Abruzzo aquilano e Alta Valle dell’Aterno: è stata emergenza maltempo

Abruzzo aquilano e Alta Valle dell’Aterno: è stata emergenza maltempo

La neve, la famosa coltre bianca con il suo magico candore, non è solo bella a vedersi ma nasconde – oltre tutto il suo fascino, il suo mistero, ricamando alberi, tetti e comignoli di paesi e città – anche delle insidie. Nei paesi di montagna, notoriamente molto disagiati, crea una serie di problemi alla viabilità ed alle tante forme di vita quotidiana soprattutto alle persone anziane che sono costrette a rimanere in casa, per lunghi periodi, onde evitare cadute. L’ abbondante nevicata di quest’anno, che all’Aquila ha raggiunto il metro, non si ricordava dal 1956,quando per andare al lavoro, la gente, scavava delle vere e proprie stradine dove poter passare in fila indiana, uno per volta. Erano altri tempi, le case non avevano tutti i conforts di oggi, dai termosifoni alle coibentazioni e le finestre termiche che, praticamente, non permettono dispersione di calore

Quest’anno, il vecchio detto: “ Febbraio, Febbraietto …corto , corto e maledetto” è stato rispettato in pieno. Già dai primi giorni di inizio mese una copiosa nevicata aveva interessato tutto l’Abruzzo, dal mare alla montagna, con una serie infinite di difficoltà che in alcuni casi erano al limite della sopportazione e della sicurezza. Interi paesi bloccati per più giorni con i viveri ed i medicinali, per le persone bisognose, che iniziavano a scarseggiare nonostante la gigantesca macchina della P.C. immediatamente messa in moto ma che non è riuscita ad alleviare preoccupazioni e sofferenze alla collettività. All’Aquila e nei tanti centri della Provincia, dalla Marsica all’Alta Valle dell’Aterno; c’è stato uno sforzo generale coordinato dalla Prettura e dai vari Sindaci in collaborazione con le Forze dell’Ordine, i VV FF, e gli alpini della storica caserma Rossi.

Già dalla sera del 3 febbraio, questi angeli, intervennero sull’ A24 chiusa e con la gente all’addiaccio nelle loro macchine incolonnate anche in galleria, successivamente soccorsero persone in condizioni sanitarie gravi quali cardiopatici, dializzati, disabili e persone colpite da ictus. La situazione più critica si era creata nella Marsica e nella Valle Roveto dove in alcuni paesi di montagna mancava addirittura l’energia elettrica per cui l’unica fonte di riscaldamento era il camino. Questo, lo dobbiamo affermare senza esitazione alcuna, si poteva tranquillamente evitare con un minimo di prevenzione; bastava intervenire per tempo e tagliare gli alberi a ridosso delle linee elettriche, così non sarebbero caduti, sotto il peso della neve, sui fili spezzandoli e determinandone l’interruzione.

Oltre alle difficilissima situazione per la gente, che aveva comportato necessariamente la chiusura delle scuole in tutto il territorio della Provincia, si viveva una situazione di paura ed apprensione per i tanti ricoveri degli animali ubicati fuori dai centri abitati dove le bestie erano, anche loro, senza cibo, acqua ed in alcuni casi morirono in seguito al crollo dei tetti sotto il peso della neve. Anche degli animali selvatici in maggior parte cervi e caprioli ma anche lupi rimasero imprigionati dalla neve sulle sponde del fiumo Sangro ed alcuni di loro, specialmente nel Parco Nazionale, raggiunsero i centri abitati alla ricerca di cibo. Successivamente alla grande nevicata si verificò un ulteriore abbassamento delle temperature che resero la situazione ancor più problematica in quanto lo spessore di neve che rimaneva nel fondo strada, compressa dal peso delle autovetture e dai mezzi per la rimozione della coltre bianca era una lastra di ghiaccio.

Particolarmente difficile la situazione nelle Frazioni più alte dei Comuni di Scoppito, Montereale, Campotosto, Castel del Monte e della Valle del Sangro dove enormi mucchi di neve restringevano la carreggiata ed erano depositati lungo le piazze centrali del paese impedendo di fatto ogni possibilità di spostamento. A Cabbia, mio paese d’origine, nei momenti di maggiore intensità la neve raggiunse 1.50 metri ed ancora oggi nonostante il ritorno delle temperature nella norma stagionale, che ne sta determinando un veloce scioglimento, ce ne sono ancora una 40 ina di cm abbondanti. Per dare una reale dimensione della situazione nella piazza centrale del paese dov’era ammucchiata sovrastava il Monumento ai Caduti, quindi oltre i due metri. Tutti i mezzi d’informazione lanciavano appelli alla popolazione a non mettersi in viaggio se non in casi strettamente necessari e di dotarsi comunque di catene o di pnumatici da neve. Per tutto il periodo dell’emergenza neve sono rimasto in costante contatto con Cabbia – attraverso il mio amico Lucio Durantini, che vive lì in forma stabile – e tutti i giorni informavo i tanti Cabbiesi sparsi ovunque attraverso un bollettino meteorologico lanciato su f.b.

Finalmente, dopo una settimana, riusci ad arrivare in paese con mio figlio grande, Diego, quando le condizioni erano migliorate e non c’era più stato d’allerta.Per raggiungere casa che è leggermente fuori il centro abitato- nonostante tutto l’equipaggiamento fatto di stivaloni e tuta antineve la stessa in alcuni punti ci arrivava alla cinta – impiegammo, con notevoli difficoltà, quasi un’ora. La peggio, in quei giorni di freddo eccessivo, lìebbero i tanti barboni sparsi anche in quel che resta del Capoluogo di Provincia abruzzese ed in tutto il Paese dove 50 persone, tra italiani e stranieri morirono per cause riconducibili all’ondata di freddo che investito la penisola dal nord al sud del Paese. Compreso il compaesano di Barete , Renzo Piano, alla cui famiglia formulo le mie più sentite condoglianze, trovato morto nella sua auto ricoperta di neve.

Ma… ricordava il vate pescarese nella sua bella e storica poesia “passata la tempesta odo gli augelli far festa”. Passata la tormenta la situazione è tornata ormai alla normalità auguriamoci che una simile situazione di crisi non si verifichi mai più e comunque, vista la possibilità di prevedere simili fenomeni, non ci colga di nuovo impreparati. Intanto è arrivato il carnevale che con la sua allegria festosa e colorata ha riportato un pizzico di sorriso e divertimento tra tanta gente ancora depressa e frastornata dalla precedente situazione di pericolo e di sofferenza. Tale circostanza nonostante i tanti problemi e le difficoltà almeno un effetto positivo lo ha sortito; quello di alimentare le sorgenti per cui la prossima estate non dovremmo avere problemi idrici.