Tre glorie d’Abruzzi: Mazarino, Silone, D’Ascanio

Mazarino, Silone, D'Ascanio

La bella stagione estiva è occasione di svago, ma può essere anche tempo di riflessione su personaggi illustri della nostra terra d’Abruzzi. Cade in luglio (giorno 14 dell’anno 1602), infatti, la data di nascita, a Pescina nella Marsica, di Giulio Raimondo Mazarino, cardinale successore addirittura di Richelieu alla corte francese del Re Sole Luigi XIV in qualità di Primo Ministro; e si ricorda il 28 agosto (1978, data della scomparsa di Ignazio Silone, pseudonimo di Secondino Tranquilli, nato pure lui a Pescina il 1° maggio del 1900) per celebrare lo spessore letterario –e politico- dell’autore, tra i tanti scritti, di “Fontamara”, opera-denuncia dell’oppressione dei poveri “cafoni” (etimo:”ca’ fune”, detto di contadini che si recavano alle fiere di bestiame per gli acquisti di bovini equini suini ovini riportandoli nelle proprie stalle legati) non solo della piana del Fucino [il lago fu prosciugato dall’imperatore Claudio (10 a.Cr.-54 d.Cr.), marito di Messalina, la Licista “augusta meretrix”, come la definisce Giovenale, l’Imperatrice del ‘lupanare’; la vera bonifica fu intrapresa a metà ‘800 dai Torlonia], ma di tutto il pianeta; e pure ad agosto (giorno 6 del 1981) si commemora la scomparsa, a Pisa, dell’ingegnere Corradino d’Ascanio, nato a Popoli (Pescara) il 1° febbraio 1891, inventore dell’elicottero e progettista della celebre Vespa-Piaggio.

I tre sembrano accomunati, per il raggiungimento dei propri successi negli specifici settori, da una matrice unica riconducibile alla peculiarità principe della nostra terra: l’elemento della “natura”, nella variegata diversità delle tipicità spontanee degli ambienti costieri, delle pianure, collinari, montane, così come ben sintetizzato dai tre colori dello stemma della Regione Abruzzo: blu per il mare, verde per le colline, bianco per le cime appenniniche.

Infatti Giulio Mazarino, per la scelta della carriera ecclesiastica, fu certamente influenzato dalla misticità degli eremi della nostra terra, dai siti celestiniani e, per le scelte politico-diplomatiche, a volte addirittura spregiudicate, dalla fierezza tipica dei popoli Italici (Vestini, Marrucini, Peligni, Marsi…), temerari ma accorti: si accordarono con Roma antica, al contrario dei Sanniti che intrapresero guerre secolari, e perdenti.

Secondino Tranquilli, dalla sua magione di Pescina, aveva la possibilità –e la fortuna- di poter osservare, studiare, meditare sulla natura e sull’antropologia di tutta la piana del Fucino, e di affacciarsi, approdando nella vicina Cocullo, sulla meravigliosa conca di Sulmona, così come ha fatto ed ha poi tradotto in pagine e pagine di scrittura che hanno giustamente assunto la valenza dell’universalità.

Per Corradino d’Ascanio l’influenza della natura d’Abruzzi è stata più che evidente: studiando la proporzione tra peso ed apertura alare di alcuni volatili, osservando il volo delle libellule, tipiche dell’ambiente delle gole di Popoli, l’ingegnere, ovviamente mettendoci molto della sua applicazione negli studi e della sua passione per il volo –quest’ultima coinvolse, come tutti sappiamo, anche il “vate”- è rimasto nella storia quale inventore dell’elicottero e padre di quella due ruote, la Vespa della Piaggio, che ammaliò persino il mondo della celluloide, celebrata dal film commedia romantica “Vacanze romane” (1953) della Paramount, per la regia di William Wyler, magistralmente interpretato da Gregory Peck ed Audrey Hepburn. Abruzzi: natura-cultura-inventiva, dunque; certamente un bel dì passato: e oggi?