Roma, la grafica di Leonardo e Michelangelo a confronto

Ai Musei Capitolini la mostra “Leonardo e Michelangelo. Capolavori della grafica e studi romani”, aperta dal 27 ottobre 2011 al 19 febbraio 2012, con 60 opere grafiche esposte, segna il momento culminante della collaborazione, promossa da “Metamorfosi” – che ha organizzato la mostra insieme a Zètema - della Casa Buonarroti di Firenze con la Veneranda Biblioteca Ambrosiana e Fondazione Cardinale Federico Borromeo. Una collaborazione che ha visto altre esposizioni delle opere dei due sommi Maestri, ora si ritrovano insieme a Roma dopo la mostra a Firenze “La scuola del mondo” che ha messo a confronto circa 20 studi preparatori delle due grandi opere non realizzate per il Salone dei 500. la Battaglia di Anghiari e la Battaglia di Cascina,.

La mostra, curata da Pietro Marani e Pina Ragionieri, è nello spazio espositivo di Palazzo Caffarelli ai Musei Capitolini. Per accedere alle sale in cui sono esposte le opere grafiche dei due sommi Maestri si passa dinanzi agli “Dei di terracotta”, la straordinaria ricostruzione di un frontone e timpano con statue in gran parte mutile – ma le due sdraiate sul triclinio sono perfettamente conservate – rinvenute a Roma in via San Gregorio nell’ultimo trentennio dell’800. Un’introduzione perfetta, l’antichità sarà evocata anche nelle grafiche, e almeno quelle di Leonardo hanno un colore molto simile alla terracotta, così non manca la continuità cromatica e ambientale.

Interesse e contenuto della mostra

E’ soltanto l’inizio, le sollecitazioni visive diventano incalzanti, perché lo mostra alterna le salette con le opere dell’uno a quelle delle opere dell’altro cercando anche dei parallelismi tematici per favorire un confronto. Ed è qui l’interesse che si aggiunge a quello insito nella visione delle opere dei Maestri viste singolarmente. La loro successione fa dipanare il film dell’arte e della scienza attraverso due storie parallele che si svolgono sotto i nostri occhi in una continuità espositiva che ne fa una narrazione unica; e questo avviene per la prima volta a coronamento di un percorso che li ha visti separati con singole mostre e riuniti soltanto a Firenze nella già citata mostra sugli studi preparatori per le due battaglie che dovevano dipingere a Palazzo Vecchio.

Abbiamo avuto già modo di dare conto a suo tempo del programma di iniziative promosse da “Metamorfosi” di Pietro Folena, con le due Fondazioni che le opere grafiche: la Veneranda Biblioteca Ambrosiana di Milano per Leonardo depositaria di quello che è definito “uno sterminato patrimonio grafico leonardesco” e la Casa Buonarroti di Firenze che ha più di 2000 autografi di Michelangelo compresi, oltre ai disegni, i manoscritti e le carte dell’’Archivio. A Roma c’era stato il “Musico” di Leonardo, nella grande esedra con il Marc’Aurelio, ora c’è la grafica di entrambi.

Sembrerebbe un’arte minore la grafica rispetto ai sublimi capolavori nella pittura, scultura e architettura, ma non va considerata a sé stante, gia nella mostra di Firenze si è vista l’importanza dei lavori grafici preparatori per i due grandi dipinti poi non realizzati; qui vediamo quelli in preparazione dell’attività artistica su vari piani e nelle più diverse manifestazioni. In Leonardo, poi, il rapporto è anche con le macchine d’ingegneria che realizzava o sperimentava e con le osservazioni scientifiche tradotte in schizzi e testi esplicativi.

Il confronto tra i due Maestri è particolarmente intrigante, avendo a mente che da un lato si esprimono entrambi a livelli sommi nella pittura, dall’altro hanno sfere di interessi e campi di attività radicalmente diversi pur se non mancano tematiche comuni che la mostra ha il merito di ricordarci e presentare visivamente.

Più in generale,i curatori tengono a sottolineare che non hanno voluto esplorare l’influenza esercitata sull’ambiente artistico romano, questo viene fatto nella mostra contemporanea al Palazzo Sciarra della Fondazione Roma sul “Rinascimento a Roma, nel segno di Michelangelo e Raffaello”. Marani e la Ragionieri scrivono che “l’eccezionalità di questa mostra sta nello sforzo di addentrarci nelle opere dei due Maestri dall’interno, mettendone in luce il travaglio creativo, la complessità e, anche, la difficoltà”. E precisano: “Si vedrà come all’origine delle loro opere famose ci siano disegni e studi diramati e complessi che, ad esempio per Leonardo, risultano anche di difficile e spesso ostica lettura per il loro intrecciarsi con lunghe annotazioni; non altrimenti, un paragone si potrà instaurare con la scrittura di Michelangelo, che risponde a esigenze e impulsi molto diversi”. Ed è questa diversità l’aspetto più intrigante, la molla che porta a vedere e rivedere le grafiche esposte, da una saletta all’altra, tornando sui propri passi per carpire gli aspetti reconditi del loro diverso approccio alle tematiche comuni e quelli insiti nei temi di loro esclusivo interesse.

Il percorso comparativo si sviluppa dal 1480 a metà del Cinquecento, presenta come temi comuni il rapporto con l’Antico e con l’architettura, con la figura umana e con i problemi pratici della loro attività: i temi specifici sono legati alle osservazioni scientifiche di Leonardo e alle grandi committenze romane di Michelangelo. Soprattutto Roma li accomuna, gran parte della grafica esposta è collegata alla loro permanenza nella città; le sezioni di entrambi si chiudono con “Al seguito del genio”, alcune opere di allievi o seguaci della loro arte. Non si possono definire rivali, le loro strade non si sono intersecate, certo è che si guardavano con interesse.

Di Leonardo sono esposti 25 fogli autografi, con la ben nota compresenza di disegni e schizzi con testi esplicativi nella sua caratteristica scrittura rovescia. Tutti i testi sono stati trascritti e si possono leggere nelle apposite schede unite ai titoli delle opere, un esercizio faticoso per il linguaggio arcaico che diventa una sfida culturale in aggiunta a quella insita nel confronto tra i due sommi Maestri di cui abbiamo detto.

Sono 33 i fogli esposti di Michelangelo, alcuni dei quali vere e proprie opere d’arte pittorica, altri che documentano il suo interesse per l’Antico fino a quelli che illustrano il suo rapporto con Roma, di particolare importanza pensando a quanto grande sia stata la sua impronta dalla pittura nella Cappella Sistina alla scultura del Mosè all’architettura della cupola di san Pietro, per citare i capolavori indiscussi nell’arte di tutti i tempi.

La galleria delle grafiche dei due Maestri

Si inizia con 9 grafiche eccelse di Leonardo, per il quale “il disegno è parola” ha scritto Venturi. E lo si capisce, sono inseriti tra le righe e ai margini del suo scritto rovescio senza soluzione di continuità, quasi continuasse il discorso in forma grafica; e quando è il disegno a prevalere è la scritta che appare prosecuzione dell’espressione grafica. Del resto i suoi fogli sono opere di scienza prima che di arte, riportano le osservazioni sulla natura e sull’uomo, le sue invenzioni e scoperte. Sono a penna e inchiostro, e “acquarellati” in rosso, anche a punta di stilo, si notano diagonali intervallate in rosso e nero.

Coprono un lungo arco temporale, dal 1480 al 1513-16, quelli singoli del ‘400 sono molto piccoli, nel periodo romano i disegni diventano monumentali. Ci sono di tre tipi: quelli ingegneristici riguardano studi per viti e ruote idrauliche, grandi composizioni non solo di scienza, macchine punzonatrici, ali meccaniche con molto testo; quelli per la difesa militare come una grande catapulta dalle linee esenziali senza sfumature, che invece sono nei mortai da cui escono palle esplosive con un raro effetto di movimento e turbolenza, una fortezza a pianta quadrata; quelli figurativi per prove d’arte, con teste viste di profilo verso destra o sinistra, i più piccoli del 1490.

Michelangelo risponde con 9 grafiche altrettanto eccelse. Ricordiamo che il museo di Casa Buonarroti è stato aperto sin dal 1859 alla morte di Cosimo, l’ultimo discendente proprietario, i disegni per un secolo sono stati esposti in bacheche senza una collocazione adeguata, nel 1960 si è deciso di sostituirli con delle copie, gli originali furono affidati al laboratorio degli Uffizi per recuperati dal degrado, solo nel 1975 sono tornati nella Casa per esporli a rotazione; ci sono anche autografi vari raccolti nei 169 volumi dell’Archivio. Dopo questa presentazione guardiamo le opere.

La cronologia va dal 1525 al 1535, anche qui abbiamo uno studio per fortificazioni e, rispetto ai tanti scritti leonardeschi a corredo dei disegni, una lettera michelangiolesca e suoi sonetti, con il testo chiaramente decifrato. Ma poi ci prende subito l’arte del Maestro: gli studi per Cristo al limbo e Cristo risorto, la testa di vecchia e il sacrificio di Isacco; e soprattutto gli spettacolari “nudo di schiena” e gli studi per la testa della Leda e “Cleopatra”, uno dei “presentation drawings” per Tommaso de’ Cavalieri, l’allievo prediletto, amante della musica e delle arti, al quale dedicò liriche d’amore che Michelangelo il giovane cercò di volgere al femminile per un pudore mal riposto.

Leonardo: Antico e architettura, ottica e figure

Continua lo “slalom” tra i due sommi maestri, si torna a Leonardo nei suoi soggiorni romani, tra il 1500 e il 1515. Considerava l’arte classica un modello per tutti, scrisse ”imita quando puoi li Greci e Latini”, finalmente poteva vederla nella sede propria dopo averla conosciuta da giovane, quando era nella bottega del Verrocchio e si esercitava a copiare le sculture classiche nel giardino di Firenze dove Lorenzo il Magnifico le aveva radunate per addestrare con queste i giovani artisti. A Roma Giuliano de’ Medici lo introdusse in Vaticano, venne con l’allievo prediletto Melzi; vediamo grafiche su San Pietro e San Paolo, Villa Adriana e il Colosseo.

Inizia con la descrizione di un tempio romano, poi si va su soggetti precisi, “Tivoli vecchio, casa di Adriano, un appunto con altri schizzi e annotazioni sul moto, segue uno studio di un anfiteatro che fa pensare all’Anfiteatro Flavio, il Colosseo, anche se non ne è copia ma ne delinea alcuni contorni circolari;; ma subito passiamo ai progetti da lui prediletti, come due studi su Civitavecchia, uno sul porto, l’altro generico con studi di architettura e una testa rossa che traspare dal retro nelle sue frequenti contaminazioni di temi; come quella che vede una ciocca di capelli (o barba) nel disegno dell’Arianna dormiente insieme a disegni di capriate e appunti sui sostentacoli. E’ la sua lotta tra la vena artistica e il richiamo dell’ingegneria e della scienza.

Non sono mescolati altri motivi negli studi di architettura, anch’essi su Roma, con i grossi calibri della Roma cristiana: Pianta centrale (studi per la basilica di San Pietro) e Misure della basilica di San Paolo fuori le Mura in un foglio di studi geometrici; la Roma patrizia nello schizzo della villa di Innocenzo VIII al Belvedere.

A questo punto lo “slalom” si svolge tra i vari temi trattati dall’artista, che mentre Michelangelo (e Raffaello) erano impegnati nei capolavori vaticani, lui, secondo Giorgio Vasari, a Roma “attendeva molto a cose filosofiche, massimamente alla alchimia” e a studi su tecnologia e matematica. La tecnica e la speculazione scientifica irrompono con le grafiche di specchi, ottica e geometria, su incarico di Giuliano de’ Medici : disegni molto dettagliati per studi di macchine per molare specchi e superfici concave, per la lavorazione di gioielli e per filare la seta, la contaminazione avviene all’interno delle soluzioni ingegneristiche; negli studi di tubo a spirale, ruota idraulica e sagomatura di curve, geometria la contaminazione avviene tra la tecnica e le basi scientifiche; che troviamo negli studi sull’equivalenza di superfici ai quali è mescolato il disegno di un gatto.

Oltre ai tanti testi scritti nelle sue grafiche vediamo un abbozzo di lettera a Giuliano de’ Medici, il cui testo, decifrato come tutti gli altri, rivela la sua attenzione ai particolari anche reconditi della sua missione romana. Due disegni di figura concludono lo slalom leonardesco, la contaminazione vi inserisce altri elementi: nel disegno di un occhio e ciocche di capelli (motivo che torna) sono inseriti studi geometrici e sul moto; nei disegni di ottica, studio di dama di profilo e per un ‘mazzocchio’ c’è un testo sulle bellezze di Roma e della Campania. E’ illuminante soffermarsi a leggerne la trascrizione diligentemente affiancata come tutte le altre.

La pista leonardesca termina con i disegni degli allievi “al seguito del Genio”: due di Cesare da Sesto e uno di Bernardini Luini, figure umane di ninfe e satiri, volto e busto femminile.

Michelangelo: pratica di cantiere e architettura, anatomia e studi di alta pittura

Risponde Michelangelo, lo slalom ci porta all’interno della sua intensa attività, in quella che viene chiamata “utopia e pratica di cantiere”, per sottolineare la compresenza dell’ideazione e della realizzazione pratica; il suo “corpus” grafico, di cui sono esposti alcuni esemplari, consente di seguire l’iter delle creazioni architettoniche, dall’idea al progetto fino alle fasi realizzative; anzi anche prima dell’ideazione con le copie di monumenti antichi per impadronirsi dello stile classico, e negli aspetti meramente esecutivi come gli inventari dei blocchi di marmo e le disposizioni agli scalpellini. Usa modelli in creta e lignei, ritaglia sagome su carta.

Due disegni “di cantiere” raffigurano i blocchi di marmo per la tomba di Giulio II che lo vide impegnato nei lavori preparatori fino alla rinuncia del Pontefice al monumentale progetto iniziale che causò la sua partenza da Roma, deluso e sdegnato; ma la sublime opera scultorea più che compensò il venir meno della parte architettonica. Dall’esecuzione espressa nei disegni dei marmi alla formazione di tipo culturale: ecco tre studi di capitello ionico e uno studio di monumenti romani, due studi uno di ciborio e uno di sarcofago, un profilo di cornice architettonica e il culmine in ‘Porta Pia’, disegno molto accurato.

Come abbiamo visto per Leonardo, l’istinto progettuale è sempre vivo, lo vediamo nei due studi per la “Biblioteca Laurenziana”, uno per il soffitto della sala di lettura, l’altro per il banco, con figura seduta, dettaglio sorprendente per chi è abituato alle grandi visioni. E’ esposta una lettera scritta in Firenze al papa Clemente VII in Roma, è del 1525, le altre grafiche vanno dal 1515 al 1526.

Da qui l’impennata dell’esposizione michelangiolesca e della mostra in generale, il cui allestimento è guidato da una regia quasi cinematografica nell’alternare i motivi, dopo l’abbagliante batteria dei 18 capolavori iniziali dei due Maestri riuniti nella stessa sezione che crea un’aspettativa puntualmente soddisfatta nel prosieguo. Si colma la sola lacuna avvertita finora, la mancanza di un contatto ravvicinato, più umano, con l’arte. Da “Michelangelo notomista” viene un’immediata risposta a questo bisogno del visitatore iniziando con tre fogli recanti studi di gambe e due più completi, veramente spettacolari: studio parziale di nudo con gamba destra piegata e studio di nudo virile inginocchiato visto di spalle. Si era appassionato all’anatomia sin dalle copie di statue antiche nel giardino di Firenze, palestra per i giovani aspiranti scultori, di cui abbiamo detto; poté vedere corpi sezionati con il suo medico e amico, e fare studi anatomici per lungo tempo.

E’ riduttivo dire che i disegni in cui le parti del corpo sono studiate nei minimi particolari sono intriganti perché contengono “in nuce” quello che esploderà nelle grandi opere scultoree e pittoriche. Nella mostra ci sono dei disegni preparatori nientemeno che per la Cappella Sistina e la Cappella Paolina. Per la volta della Sistina abbiamo un volto virile e studi di figura per l’Adamo della ‘Cacciata dal Paradiso’, e poi degli studi di cavalli e studio per il Giudizio finale. E’ questo il botto finale dei fuochi d’artificio della mostra.

Ma c’è ancora una sorpresa, il “film” della mostra non è finito. “Al seguito dei Genio” abbiamo una “Madonna col Bambino” del Tribolo, al secolo Niccolò Pericoli, poi il disegno in rosso “Due risorti”, di un anonimo seguace, da un’incisione ispirata al “Giudizio Universale”. L’ultima opera è una tavola dai colori brillanti, anch’essa di un anonimo, da un dipinto ispirato a un disegno di Michelangelo, dal titolo “Il Sogno”.

Ed è stato un sogno fare lo slalom nella genesi dei capolavori dei due sommi Maestri. Dopo le grafiche, con la tavola a colori del seguace torna la realtà, e la voglia di andare a rivedere le spettacolari opere dei due grandi dopo averne seguito il percorso nei disegni preparatori senza colori. Dinanzi ai loro sublimi capolavori si potrà sognare di nuovo a colori, nel trionfo dell’arte.

Ph: Le immagini sono state cortesemente fornite da Zètema che si ringrazia, con “Metamorfosi” e i titolari dei diritti, in particolare la Veneranda Biblioteca Ambrosiana e Casa Buonarroti.