Nei pressi dell’Aquila, nella frazione di San Vittorino, si trova un’importante luogo sacro legato ai primi Cristiani abruzzesi. La chiesa di San Michele arcangelo è oggi restaurata e divisa in due parti. Da essa si accede alla catacombe di San Vittorino.
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La basilica di San Michele si trova sopra le catacombe di San Vittorino, nell’omonima frazione dell’Aquila. Costruita in passato a tre navate, dell’ originale edificio resta oggi una struttura ridotta. Le navate laterali sono state inparte demolite e in parte riusate come ambienti di servizio. La navata centrale è stata divisa in due sezioni, una tuttora usata come chiesa, l’altra, dalla quale si accede alle catacombe, spoglia e luogo di deposito degli elementi marmorei. Della chiesa si trova la prima notizia storica in un documento dell’Abbazia di Farfa relativo a donazioni da parte di Teodicio, duca di Spoleto, al monastero sabino: in esso, nell’ anno 763 si nomina una “ecclesia sancti Victorini” ad Amiternum. Prima del IX secolo essa fu dedicata all’arcangelo Michele. Nell’anno 1170 la basilica viene riconsacrata al martire San Vittorino, come ricorda un iscrizione che oggi si trova nella chiesa, incastonata nella parete destra della navata, di fronte all’entrata:
IN N(omine) D(omi)Nl AM(en) ANNO D(omi)NICE I(n)CARNATI
ONIS MCLXX VIIII K(alendas) AVG(ustas) EGO DODO D(e)I
GRA(tia) RE
ATINVS EP(i)S(copus) VNA CV(m) ANSELMO FVLGINENSI ET
BERARDO FVRCONINO P(re)SVLIB(us) C(on)SECRAVI
E(cc)L(esi)AM
S(ancti) VICTORINI M(artyr)I(s) MAIORI ALTARE REC(on)DlDl DE
LIGNO CRVCIS X(rist)I ET DE SEPVLCRO EIVS ET VI[RG](inis)
M(ariae) ET
DE VESTIM (en) TIS EIVS ET DE RELIQ(ui)IS ANRE (a)E AP(osto)LI ET
P(ro)TO MAR(tyris) STEPHANI ET SEBASTIANI M(artyris) ET ELEV
THERII [ET] ANTI(a) E MATRIS EIVS ET BEAT(ae) BARBA
R(a)E ET S(an)C(t)I STEPHANI P(a)P(aa) ET BEATI A
VG(ustini) C(on)FESS(oris) MARCELLINI [ET] PET(ri) [ET]
CALISTI P(a)P(aa)
ET VICTORINI ET VICTORINI AD HOC O(mn)I
BUS IN EIVS DE FESTIVITATE ET VSQUE
IN OCTAVA DEVOTE VENIENTIBVS
SIVE DE SVIS BONlS MITTENTIBVS AN
NVATIM T(ri)V(m) ANNOR(um) [ET] XL DIERV(m) REMIS
SIONE(m) C(on)CEDIMVS [ET] H(oc) T(empo)RE D(omi)NI
TODINI
FILII GVETULI EXISTENTE D(omi)NO RA(inaldo) ARCHI
P(res)B(yte)RO
Ossia: ” Nel nome del Signore. Così sia. Nell’anno 1170 dell’incarnazione del Signore, il giorno 24 luglio, io Dodone, vescovo di Rieti per grazia di Dio, insieme con i vescovi Anselmo di Foligno e Berardo di Forcona, ho consacrato la chiesa di S. Vittorino martire; nell’altare maggiore ho tumulato (le reliquie) provenienti dal legno della croce di Cristo, e dal suo sepolcro e (da quello) della Vergine Maria, e dalle vesti di lei, e dalle reliquie di S. Andrea apostolo, di S. Stefano protomartire, e di S. Sebastiano martire, e di S. Eleuterio, e di S. Anzia sua madre, e della beata Barbara e di S. Stefano papa, e del beato Agostino confessore, e di Marcellino e Pietro e di Callisto papa, e di Vittorino.
Al presente per tutti coloro che devotamente vengono (nel giorno) della medesima festività e per tutta l’ottava, e fanno erogazione dei loro beni, concediamo annualmente una remissione dei peccati) di tre anni e quaranta giorni. Nella circostanza del tempo in cui (era) signore Todino, figlio di Guetulo, essendo Rainaldo arcipresbitero “. Nella traduzione della d.ssa Ermini.
L’esistenza della chiesa già prima Mille è inoltre documentata dalla ricca collezione di elementi architettonici, in parte riutilizzati nelle murature posteriori e in parte conservati nei vari ambienti del complesso monumentale. Si tratta di frammenti di plutei, provenienti con ogni probabilità da recinti prebisteriali, decorati coi motivi astratti, così comuni nel repertorio figurativo dei secoli VIII e IX, come intrecci di vimini, viticci, fiori, uccelli e croci.
Di particolare interesse é la decorazione di un frammento di lastra con due cerchi di treccia di vimini: uno racchide un motivo astratto di nodi variamente combinati, l’altro una figura orante con corta tunica e la spada appesa al suo fianco, il che lo identifica come un militare. Essa e’ degna di menzione perché oltre ad essere una delle poche raffigurazioni umane reperibili nella scultura altomedioevale, rappresenta secondo alcuni una leggenda che vuole un gruppo di 83 soldati martirizzati con San Vittorino e sepolti nello stesso cimitero.
Nel muro che divide in due la navata centrale sono murate due lastre in pietra, forse parte di un ambone, nelle quali sono scolpite scene di martirio. Nella prima si notano due personaggi di diversa statura, il primo e’ identificato come San Pietro grazie al rotolo e alle chiavi, il secondo, di aspetto giovanile e con un lungo bastone, è probabilmente S. Vittorino. Egli è poi al centro dell’altro gruppo che segue sulla destra, tenuto da quattro carnefici che spingono la sua testa su una pietra concava, ritenuto una stilizzazione della sorgente sulfurea nella quale il martire fu soffocato. Dietro il gruppo un altro carnefice agita due mazze, strumenti di martirio, mentre è morso ad un braccio da un grosso serpente.
Nella seconda lastra uno stesso personaggio, che l’abbigliamento indica come vescovo, è presentato in tre momenti diversi. Al centro, catturato da quattro carnefici, a sinistra, durante il martirio con taglio della testa, e a destra, sollevato da terra, forse perché appeso al vicino albero, forse in ascesa verso il cielo.
Dietro l’ altare, in gesso e scarso valore artistico e storico, si trova il catino absidale ricco di un bell’ affresco, recentemente restaurato, datato tra il XIII e il XIV secolo. Al centro é il Cristo con aureola; la mano destra in segno benedicente e la sinistra poggiata su un libro aperto in cui si legge EGO SUM LUX M(un)DI, ossia “io sono la luce del mondo”. Attorno al Cristo é una mandorla di luce retta da angeli. Dei sei originari restano solo i tre di destra. In basso a destra sono raffigurati San Pietro e San Giovanni Battista, mentre sono scomparse sono le immagini che dovevano essere alla sinistra. Ad uno strato inferiore sembrano appartenere i resti di un’altra pittura in cui si distingue una Crocefissione, con il Cristo fra la Vergine e San Giovanni Evangelista.
Giovanni Lattanzi