Si può essere grandi rimanendo umili, portavoci di un dolore e di un amore così profondo da essere cantato come un inno di battaglia. Poeta De Andrè dei sentimenti “storici”, quelli che hanno animato i grandi e trasportato i comuni mortali sull’onda degli ideali da realizzare, come su una zattera verso l’isola felice dell’utopia. Poeta e non solo perché nella profondità dell’amore ideale esiste il dolore che allontana e racconta la sua verità e per fare questo le parole non bastano, la musica diventa pura poesia.
Nonostante siano trascorsi dieci anni la musica e le parole di De Andrè sono ancora molto attuali perché riescono a dipingere un patrimonio comune, quello che gli uomini, nelle loro piccole e grandi storie hanno taciuto e con cui hanno condiviso le emozioni, la gioia della scoperta e il dolore della sconfitta.
Sono perle conservate e coltivate nei ricordi, palcoscenico di una recita che non avrà mai fine in cui ognuno, ascoltando le parole e la musica, riesce a ritrovare se stesso.
E di questo siamo grati a De Andrè perché quelle storie immaginarie e irreali sembrano più vere e importanti di una qualunque realtà, passata, presente, futura.
E’ proprio vero che le musiche di De Andrè sono poesia, ed oggi lo sono ancora e di più, di dieci anni fa. Come spiegare altrimenti i tanti giovanissimi che solo oggi scoprono e si innamorano del cantante genovese? Come mai anche chi ascolta le sue canzoni da dieci, venti o trent’anni non cessa di scoprirne dopo tanti ascolti significati nuovi, atmosfere uniche e affascinanti? Prima ancora delle celebrazioni, della retorica e dei dettagli sulla sua vita privata, prima di tutte queste quisquiglie resta forte e solida la grandezza intatta delle sue canzoni.