Intervista a Piero Mastroberardino

piero mastroberardino

Umano errare è il romanzo d’esordio di Piero Mastroberardino, produttore del vino irpino più conosciuto al mondo, docente di Discipline economico-aziendali all’Università di Foggia. Il romanzo è un lavoro letterario ricco di intrecci carrieristici di manager ambiziosi che si confrontano con le inquietudini dell’esistenza. Piero Mastroberardino ci propone una storia intensa e complessa.

I protagonisti Stephan Berger, istrionico consulente, ed Elda Spencer, condottiera decisionista, entrano in crisi qualche giorno prima di una complessa operazione aziendale. Ciò che emerge dalle pagine è soprattutto una riflessione a stratificazione in cui tutti i protagonisti vagano nell’umano errare della vita.

Lei è imprenditore, professore di Economia e Organizzazione aziendale a Foggia, e oggi anche narratore di storie. Chi è Piero Mastroberardino, secondo Piero Mastroberardino?

A me pare naturale, vedendola dall’interno di me stesso, che l’individuo sia alla ricerca continua di nuove forme e modalità di espressione. Nel mio caso l’attività imprenditoriale, la ricerca universitaria, sono aspetti non in contrasto con le espressioni artistiche. Mi riferisco sia a quelle narrative, sia a quelle figurative: ad entrambe mi dedico da quando ero bambino, ma fino ad oggi sono state per me prevalentemente momenti di intimità, condivisi solo con le persone più care. Oggi qualcosa è scattato. Per la prima volta queste forme espressive sono uscite dall’ombra e sembrano iniziare un cammino più autonomo rispetto a chi le ha generate. E provo insieme piacere e un po’ d’imbarazzo…

C’è un momento che ricorda e che può segnare come momento iniziale della sua esperienza letteraria?

Ho sempre amato lasciare su carta traccia dei miei pensieri, di quelli più intimi e profondi. Ho, come forse molti, una quantità di scritti, racconti brevi, pagine flash, custoditi nei cassetti fin dall’adolescenza. Non di rado mi capita di soffermarmici, per riprovare le sensazioni forti che hanno animato la penna in momenti diversi della mia esistenza. Non credo si possa individuare un episodio specifico come inizio di questa esperienza. Pensando invece a questa prima pubblicazione, qui ritengo che l’episodio catalizzante sia stato la scomparsa di mia madre, nel maggio del 2010. È stato il momento in cui ho sentito talmente forte l’esigenza e il piacere dell’introspezione, da ritrovarmi dopo qualche settimana con un manoscritto talmente esteso, da meritare una riflessione ulteriore rispetto alle esperienze precedenti. Così nasce “Umano errare”…

Umano errare, Albatros Editore, Roma, 2011, è il suo primo romanzo. Sullo sfondo narrativo c’è un’azienda alle prese con l’inevitabile crisi economica di inizio Millennio, si intrecciano i rapporti lavorativi (e non) dei diversi personaggi. Un libro per chi ama la parola e per chi crede che la parola possa ancora dare qualcosa in questo mondo.

La ricerca di parole ed espressioni a tratti raffinate, a tratti forti, il tentativo di tramutare pensieri informi ma profondi in melodia narrativa, senza rinunciare a quella profondità di sensazioni interiori, muove lo scrivere. Ciò che però davvero colpisce, anche a sentire i commenti di chi si è dedicato alla lettura di questo racconto, è proprio la sequenza di cambi di ritmo, da una fase iniziale più dura, in cui i percorsi interiori paiono guidati maggiormente dalle esigenze dell’interazione quotidiana, scorrendo verso un’andatura via via più fluida, quando i pensieri sgorgano più liberi e i personaggi paiono recuperare spazi di sé meno costruiti e più emergenti, sino a giungere alle battute conclusive, frenetiche, tambureggianti e da leggere praticamente in apnea…

È un lavoro letterario che possiede a pieni voti i tre elementi che costruiscono un buon libro: l’idea, lo stile, l’esistenza di una corretta struttura narrativa.

Tutto è stato alquanto naturale. Quando ho sentito da parte di amici esperti commenti di analogo tenore, non sapendo a quali momenti specifici riconnettere gli esiti a cui ascrivere questi lusinghieri giudizi, ho pensato anche un po’ al provvidenziale contributo del … caso!

Ci sono però alcuni temi caratterizzanti il testo: in primis l’interminabile gioco del pendolo tra ribalta e retroscena che contraddistingue l’esistenza di ognuno di noi. Tale gioco di rifrazione tra intenzioni, atteggiamenti e comportamenti individuali induce in errore i nostri interlocutori, e quei malintesi sono fonte di profonde sofferenze. Questo è il primo significato che il titolo esprime. Un secondo tema di fondo riguarda il contrasto tra la razionalità ex ante, che ciascuno di noi evoca nel proprio quotidiano come per sentirsi più sereno in una struttura pseudo-causale delle dinamiche sociali, per comporre un quadro coerente tra le premesse dell’agire e l’agire stesso, e l’evidenza che spesso ci dona un individuo ispirato piuttosto a una razionalità ex post, un approccio giustificatorio tendente a dotare di senso e di ragione le proprie condotte istintive.

Vi è poi un raffronto tra due grandi visioni del mondo.

Sì, quella deterministica, che tende a relegare il libero arbitrio individuale in una sorta di deriva patologica, di devianza rispetto al superiore funzionamento del sistema sociale, secondo una concezione di “ingegneria sociale”, per dirla con Karl Popper, e quella invece molto più vicina al nostro quotidiano, eppure ampiamente osteggiata, di un sistema sociale generato momento per momento dagli attori, in un processo incessante di costruzione, decostruzione, ricostruzione della realtà. La riflessione più elevata sul tema dell’incommensurabilità tra queste due grandi visioni del mondo è simboleggiata e suggellata dal finale del romanzo…

Come sono nati i personaggi in Umano errare?

Un po’ leggendo dentro me stesso, un po’ osservando atteggiamenti e comportamenti di persone più o meno vicine, con cui mi è capitato in vari momenti di interagire. Ho scomposto tante piccole esperienze e le ho ricomposte nei vari personaggi, giocando con le storie personali, i generi, i processi logici e gli istinti… Alla fine è come se questi personaggi non fossero mai nati, fossero sempre esistiti come tipi ideali di condotte umane e azioni sociali.

La memoria e l’immaginazione passano anche attraverso la memoria di incontri, reali e immaginari.

Come dicevo più sopra, è sempre labile e indefinibile il confine tra realtà e immaginazione. Alcuni frammenti di questi personaggi appartengono a individui della vita reale, ma sono infarciti di rappresentazioni fantasiose o mescolati a frammenti di vita reale di altre persone, conditi di un po’ di me e del mio sentire.

Stanislavo Nievo, autore di straordinari libri come Il prato in fondo al mare; Le isole del paradiso, ha affermato di recente: “La mia scrittura è ricerca del reale nascosto nel panorama terrestre e di come svelarlo”. Lei è d’accordo con questa ricerca del reale?

Forse più che di ricerca del reale mi sentirei di parlare degli infiniti modi di rappresentarlo. Non credo vi sia una realtà unica e oggettiva, ma tanti modi diversi di interpretarla. Lo scrivere è per me piuttosto una ricerca di un mezzo, di un fluido atto a portare in superficie ciò che sento nel profondo.

C’è più storia o più invenzione nel suo libro?

Vivendo la “realtà” come rappresentazione, è per me anche difficile tracciare una netta linea di confine tra storia e invenzione… s’intrecciano e si confondono.

Qual è stata la difficoltà maggiore che ha incontrato scrivendo Umano errare.

La sensazione, che tuttora sto provando, di vedere miei pensieri, parte del mio intimo, separarsi dal mio animo, come emanciparsi, e prendere il volo, resi in certo senso adulti per effetto di quel distacco.

Quali sono i generi letterari che preferisce leggere?

In adolescenza la narrativa. C’è stato poi un lungo periodo in cui la saggistica ha dominato il campo delle mie letture. Ora un ritorno deciso al romanzo.

C’è un libro che le piacerebbe aver scritto?

Ci sono tante belle letture, che mi entusiasmano e mi conquistano e, in quel momento, provo profonda ammirazione per l’autore. In particolare mi colpisce la genialità nella individuazione e nella messa a fuoco dell’idea di fondo di un racconto. Un esempio: “Il Vangelo secondo Gesù Cristo”, di José Saramago.

Sulla sua prossima opera ha già delle idee?

Ho tanti spunti già scritti, tante piccole pagine che mi toccano, e alcune idee a confronto. Probabilmente questa estate mi aiuterà a far luce sul nuovo sentiero…