Roseto degli Abruzzi. I pensieri forgiati di Mario Artioli Tavani

 Mario Artioli Tavani

La nostra rivista si era occupata dello scultore toscano Mario Artioli Tavani lo scorso maggio quando tenne al Mediamuseum di Pescara una riuscita personale insieme alla pittrice Simonetta Fontana; ora egli torna nuovamente ad esporre in Abruzzo anche per presentare la bella monografia uscita per le edizioni Artechiara del capoluogo adriatico. Questa volta sede espositiva per le suggestive sculture in ferro sarà la prestigiosa Villa Comunale di Roseto degli Abruzzi che, com’è noto, custodisce nella locale Pinacoteca Civica le opere della gloriosa stirpe dei Celommi, definiti pittori della luce.

La mostra, nuovamente curata da Chiara Strozzieri, che firma il volume documentario, ha per titolo “Pensieri forgiati”, in riferimento ovviamente ai materiali adoperati dall’artista e alla tecnica esecutiva dei medesimi. L’inaugurazione è prevista per le ore 17 si sabato 7 gennaio 2012 con ingresso gratuito e con il volume in omaggio ai presenti.

Artioli è reduce da un lavoro assai impegnativo che lo ha esaltato nel particolarissimo segmento dell’arte sacra. Infatti gli è stata commissionata dalla famiglia Balli di Prato una grande vetrata del ‘600 raffigurante la predica agli uccelli del Poverello d’Assisi, una delle iconografie classiche della leggenda francescana immortalata anche da Giotto nella Basilica superiore della città umbra. Ovviamente la vetrata necessitava di un supporto che l’artista è riuscito a produrre con grande padronanza tecnica (si veda riproduzione) estrinsecando quella “perfetta letizia” ovvero quella gioia di vivere e quell’entusiastico rapporto di empatia con il creato come viene espresso nel “Cantico di frate sole”. E c’è anche un fondamento biblico nella lettura che il maestro toscano fa di San Francesco, fondamento rilevato dalla critica che nel suo testo fa riferimento al Cantico dei cantici, ove in un accento di lirismo straordinario si descrive l’amore dello sposo per la sposa, variamente interpretato dai teologi che di volta in volta vi hanno ravvisato il rapporto affettivo dell’anima con lo sposo celeste o della Chiesa con il suo fondatore, o ancora del creatore per il suo popolo.

E’ quanto mai significativa questa predilezione di Artioli per Francesco, cantore della natura che a mio avviso costituì l’inizio ideale di quell’Umanesimo che avrebbe rappresentato l’apologia dell’uomo appunto ed anche della natura (è a tutti noto il pensiero filosofico fondato sul naturalismo). Non per nulla lo scultore, lasciata la sua città natale, ha trovato “rifugio” a Usella di Cantagallo, dove lungo il fiume Bisenzio ha installato un attrezzato laboratorio che è sede privilegiata dei suoi rapporti interattivi con gli elementi della natura, quali l’acqua, il vento, il sole a cui si aggiunge il fuoco, fedele strumento per forgiare le sue creature, eseguite a immagine delle sue idee. Ecco come Chiara Strozzieri descrive l’opera sacra: “ Si intrecciano tra le foglie due figure esili a metà tra donne ed elfi, chiamate a sorreggere la sua immagine e a contenere ogni lode a Fratello Sole e Sorella Luna, a Fratello Vento e a Sorella Acqua, a nostra Madre Terra; l’una, giovane e bella, è un trionfo di vita, l’altra rappresenta il sopraggiungere della morte “da la quale nullu homo vivente pò skappare”. Il sentire spiritualizzante è dato coglierlo nell’interezza della composizione, nel felice dialogo tra un’antica vetrata e una scultura moderna, che condividono il sentimento del sacro.”

Mario Artioli Tavani

A proposito della tecnica esecutiva delle sculture che pur avendo una fattura artigianale riescono sempre ad inserirsi entro l’aureo perimetro della produzione artistica, va rilevato come Artioli a differenza di tanti suoi colleghi che eseguono solo bozzetti poi sviluppati da collaboratori o, nel caso di opere in pietra, da scalpellini, sia esclusivo produttore delle proprie opere adoperando anche macchinari da lui inventati allo scopo, alcuni dei quali ormai brevettati.

Come il lettore potrà ben intuire ci troviamo dinanzi ad un artista di grande valore e di straordinaria inventiva che adoperando per i suoi lavori un materiale difficile ed ostile come il ferro da un lato esalta il fare che è prioritario nella ricerca plastica, dall’altro considera l’arte cosa seria, sulla quale non è dato giocare come ad esempio fanno tanti pittori ad esempio che si divertono a praticare il materismo informale.

Sul piano strettamente linguistico è possibile individuare alterne prospettive. Se infatti in certe opere esclamata appare la volontà decorativa alla quale ben si presta il materiale ferro, in altre è perseguito un rigorosissimo sintetismo collegato magari con assunti dottrinali:è il caso dell’opera “Eucarestia” (si veda riproduzione) significata da una piccola tovaglia con evidenziate le pieghe a memoria dell’ultima cena quando fu istituito il sacramento.

Nella mostra di Roseto il visitatore riuscirà ad individuare questa duplice articolazione operativa dello scultore che è da annoverare tra le voci più originali della ricerca plastica italiana contemporanea anche per i risvolti simbolici e metaforici sottintesi ad ogni sua opera .

 Mario Artioli Tavani

2 commenti

  • Chiara scrive:

    Iniziare l’anno con la mostra di Tavani è di buon auspicio per la cultura abruzzese. Scegliere di lavorare costantemente sulla qualità degli eventi da proporre in una regione dall’altissimo potenziale, che tuttavia ha bisogno ancora di una grossa spinta, significa anche questo: portare eccellenze del panorama artistico italiano. Fiorentino di nascita e formazione, Tavani vi stupirà il 7 gennaio con una scultura di circa due quintali e con un interessante video d’artista. Essere presenti significa contrastare i talebani della cultura!

  • Gianfranco Zazzeroni scrive:

    L’artista Mario Artioli Tavaniè uno scultore dotato di raffinate qè riuscito a produrre con grande padronanza tecnica (si veda riproduzione) estrinsecando quella “perfetta letizia” ovvero quella gioia di vivere e quell’entusiastico rapporto di empatia con il creato come viene espresso nel “Cantico di frate sole”. E c’è anche un fondamento biblico nella lettura che il maestro toscano fa di San Francesco, fondamento rilevato dalla critica che nel suo testo fa riferimento al Cantico dei cantici, ove in u

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