Il caso di Amanda e Raffaele ha avuto un epilogo che molti non si aspettavano. La “giustizia” ha avuto il suo corso con capovolgimenti improvvisi di prove iniziali evidenti. Lo hanno definito un caso mediatico attorno al quale i mezzi di comunicazione hanno rivolto una attenzione spesso morbosa e insistente. Colpevolisti e innocentisti separati da una comprensibile emotività e partecipazione si sono schierati pro e contro la decisione avvenuta dopo tante ore di camera di consiglio.
La libertà è sempre un ponte verso il futuro, una ricchezza che si apprezza soltanto quando viene a mancare. Su questo punto è stato eretto un altare sacrificale su cui i nomi e le persone hanno scambiato ruoli, presenze, responsabilità, indizi e poi la loro nullità. I sentimenti non possono cambiare le carte in tavola ma è evidente come al senso comune manca una visione esaustiva e comprensibile dell’iter giudiziario di questa tragica storia. Esiste un condannato e un calunniato ( Guede e Lumumba), persone che hanno ricevuto già il conto da pagare in termini di pena e di conseguenze negative sull’immagine e la vita personale. Entrambi, che in comune hanno il colore nero della pelle, hanno sempre detto, nel bene e nel male quella verità che tuttavia non rende ragione di una sentenza di primo grado. Esiste ed è evidente un ribaltamento di un giudizio che sembrava certo e inoppugnabile, chiaro e talmente lineare da non far sorgere dubbi sulla colpevolezza degli imputati. La bilancia della giustizia non è stata tarata in modo adeguato o forse ha subito una pressione mediatica di oltre oceano mai registrata in precedenza.
Dicono che la verità processuale non è sempre la verità reale, per questo motivo restiamo tutti con l’amaro in bocca perché in fondo in questa storia si sentiranno soltanto interviste pervase di soddisfazione, sorrisi e un sottile senso di vittoria per la giustizia ottenuta. Lo spazio della comunicazione verrà amplificato in favore dei ragazzi assolti, familiari, avvocati e interi paesi e comunità sorte per sostenere e difendere l’innocenza e la credibilità degli imputati. Pochi o nessuno vorrà raccontare il dolore della perdita, forse perché non fa audience e tanto profitto, eppure una giovane ragazza è morta nella notte in cui la magia delle streghe si è trasformata in un gioco crudele ed efferato. Quelle maschere continueranno a celare volti senza nomi perché, nonostante la sentenza, non sono ancora emerse tutte le responsabilità dell’atroce delitto e le tante domande, forse, rimarranno senza una risposta.