poesia: “Croce” di Cristina Spennati

Croce

Croce

Portata a spalla

Dalla gente

Figli di una città ferita

Nelle viscere

Madri di creature

Scosse dentro al cuore

Mogli di uomini

Un po’ tentennanti

Feriti negli affetti

E nell’orgoglio

Non più padroni

Del proprio destino

Vittime del sisma

Prepotente

Che li ha portati al pianto

E alla follia

In pochi secondi

Croce

Abbracciata

Dalla brava gente

Venuta in aiuto di chi era sofferente

vestiti in panni di angeli

per mesi

hanno accompagnato i pianti e i risi

e i brutti momenti

Croce

Di Dio

Per le anime dei tanti

Perite sotto le macerie

O afflitti

Per i nuovi eventi

Croce

La città muore

Si aggirano famelici avvoltoi

Tra le rovine dei nostri palazzi

C’è puzzo di danaro

Attira l’uomo che senza coscienza

Rideva al letto

Di questa indecenza

Croce

Per ogni figlio

Di questa terra arsa

Senza più umanità

Fregata, ingannata, defraudata

Della vita

Da chi incosciente

Attende

E non fa niente

Perché riviva finalmente

Perché risplenda di luce accecante

Di nuova linfa

Di nuovi pensieri

E torni ad esser più bella di ieri

Croce per me

Che scrivo impenitente

La morte della mia città

Lo spegnersi lento

Della mia gente

E scrivo e scrivo

Ma non succede niente

Annaspo in questo mare

Agghiacciante

E prego Dio

Ma tornerà il sorriso

Prepotente

E gioirà di nuovo

La mia gente

Ed io

Sarò di nuovo viva

Finalmente

Un commento

Lascia un Commento

Prima di inserire il tuo commento verifica che sia attinente all'articolo e non abbia fini pubblicitari.
Tutti i commenti sono preventivamente moderati dalla nostra redazione.