
Gli Stati Uniti sono in ginocchio per l’avanzare dell’uragano Irene che per la prima volta dopo 80 anni colpisce la costa nord orientale della nazione. Declassato a tempesta tropicale e quindi meno intenso ha comunque messo in movimento misure di emergenza mai viste prima: evacuazione di 370mila abitanti a New Jork, chiusura di aeroporti e metropolitane, sospensione di tutte le cerimonie fissate per oggi, obbligo di restare chiusi in casa e di aspettare il passato pericolo. Gli americani hanno eseguito tutte le indicazioni delle agenzie governative: rifornirsi dell’occorrente per alcuni giorni cioè viveri non deperibili, acqua, torce elettriche e radio per seguire gli sviluppi della situazione.
Non molto tempo fa si sono registrate alcune scosse di terremoto che proprio a New Jork hanno creato panico e allerta. Anche in questo caso sembra che sia stato un evento raro che non ha antecedenti con altre scosse sismiche verificatesi nella zona. La città chiamata anche “Grande Mela” è sempre stata un frutto proibito, un modello da imitare per organizzazione ed efficienza a tutti i livelli, il simbolo della grandezza e del potere che è stata colpita al cuore nell’attentato dell’11 settembre 2001 e che con coraggio e dignità ha ricominciato a vivere senza mai cancellare il ricordo di quel tragico giorno. New Orleans ha pagato un tributo di vittime molto elevato quando nell’agosto del 2005 un fortissimo uragano ha flagellato la città distruggendo tutto ciò che incontrava. Anche in questo caso un nome di donna, Katrina, come Irene che significa stranamente “pace”. La natura si ribella e riprende vigore quando per il surriscaldamento degli oceani crea vortici di correnti e di vento che arriva a registrare anche 300km/h, i corsi dei fiumi deviati riprendono il loro spazio provocando inondazioni; terremoti e tsunami con onde alte fino a 10 metri si sono abbattuti alcuni anni fa nelle isole del Pacifico e le coste del Giappone provocando morti e distruzione.
Anche in Italia la tropicalizzazione ci offre uno scenario molto diverso dal clima mediterraneo perché si verificano sempre con maggiore frequenza fenomeni estremi come il caldo torrido o le piogge incessanti concentrate in brevi periodi di tempo e quindi non utili per ristabilire il ciclo naturale dell’acqua nell’ecosistema-ambiente. Esiste un cambiamento climatico globale verso il quale ci stiamo avviando ma è anche vero che l’uomo ha fatto di tutto per accelerarne i tempi con tutte le azioni che ben conosciamo: disboscamento, sfruttamento del suolo, inquinamento ambientale; l’industrializzazione avanzata inoltre porta all’uso di tecniche di coltivazione che utilizzano prodotti chimici, sostanze che ritroviamo comunemente nella nostra alimentazione e che creano danni permanenti nel tempo.
Le società più avanzate sono per contrasto più esposte ai disastri ambientali come in questo caso per l’uragano Irene. In queste ore il pericolo sembra meno grave di quello previsto, le misure di prevenzione sono state più severe per contrastare con efficienza la forza della natura ed evitare al minimo i danni. Irene ha forse lanciato un disperato appello e un monito al mondo, alla società del profitto e dell’efficienza che non lascia nulla al caso e che continua la sua corsa contro il tempo. Piccoli e grandi segnali che ci ricordano che l’uomo è indissolubilmente legato e dipendente dalla natura dalla quale può ricevere sostegno e rispetto ma anche qualche brusco scossone come un cavallo che non vuole essere domato. Guardiamo con interesse e apprensione le riprese satellitari dell’uragano Irene, un occhio grande come l’estensione dell’intera Europa che pian piano perderà la sua forza e si allontanerà lasciando che la Grande Mela ritorni ad essere il simbolo del successo e delle tentazioni.