La Cavalleria Rusticana secondo Faillaci e Pandolfini
Scritto da Leo Strozzieri il 11 gennaio 2012

Su proposta del maestro palermitano Emanuele Pandolfini, pittore tra i più significativi della ricerca iconica in Italia del quale a più riprese la nostra rivista si è occupata, ci piace segnalare ai nostri lettori una straordinaria serata culturale (letteraria- musicale- teatrale) che avrà luogo lunedì 16 gennaio 2012, alle ore 21 presso il Teatro Manzoni di Roma. Si tratta di uno spettacolo dal titolo “La Mala Pasqua” ideato e diretto da Pasquale Carlo Faillaci celebre tenore dell’Opera di Roma che in pratica intende porre il canto lirico al servizio del “racconto epico” che sappiamo avere una tradizione antica e consolidata (basti pensare solo alla tradizione omerica o ai protagonisti cantastorie della Chanson de geste).
Lo spettacolo, una vera e propria storia di amore e di coltello, è liberamente tratto dalla celebre novella “La Cavalleria rusticana” di Giovanni Verga a suo tempo musicata da Pietro Mascagni. Novella talmente famosa da ispirare negli anni diversi registi che hanno prodotto film interpretativi di grande interesse come quello memorabile di Zeffirelli.
Questi gli interpreti dello spettacolo che andrà in scena a Roma: tenore lo stesso Pasquale Carlo Faillaci, soprano Stefania Rosai, pianista Anna Maria De Martino. Ai costumi ha lavorato Camponeschi-Onali. Un particolare contributo è stato fornito dal su citato maestro Emanuele Pandolfini, autore delle opere raffiguranti i pupi siciliani (si veda riproduzione). Pandolfini, pittore facente parte insieme a Guttuso e Migneco della triade dei pittori figurativi siciliani che nel dopoguerra scrissero una pagina determinante dell’arte socialmente impegnata nel nostro paese, è riuscito a cogliere con tratto sicuro e cromatismo tipicamente mediterraneo i caratteri salienti della tradizione dei pupi che sono quelli di una severità quanto a postura e di una sorta di epica espressionistica del gesto. Indubbiamente adatte le sue tavole alla rappresentazione dell’opera verghiana in questione.
Uno spettacolo quindi davvero singolare ed originalissimo, da non perdere per gli amanti della musica e delle arti visive, spettacolo direi quasi sperimentale in quanto riesce a configurarsi come Opera Aperta proprio nel momento in cui letteratura, musica e teatro interagiscono. Va evidenziato il pieno rispetto, quasi ossessivamente ortodosso, e non poteva essere altrimenti vista la solida formazione classica di Faillaci, della vocalità lirica che ben si adatta ad un dramma vissuto da personaggi popolani.
Lascia un Commento



