
Domenica, 11 settembre 2011 alle ore 21,30 presso la Biblioteca “Romolo Spezioli” di Fermo, sarà presentata la mostra “Le verità dell’anima” installazioni di libri d’artista di Clara Paci. Interverranno i critici Daniela Simone e Chiara Strozzieri che hanno scritto saggi critici per l’elegante catalogo edito per SQ Edizioni di S. Benedetto del Tronto sotto la consulenza di Riccardo Lupo, a cui ha dato il suo contributo Photo Diego Marzoni. La singolare esposizione resterà aperta dal 12 al 25 settembre 2011 a Palazzo dei Priori- Sala degli Stemmi (orario:tutti i giorni dalle ore 15,30 alle ore 18,30). Voce recitante Milena Pantalone. Concluderà la serata la dott.ssa Maria Antoniozzi.
Dunque una mostra di libri d’artista che in pratica rappresentano la documentazione grafica degli incontri ideali e reali che Clara ha avuto con i grandi spiriti del passato, come Leopardi, Licini, Papa Giovanni Paolo II, Pier Paolo Pasolini, John Lennon, o con importanti personaggi contemporanei della cultura con i quali ha avuto consuetudine amicale e corrispondenza personale, come i poeti Mario Luzi, Eugenio De Signoribus, il grande fotografo Mario Giacomelli, o lo storico dell’arte Luigi Dania, l’ambasciatore cavelliniano Fausto Paci, lo scrittore Vincenzo Cerami.

In pratica l’artista di questi personaggi ha eseguito dei profili adoperando materiali i più svariati (carta di lino Meirat, bronzo sagomato, inchiostri, plexiglass); i profili sono affiancati da scritti autografi della Paci e riproduzione di autografi originali dei suddetti personaggi (vedi foto).
Scrive Daniela Simone, che è direttrice del centro studi liciniani di Monte Vidon Corrado, a proposito dei profili o delle sagome: “Il profilo è inteso nella duplice accezione di linea di contorno che rende i tratti somatici ma anche come sintesi dei caratteri intellettuali e della personalità del dedicatario: ecco allora la sagoma si sdoppia, si reitera, attraverso il taglio si ripete nel vuoto e nel pieno.”
E’ sottinteso a questo opere un alto significato estetico ed esistenziale.
Ma prima di darne una lettura interpretativa, ecco per i nostri lettori una breve scheda biografica dell’artista:

Clara Paci è nata a Petacciato nel Molise nel 1945, risiede a Fermo. Pittrice, scultrice e grafica, dopo aver frequentato l’Istituto d’Arte della città marchigiana ove vive ed opera, si iscrive all’Accademia di Macerata per seguire i corsi di storia dell’arte tenuti da Luigi Dania e quelli di decorazione e pittura tenuti da Remo Brindisi. Segue altresì, sempre a Macerata, il corso di scultura di Valeriano Trubbiani. A partire dalla seconda metà degli anni ’80 la troviamo presente a diverse importanti rassegne, come l’Euro Arte Expo di Roma, l’Art Expo di New York, Miart di Milano (numerose edizioni). Nel 1993 consegue il Premio Internazionale Le Grand Arc de la Defense a Parigi. Molto si è interessa alla grafica. Ha eseguito una Crocifissione collocata presso la Chiesa di Cristo Amore Misericordioso a Fermo. Ha eseguito un ciclo pittorico e grafico dedicato a Giacomo Leopardi che verrà esposto a Recanati nell’estate del 2007. Sempre nel 2007 prestigioso riconoscimento alla sua ricerca con l’invito da parte di Ruggero Maggi a una mostra commemorativa dell’indimenticato critico Pierre Restany nell’ambito della LII Biennale di Venezia. E’ stata altresì invitata alla LII edizione del Premio Termoli ed ha tenuto una memorabile personale ad Augsburg.
Clara Paci è una protagonista di spicco a livello nazionale della poesia visiva e del libro d’artista, un settore particolarissimao della ricerca che vanta in Italia cultori insigni come Mirella Bentivoglio, Lamberto Pignotti, Tomaso Binga, Eugenio Miccini per quanto riguarda la verbovisualità, mentre storicizzati ormai i libri d’artista del futurista Fortunato Depero ed Emilio Isgrò.
Cosa dire delle opere esposte in mostra a Fermo? Intanto va notato come Clara Paci proponga opere monocromatiche o come meglio bisognerebbe definirle, al dire di Chiara Strozzieri, “acromatiche”, per usare un termine usato da Piero Manzoni nelle sue opere eseguite alla fine degli anni ’50. L’assenza di qualsivoglia colore accentua l’incidenza del fattore luce sul foglio di carta di lino pregiata di importazione spagnola, che essendo increspata stimola il desiderio di un approccio tattile con l’opera.
L’uso del bianco assoluto oltre la valenza strettamente tecnica esibisce una problematicità di ordine esistenziale che coinvolge il pensiero dei vari personaggi citati a cui si fa riferimento: è il pensiero allo stato puro che interessa Clara: questo il significato profondo del titolo riassuntivo dell’opera omnia grafica esposta “Le verità dell’anima”.
Indubbiamente il feeling più stretto Clara lo ha avuto e lo ha tuttora con il conterraneo Giacomo Leopardi.
E c’è da chiedersi: il legame stretto di Clara Paci con l’immortale poeta recanatese è da attribuire esclusivamente ad irresistibile capacità di seduzione di un pensiero inimitabile, o piuttosto ad una sconcertante analogia di due esperienze di vita a tratti trasparenti, ma per lo più nebulose, in cui fantasia e ragione si compenetrano? In questo secondo caso, che a mio avviso sembra più plausibile, a luce spenta e con gli occhi fissi sulla grande macchia nera (l’esistenza) che vorresti si dissolvesse per un tocco magico, quando la luna si affaccia in cielo rotonda e silente a guisa di palloncino della festa del villaggio, immaginiamo l’artista sprofondata nella poltrona di fronte alla finestra tessere plurime fantasticherie sul perché del dolore e dell’infelicità che non redimono, ma stordiscono l’anima. E “dell’anima però sono tranquillissimo sempre, – affermava il poeta – non per filosofia, ma perché non ho più che perdere né che sperare”. Drastica riflessione che Paci fa sua, convinta che essa non si presta ad interpretazioni multiple. In definitiva per entrambi la meditazione estetica viene filtrata dall’esperienza diretta, sicché la poesia è frutto e brulichio di un perimetro illusorio e la pittura nella sua elaborazione grafica è documento oggettivo di una presa di coscienza della contemporaneità.
Mostra davvero interessante e direi unica che consigliamo vivamente ai lettori: un viaggio a Fermo, nelle vicine Marche, potrà anche essere un’occasione per visitare o rivisitare una città straordinariamente ricca di testimonianze architettoniche religiose, civili e militari.
Proprio mentre il servizio su Clara Paci andava in rete, è giunta la triste notizia della scomparsa di Luigi Dania, uno degli amici ed estimatori più cari della nostra artista. Era nato nel 1921 a Bassano del Grappa: fonamentali i suoi studi storici su Adolfo De Carolis, su Osvaldo Licini e sulla pittura marchigiana del rinascimento. Uno degli ultimi preziosi suoi contributi critici è quello documentato nel volume illutrativo della mostra di Clara. Una mia particolare vicinanza di solidarietà ai familiari dell’illustre professore.
Leo Strozzieri
Invito anch’io a conoscere la singolare ricerca di Clara Paci e ricordo che la mostra resterà aperta a Palazzo dei Priori a Fermo, in concomitanza con la mostra “Osvaldo Licini e Giorgio Morandi divergenze parallele”, anch’essa promossa dalla dott.ssa Simoni. Dunque due buone ragioni per non mancare a questo appuntamento con l’arte.