
Si terrà dal 2 al 31 dicembre 2011 presso il Caffè Letterario “Al Convento” di Pordenone la mostra fotografica “Mossi di/visi” dell’artista Amos Crivellari. La presentazione in catalogo è del critico Diego Antonio Collovini che terrà una prolusione sull’opera di Crivellari, in particolare sulla sua opera recente che, per certi versi costituisce una sorta di ideale omaggio al Futurismo che sappiamo essere stato l’avanguardia storica che fece del dinamismo e dell’apologia della velocità la sua bandiera.
Infatti negli scatti recenti dell’artista si accentua fino all’esasperazione l’indagine sul movimento che sembrerebbe estraneo alla staticità del mezzo fotografico. Ma non è soltanto questa la novità di queste ultime opere di Crivellari, essendo ormai prioritaria in lui la tematica delle figure umane che precedentemente era coniugata in parallelo con gli ambienti urbani e sociali.
Va subito evidenziato una trasmigrazione nelle sue foto degli elementi linguistici proprio della pittura informale quali il gesto, il segno e starei quasi per dire la materia (ovviamente in chiave progettuale). Gli scatti vengono prodotti a colori in stampa lambda su pannelli sandwich dal formato 50X50.
Per quanto concerne l’essenza del reale, oltre il già citato movimento con cui l’artista supera il pericolo del verismo Amos Crivellari, la rintraccia nel binomio luce/colore in rapporto dialogico ed interattivo tra loro. La luce mai proviene da una fonte diretta, bensì intrinseca all’opera stessa e al colore dal tonalismo effervescente.
Indubbiamente potremmo accostare i suoi elaborati alla produzione oggi rilevante della Computer Art , però da essa se ne differenzia per una esclamata predilezione ideale per l’astrattismo che induce ad una considerazione non fenomenica del reale. E’come se egli nel momento in cui si trova dinanzi ad un segmento oggettivo della natura, si estraniasse dalla visione concreta per entrare in un mondo “altro”, quasi in un perimetro onirico ove le immagini diventano elastiche, come a suo tempo ci insegnò il grande Salvator Dalì.
Poc’anzi si faceva riferimento alla poetica informale: eppure in lui sono rispettati i valori formali, come lo erano ad esempio in certe opere di Balla che si focalizzavano proprio sul movimento. Penso qui allo stupendo dipinto “Dinamismo d’un cane al guinzaglio”.
Ma ecco una breve nota biografica dell’artista.
Nato a Casarsa della Delizia (PN) nel1943, è tra gli artisti italiani attivi nel campo della fotografia fin dagli anni ’70 che maggiormente ha mostrato interesse per i nuovi linguaggi. Ad un primo, esaltante periodo ove esegue opere in bianco/nero, fa seguito, a partire dal 1993, una vasta produzione di opere a colori eseguite nelle ore serali o notturne tramite un movimento ispirato con la fotocamera. Queste opere dalla suggestiva atmosfera serotina a colori vengono presentate al pubblico per la prima volta nel 1995 ottenendo uno straordinario successo. Dal 2010 tema dominante diventa il volto umano mosso e alterato fino alla scomparsa dell’icona. Vasta la bibliografia che lo riguarda, così come di prestigio le sue partecipazioni a mostre. Tra queste meritano una menzione la Biennale promossa dal Trevi Flash Museum, Arte Expo di New York, Arte Padova.