
I luoghi sono legati a un nome, raccontano il passato, le storie, la Storia.
La memoria non muore, concede a tutti un ricordo, un’ancora alla quale legare il passato al presente.
Il tempo è l’immortale nemico che gioca con il destino, voce silenziosa o improvviso fragore che distrugge e ricostruisce avvicinando la vita e la morte in un abbraccio senza fine.
Le parole non bastano a raccontare e a ricordare ma sono le uniche armi di difesa contro il dolore, un fiume che si asciuga al sole e poi straripa dai suoi argini trascinando tutto con sé, voci e volti, sorrisi e sguardi confusi nella polvere bianca come la neve. Settembre dal cielo puro e trasparente, strascico dell’estate che non vuole morire, eutanasia innocente di improvvise migrazioni, preghiere sparse nell’odore acre della distruzione. Quel giorno il cielo e la terra si sono improvvisamente capovolti, immagini e frammenti di una realtà che semina odio e, dopo dieci anni, invoca ancora amore e speranza perché, nonostante tutto, l’anima non ha cambiato colore.