Il “Temporale” poetico di Felice Marcantonio

Il “Temporale” poetico di Felice Marcantonio

“Marz è pazz!” diceva la mia nonnina che adesso gioca tra le nuvole , per sottolineare come la primavera fosse caratterizzata da un tempo variabile, e quest’anno come non mai la “tiepida” stagione fa i capricci alternando sole e pioggia, caldo e freddo.

La scorsa settimana , per esempio, abbiamo assistito a dei temporali, fastidiosi forse per chi ama il mare ed il sole ma una vera fonte d’ispirazione per chi come il nostro Felice Marcantonio, si lascia ispirare dai molteplici cambiamenti che la natura vive durante l’alternarsi delle stagioni:

Nuvole nere

Basse e minacciose…

D’un tratto un lampo

Le trafigge

Zigzagando.

Rimbomba cupo il tuono

E brontolando

Si stempera lontano.

Ecco la pioggia

Da tempo attesa…

Irrora i campi

E la terra arida

Avida risucchia !

Felice Marcantonio

Esso viene descritto come uno spettacolo naturale che genera molteplici sensazioni e sembra voler mostrare allo spettatore l’infinito. Suoni e colori avvisano dell’arrivo della pioggia che nutrirà la terra bisognosa di acqua ed intanto un lampo squarcia il nero sfondo creato dalle nubi minacciose.

Eppure il lampo tanto temuto , è luce, è attimo, è come una sorpresa inaspettata che può creare spavento ma anche piacere; il temporale in realtà è come la vita: nuvole nere avvisano dell’imminente tempesta, la pioggia rinfresca le nostre idee, i tuoni ci avvisano del mal tempo ed i fulmini ci colgono di sorpresa spaventandoci e lasciandoci nel dubbio.

Durante un temporale, il cielo piange ed urla, ma anche questo dolore poi va via e con esso quelle sensazioni negative che possono essere provate dall’uomo: ma quello che viene visto durante un temporale è un linguaggio fatto di simboli della natura che vuole parlarci; è la stessa natura che si trasforma in bellezza e perfezione perché la vera bellezza non è soltanto intorno a noi, ma è anche dentro di noi. Felice non esterna disagio nel parlare di un temporale ma sembra descriverlo con piacere ed ironia infatti parla dello “zigzagare” del lampo e riporta i rumori, che non danno fastidio ma sono musiche che rimbombano giù per le vallate della sua Pretoro.