A Giulianova Fabrizio De Andrè in “Un’assenza apparecchiata per cena”

È in corso da venerdì 16 gennaio 2008, presso il circolo culturale “Il Nome della Rosa” a Giulianova Alta, la mostra fotografica “Faber da me”. L’esposizione – che resterà aperta al pubblico presso i locali del circolo fino al 28 gennaio – è a cura di Massimo Di Giovanni ed è stata presentata nella serata inaugurale dal nostro direttore, Giovanni Lattanzi.

Si tratta del quarto ed ultimo appuntamento culturale previsto nell’ambito della rassegna intitolata “Un’assenza apparecchiata per cena”, interamente dedicata a Fabrizio De Andrè in occasione del decennale della sua scomparsa.

Una rassegna che va segnalata innanzitutto per la pluralità e la complessità delle iniziative svolte, ma anche per la non convenzionalità delle stesse (diverse sono state, infatti, le modalità di presentazione della figura di De Andrè), per il successo di pubblico e infine – e forse è questo l’aspetto più importante – per il coinvolgimento emotivo degli organizzatori e degli spettatori.

Il merito di tutto ciò va a Roberto Di Giovannantonio – proprietario del circolo con sua moglie Marisa – che ha voluto rendere omaggio a chi per lui (e non solo per lui) rappresenta, oggi come allora, ben più di un cantante o un poeta, ma un vero e proprio “magister vitae”, per il quale Roberto nutre da sempre “una passione viscerale”.

Ecco allora l’idea (maturata già dal settembre 2008) di celebrare – non solo e non semplicemente attraverso un tributo musicale – Fabrizio De Andrè, nella sua duplice veste di uomo e artista, di cui si avverte ancora così forte, dopo tanti anni, la mancanza.

Ma, proprio all’opposto di “un’assenza”, è stata straordinaria e collettiva la partecipazione ai vari eventi organizzati presso “Il nome della Rosa”, che val la pena di ripercorrere insieme.

Il 9 gennaio la rassegna si è aperta con una mostra del pittore rosetano Luigi Francani, una serie di ‘didascalie’ ispirate da famosi versi di De Andrè e connotate da una forte carica umana. Nella stessa serata si è potuto assistere, inoltre, ad un interessante “reading” – curato da Giorgio Silenzi, Andrea Stazi e Danilo Di Nicola – dal titolo “Faber est suae quisque fortunae” (Ciascuno è artefice della propria sorte), ‘giocato’ sul doppio significato di “Faber”, soprannome dato a De Andrè dall’amico d’infanzia Paolo Villaggio, ma anche “fabbro, artefice”, in riferimento al percorso individuale del cantautore genovese che, grazie al proprio talento, è riuscito a farsi conoscere ed apprezzare in tutto il mondo.

Sabato 10 gennaio è stata la volta, invece, del concerto del gruppo “Disamistade”, che ha emozionato gli astanti riproponendo le più celebri canzoni di De Andrè. Tra le iniziative proposte, di particolare sensibilità dal punto di vista sociale e umanitario, è stata quella dell’11 gennaio (giorno della morte di Fabrizio De Andrè) a cura dei volontari del gruppo Emergency di Teramo. L’incontro è stato coordinato da Marco Monachese che, dopo aver illustrato l’attività di assistenza medico-chirurgica che Emergency svolge a livello internazionale a favore delle vittime di guerra, mine antiuomo e povertà, ha lasciato la parola a filmati e testimonianze relativi al Progetto corsia femminile “Via del Campo” dell’Ospedale di Goderich in Sierra Leone (costruito con i proventi della vendita all’asta di una chitarra di De Andrè).

Infine, da venerdì scorso, possiamo ammirare gli scatti del fotoamatore rosetano Massimo De Giovanni, che attraverso l’arte è riuscito ad unire due passioni, quella per De Andrè e quella per la fotografia. Le immagini – stampate in bianco e nero e a colori su cartoncino rigido con ‘passepartout’ senza cornice – sono abbinate ciascuna ad una frase di Fabrizio De Andrè, ma non vogliono esserne una diretta rappresentazione. Ne sono piuttosto una personale interpretazione, data attraverso l’occhio fotografico; il risultato finale è, nelle parole dell’autore, “un incontro semiserio tra le immagini del mio mondo e quelle dell’anarchico poeta”, ma indubbiamente le opere in mostra suscitano un forte impatto emozionale e rivelano un’intuizione artistica che elude l’aspetto meramente tecnico della fotografia.

Un’ulteriore nota sulla rassegna giuliese riguarda il riconoscimento di lode e interesse a livello nazionale sia da parte della Fondazione Fabrizio De Andrè – tra gli organizzatori della mostra attualmente in corso (fino al 3 maggio 2009) a Palazzo Ducale di Genova (http://www.palazzoducale.genova.it/deandre/index.htm) – che dal sito di “Creuza de ma” dove troviamo, nella sezione “Diversi dal solito”, una recensione dedicata appunto ad “Un’assenza apparecchiata per cena” (http://www.creuzadema.net/deandre/index.php?option=com_content&view=article&id=367%3A11-gennaio-2009-un-assenza-apparecchiata-per-cena&catid=42%3Aaltro&Itemid=1358 ).

È la comune adesione al pensiero ‘anarchico’ di chi, come sottolinea Roberto Di Giovannantonio, “ha cantato gli ultimi”, esempi di un’umanità sconfitta e dolente, attraverso un uso ricercato della lingua italiana unito ad una particolare attenzione per il dialetto genovese.

L’importanza riservata ai testi – più che alla musica – di Fabrizio De Andrè è, in conclusione, la ‘cifra stilistica’ di questa rassegna e della passione personale di Roberto che, con il suo ‘circolo virtuoso’, ci ha offerto ancora una volta un’occasione di conoscenza, condivisione e crescita, nella solita atmosfera di cordialità ed ospitalità che caratterizza “Il nome della Rosa” e i suoi proprietari.