Genova per noi
Scritto da Laura Alberico il 6 novembre 2011

Il testo della canzone di Paolo Conte sembra un’ectoplasma evanescente che prende pian piano forma e si materializza nel panorama di distruzione a cui assistiamo impotenti da ieri. Le forze della natura si sono abbattute sulla città che ha evocato canzoni bellissime dei cantautori della scuola genovese provocando danni ingenti, paura e smarrimento degli abitanti di fronte alla situazione critica in cui si sono trovati improvvisamente a fare i conti. Genova per noi non è adesso “ un’idea come tante” e il testo della canzone ci regala un sentimento di tristezza e di ineluttabilità, il timore che il dipinto impressionista dai colori intensi e vividi possa venire completamente cancellato dal fango e dalle macerie.
Il cielo, il mare e la terra si sono fusi in un abbraccio talmente soffocante da impedire il respiro degli abitanti inermi di fronte alle acque dilavanti che hanno invaso intere zone della città. “ Con quella faccia un po’ così,quell’ espressione un po’ così che abbiamo noi prima di andare a Genova, che ben sicuri mai non siamo che quel posto dove andiamo non ci inghiotte e non torniamo più…” Parole evocative che hanno materialmente inghiottito emozioni e sentimenti facendo sparire all’orizzonte quel sole che dà la vita e fa risplendere il mare nelle giornate in cui la città della lanterna offre il suo volto più bello e sereno guardando il futuro con occhi asciutti e fiduciosi. Genova per noi non è un’idea come un’altra perché è stata sommersa dalla forza della “macaia”, il vento di scirocco che ha fatto lievitare il mare, dalla pioggia incessante che ha gonfiato i torrenti che la attraversano e hanno avuto quasi sempre battiti di vita lenti e rassicuranti.
L’acqua che origina la vita si è trasformata in crudele matrigna come la definisce De Andrè: “ E’ il tumulto del cielo ha sbagliato il momento, acqua che non si aspetta altro che benedetta….acqua che spacca il monte che affonda terra e ponte….fredda come il dolore, dolcenera senza cuore”. Come non essere intimamente vicini ai genovesi con queste parole “ Eppur parenti siamo un po’ di quella gente che c’è lì che in fondo in fondo è come noi selvatica ma che paura che ci fa quel mare scuro e non sta fermo mai..” . L’augurio del ritorno alla normalità, ai colori tenui che ridisegnano un cielo sereno e un mare tranquillo, un nuovo dipinto che rimette a posto le tessere della vita fatalmente distrutte e confuse.
“Lasciaci tornare ai nostri temporali, Genova ha i giorni tutti uguali”.
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