
Barisani e Di Ruggiero
Molto indagata dagli storici dell’arte del ’900 la ricerca dell’area milanese. Basti pensare ai numerosi studi ad esempio sul MAC (Movimento Arte Concreta), per non parlare poi dello Spazialismo di Lucio Fontana. Assai meno studiata la situazione artistica partenopea, che pure ha proposto protagonisti di assoluto valore come Domenico Spinosa, Renato Barisani, Carmine Di Ruggiero di cui si parlerà più avanti.
Ora con una davvero ponderosa opera dal titolo “Avanguardia a Napoli undici dell’Astrattismo”, edita dal Centro di Cultura Contemporanea Napolic’è, questo handicap è da ritenere superato appieno.
Si tratta di un’esaustiva ricognizione del contributo all’arte italiana data da undici artisti operanti a Napoli esaminati nel volume, ovvero Renato Barisani, Carmine Di Ruggiero, Giovanni Ferrenti, Edoardo Ferrigno, Antonio Gallinaro, Antonio Izzo, Enea Mancino, Renato Milo, Antonio Perrottelli, Marta Pilone, Gianni Rossi. Autore dello splendido volume di oltre 300 pagine ampiamente illustrato Luigi Paolo Finizio critico e storico dell’arte tra i più qualificati a livello internazionale, già docente nelle Accademie di Belle Arti di Reggio Calabria, Napoli e Roma, autore tra l’altro di opere monumentali come quelle riguardanti il MAC napoletano, l’Arte dei preraffaelliti nella cultura vittoriana e il Suprematismo e Costruttivismo, testi fondamentali nella storiografia contemporanea.
Sfogliando questa nuova superba opera storica di Finizio, anche un profano riesce a cogliere le due linee fondamentali di ricerca di questa gloriosa pattuglia di maestri napoletani, ovvero l’astrattismo geometrico e la poetica informale.
Nel primo caso emblematica appare soprattutto la pittura di Enea Mancino e Antonio Perrottelli: il loro rigoroso discorso logico spesso in chiave tridimensionale corre tangenzialmente alla componente spaziale in modo particolare quando la realizzazione dell’opera si affida al sistema computerizzato. Poi ludico appare la declinazione dialogica tra spazio e colore in cui gioca un ruolo fondamentale la luce.

Di Ruggiero (a detra) in occasione della premiazione all’Aquila
Sul versante informale eccellente la pittura di Carmine Di Ruggiero, personaggio chiave insieme a Renato Barisani dell’arte partenopea del secolo scorso. Proprio di questi due autori che hanno rilevanza internazionale vogliamo brevemente tracciare un profilo.
Carmine Di Ruggiero, nato nel capoluogo campano nel 1934, ha compiuto gli studi all’Accademia della sua città con Emilio Notte. Attivo fin dalla prima metà degli anni ’50, è tra le figure più significative dell’arte italiana del dopoguerra con ambiti riconoscimenti in rassegne di prestigio quali la Quadriennale di Roma e la Biennale di Venezia. Nell’iniziale fase informale, che poi sarà recentemente ripresa, il maestro estrinseca un gusto per la materia assai accentuato, sempre però salvaguardando la persistenza di evidenti tracce dell’oggetto. Abbiamo di questo periodo opere entrate di diritto nella storia dell’arte, come la “Crocifissione” e “l’Urlatore”. Notevolissima la sua attività espositiva: memorabile l’antologica “Di Ruggiero. Viaggio nella luce”, tenuta al Museo di Villa Pignatelli a Napoli nel 1982. Da ricordare che egli, insieme a Renato Barisani, Gianni De Tora, Ernesto Tatafiore, Alfredo Riccini, Antonio Venditti, Riccardo Trapani, Giuseppe Testa , dà vita al Gruppo “Geometria e Ricerca”, sulla stessa linea del MAC, ponendo le basi di un nuovo approccio all’opera d’arte. Negli anni ottanta si fa avanti in Di Ruggiero l’esigenza di un ritorno alla pittura. Un ritorno alla materia e alla poesia, ma soprattutto un’approfondita riflessione sull’informale. Già direttore dell’Accademia di Belle Arti di Catanzaro e docente alla cattedra di pittura; nel 1998 è stato direttore presso l’Accademia di Napoli.
Di Ruggiero è molto noto nella nostra regione per aver vinto nel 1963 il Premio Michetti (ex aequo), nel 2005 il Premio Sulmona e recentemente il Premio di disegno “I Sentieri dell’anima” tenutosi all’Aquila nel 2008 (vedi foto in occasione della premiazione con la pittrice Manuela Armellani e il critico Strozzieri)
Renato Barisani (Napoli 1918). Dal 1947 al 1950 partecipa alle esperienze del Gruppo Sud di Napoli; dal 1950 al 1955 insieme a Renato De Fusco, Guido Tatafiore e Antonio Venditti, dà vita come detto, al Gruppo Arte Concreta napoletano; dal 1953 al 1957 è presente nel Movimento Arte Concreta di Milano; dal 1960 al 1963 nella Nuova Scuola Europea di Losanna e infine dal 1975 al 1980 nel Gruppo Geometria e Ricerca. Nel corso degli anni ’80 prosegue la sperimentazione di tecniche e materiali diversi, realizzando una lunga serie di collages. Nel 1993 gli viene conferito un prestigioso riconoscimento dalla Krasner Foundation di New York, con l’assegnazione del premio Pollock. Nello stesso anno a Palazzo Fazio di Capua viene organizzata una mostra che documenta la fase più recente della sua ricerca. Nel 1996 si dedica alla realizzazione di mosaici, partecipando con un grande pannello alla rassegna “Artinmosaico” organizzata presso le scuderie del Palazzo Reale di Napoli. Nel 1999 presso l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli vengono presentati i fotogrammi realizzati dal 1954 al 1997. La mostra evidenzia le diverse fasi della sperimentazione compiuta dal grande maestro che, partendo dal gioco della trasparenza delle forme nei fotogrammi della metà degli anni ’50, giunge all’evidenza geometrica delle stesse. Recentemente Barisani ha realizzato due progetti (una scultura in ferro e un pannello in mosaico) destinati alla nuova metropolitana di Napoli.
La longevità operativa di Barisani sta tutta nel sapersi continuamente rinnovare. A questo proposito Finizio scrive: “La più recente produzione, variamente disseminata tra materie e tecniche di lavoro, dal mosaico alla ceramica, dai lavori in ferro ai materiali artificiali, dalla pittura alle misture con polveri e sabbie, mostra definire una sorta di fucina ricapitolante dei propri vissuti tragitti di linguaggio, delle trascorse scoperte tra confini di forme visibili e invisibili.”

Quando si parla di arte napoletana del ’900, molto spesso, a torto, si intende solo quella figurativa che fa capo a Crisconio e Notte, trascurando l’”avanguardia”. Artisti del calibro di Barisani, Di Ruggiero, ma ancora LuCa, Ruotolo, Rezzuti, Persico, De Tora, Bugli, Tatafiore, Starita, Spinosa, Venditti, Emblema, Scolavino, e ancora tanti altri, sono stati capaci di rompere con la tradizione attraverso le proprie idee innovative, portate avanti senza scendere ai compromessi del mercato, mantenendo un gusto sempre raffinato e una qualità degna dei grandi pittori italiani del XX secolo. Questa è l’Arte che amo di più. Ricerca, coerenza, passione, forza, qualità, personalità, innovazione, tutte caratteristiche che questi grandi artisti possono vantare.
Buonasera, il mio non vuole essere un apprezzamento di parte, ma un’ulteriore testimonianza, di chi ha avuto modo di apprezzare il lavoro di Renato Barisani e Carmine Di Ruggiero, due artisti che sicuramente non hanno seguito mai le mode del momento, il loro lavoro si è svolto sempre nella massima libertà di ricerca.
Questo forse non li ha premiati” per ora ” nell’ambito della diffusione commerciale, ma sicuramente gli ha dato modo di effettuare una ricerca artistica incontaminata dalle manipolazioni del mercato, che oggi purtroppo ” o forse da sempre ” non viaggia in modo parallelo alla valenza artistica dell’autore.
Un plauso va sicuramente ai critici, ai giornalistiai, ai collezionisti e a tutti coloro che hanno creduto in questi maestri del 900, in particolare in questo caso a Luigi Paolo Finizio che con il testo “Avanguardie a Napoli” ha fatto il punto sul loro percorso artistico.
devo ringraziare di cuore per gli apprezzamenti e le
calorose parole sul mio ‘avanguardia a napoli’.
Ho fatto parte della giuria che assegnò la medaglia d’oro alla carriera a Carmine Di Ruggiero all’Aquila. Mi complimento con il grande maestro per le sue brillanti affermazioni. Vedo che la sua ricerca è ormai storicizzata ai massimi livelli. Non poteva essere altrimenti perché la sua pittura informale, pur assai distante dalla mia che èfigurativa, conserva quei valori estetici e quella spiritualità propria di un grande spirito. Un plauso allo storico Paolo Finizio che con la sua opera è riuscito a evidenziare il contributo grande che la città di Napoli ha fornito all’arte europea. Artista Massimo Di Febo
Ho avuto modo di conoscere ed apprezzare l’opera di Carmine Di Ruggiero in occasione della sua presenza all’Aquila. Per me, insieme al collega Barisani, si tratta di uno dei massimi pittori italiani del novecento. Cercherò di procurarmi il volume di Finizio he finalmente al dire del critico Strozzieri nell’articolo che ho letto con molto interesse, mette un punto fermo sulla ricerca di questi due grandi maestri. Faccio i mei complimenti alla rivista che offre ai lettori servizi così importanti che altrove è difficile trovare.
IRIS