Il “Porto” di Andrea Cati: emozioni di un giovane poeta

Il “Porto” di Andrea Cati: emozioni di un giovane poeta

Vivere a Pescara o ritrovarsi
in una trattoria del porto
con la sabbia apparecchiata
tra le unghie di una splendida
musicista, zingara anonima,
.

essere accarezzato dal profumo
di cozze, dal traffico ubriaco
di uomini contromano, seduti
a vendere vento e solitudine
racconti di figli pescatori
di notti lunghe tra tempeste
e amori, ombrelloni, violenza
corpi stortiti dalle onde dell’inverno.

Ho tante ragioni per tornare
ancora qui, bere senza parlare
guardare dal ponte la riviera
immaginando queste luci
come tante candeline pronte
a fiorire tra i soffi imprecisi della pena
delle melodie di una canzone nuova

Andrea Cati

La protagonista di questa profonda poesia è la mia Pescara: la città che mi ha dato i natali, la città di Gabriele D’Annunzio, la città del porto.. del mare.. la città in cui è piacevole passeggiare mano nella mano con il vento che scompiglia i capelli e lo iodio che può dar fastidio agli occhi quindi la lacrima può essere anche mascherata dietro un falso prurito, ma è proprio in questo caso che la commozione cresce sempre di più mentre il cuore spinge la testa a formulare frasi d’amore tutte per lei..

Ringrazio il mio amico Andrea Cati, prezioso collaboratore di cultura.inabruzzo , per aver dato un’immagine così concreta di Pescara, che è fatta di tante suggestive realtà che molto spesso vengono omesse perché considerate forse troppo banali, ma in verità sono la parte più vitale di questa città. La lettura di questa poesia mi proietta quasi in un teatro in cui vedo alcuni attori passeggiare lungo il corso principale, altri prenotare in un locale che si affacci sul mare per poter godere della bontà del pesce appena pescato, ma vedo anche altri attori lì, solitari, osservare il mare mosso altri invece con gli occhi chiusi attendono l’estate per farsi cullare di nuovo dalle calde onde dell’Adriatico e magari ascoltare di notte, mentre si cerca di cogliere al volo con lo sguardo una stella cadente, le sue acque che riposano nell’attesa di un nuovo giorno in cui faticherà parecchio nel far divertire bambini, nell’accogliere sassi che verranno gettati nel suo “ventre”, nell’infrangere sogni a riva, ed in quest’ultimo caso anch’esso soffrirà molto.

Ed ora si, c’è anche il ponte dal quale si possono osservare le luci, che Andrea immagina come tante candeline pronte a fiorire, è come se fosse sempre festa dunque, una festa perennemente accompagnata da un dolcissima melodia d’orchestra..questa è Pescara..

Grazie Andrea!

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