra i quali una bibbia appartenuta a San Giovanni da Capestrano (1386/1456), sulle cui pagine sono ancora ben visibili gli appunti che il sant’uomo scrisse di suo pugno negli anni a cavallo della fine del ’300. Nel Museo annesso al convento si possono poi ammirare gli oggetti personali di San Giovanni da Capestrano, perfettamente conservati, tra i quali la clessidra con il suo fodero in cuoio decorato, la lente d’ingrandimento, le posate.

Ma per visitare un vero gioiello di architettura religiosa bisogna uscire dal paese e tornare sulla strada per Bussi sul Tirino; dopo alcuni chilometri, subito prima del bivio con la statale 153, ci sono le indicazioni per la chiesa di San Pietro ad Oratorium.

Austera e bellissima nella semplicita della sua pietra bianca e dell’architettura a tre navate, la chiesa si trova a poche centinaia di metri dal bivio, immersa in un boschetto che cresce sulle rive del fiume Tirino. Il suo primo impianto risale per certo al VIII secolo; volendo credere alla tradizione la sua fondazione risalirebbe al 752 d.C. e sarebbe stata voluta dal re longobardo Desiderio. Nel XII secolo venne poi ampliata e modificata secondo lo stile romanico. Sulla facciata si trovano bassorilievi e numerose pietre scolpite con scritte, segno del riuso di materiali provenienti da edifici precedenti, soprattutto romani. Alla destra del portale è il bassorilievo raffigurante San Vincenzo diacono, alla sinistra quello del David. Nella lunetta del portale si trova un affresco ancora visibile anche se bisognoso di restauri e lungo l’architrave si puo leggere la data di costruzione.

L’interno è tre navate absidate, e in fondo a quella centrale si trova uno spendido ciborio che sovrasta l’altare, risalente al XIII secolo, impreziosito da inserti di maiolica policroma. L’abside è decorato con affreschi del XII secolo raffiguranti Cristo in trono tra i simboli degli Evangelisti con i 24 Vecchi dell’Apocalisse.

All’interno della chiesa si possono inoltre osservare curiose incisioni che alimentano alcune leggende su quest’antica chiesa. Si tratta di una spirale, l’arcaico simbolo del sole, di strane figure di segno assai primitivo scolpite su un capitello, forse scongiuri contro la caduta dei fulmini, e di graffiti di lotte tra animali dal misterioso significato.

Al di là dell’innegabile bellezza della costruzione stessa, uno degli elementi più affascinanti di questa chiesa resta una scritta si può vedere, rovesciata, sulla facciata alla sinistra del portale. Una antica ed ignota mano vi ha lasciato le parole SATOR AREPO TENET OPERA ROTAS:

quello che i cultori di scienze occulte definiscono il quadrato magico.

Essa appare in altre chiese abruzzesi, molisane e pugliesi, a Campiglia Marittima (Toscana), in Provenza e Spagna, su un frammento di anfora romana in Gran Bretagna e persino sul muro di una villa di Pompei. Le ipotesi sul quadrato sono mille e assai fantasiose.

Il quadrato magico si trova anche sul muro della torre di Castel Mareccio a Bolzano, nella versione classica ossia la scritta che si legge in ogni senso, sia da sinistra a destra e viceversa che dall’alto in basso e viceversa. Secondo una leggenda locale si tratterebbe di una

formula, una specie di preghiera, usata nel Medioevo per scacciare le malattie e forse era già usata dai primi cristiani per riconoscersi.

Al sator e’ dedicata una voce del “Dizionario dei giochi con le parole” di Giampaolo Dossena (1994 – Vallardi). L’autore non si dimostra particolarmente interessato alla cosa ma fornisce alcune informazioni. Innanzitutto afferma che il cosidetto “latercolo pompeiano” appare anche su alcune chiese a Buda (Ungheria) e a Cirencester (Gran Bretagna) e poi riporta la versione anagrammata del quadrato, che è poi l’interpretazione piu comune che si da di esso. Non sarebbe altro infatti che un doppio Pater Noster scritto a formare una croce:

             P
             A
 A         T          O
             E
             R
PATERNOSTER
             O
             S
A          T          O
             E
             R

le lettere A e O scritte singolarmente sarebbero in realtà Alfa e Omega, ossia il principio e la fine di tutto.

Si ha poi notizia di un libro, ritrovato nella Biblioteca dell’Arsenale di Parigi attorno al 1895, che riporta la traduzione di parte del libro magico di Abra-Melin, detto appunto il Mago, alchimista medievale arabo del quale si hanno contrastanti notizie storiche. Il testo originale è un libro di magia, scritto in ebraico e tradotto in francese nel 1458, del quale si avvalse anche l’occultista Aleister Crowley; su di esso sarebbe presente una variante del quadrato cosi composta: SALOM AREPO LEMEL OPERA MOLAS.

Per finire vale la pena di citare, ovviamente a titolo di pura curiosità, una recente interpretazione alternativa che vede da anni il quadrato magico usato in California come cantilena portafortuna dagli automobilisti. Il quadrato e’ scomposto in:

SAT

ORARE

PO intendendo p.o. come per orem

TENET

OPERA

ROTAS

Ossia “It is enough to pray verbally; it holds the works and the wheels together”, che tradotto diventa “E’ sufficiente pregare a voce; questo tiene il motore e le ruote assieme”. Un buon augurio da recitare prima di mettere in moto l’auto, molto diffuso sulla east coast. Difficile dire come si sia arrivati a tale interpretazione, e soprattutto se essa funzioni davvero.
 
 
Giovanni Lattanzi