
Che strano paese è questo, sempre diviso anche nell’anniversario dei 150 anni dell’unità d’Italia. La comunicazione ci offre uno spaccato significativo della realtà vera e di quella costruita con tutti gli artifici del caso. Le isole non sono tutte uguali ma rappresentano da sempre, nell’immaginario collettivo, il luogo ideale per sognare e fantasticare, dimenticare i problemi e costruire quei castelli di sabbia simboli della fantasia dimenticata e spesso ignorata.
L’isola dei famosi non è certo Lampedusa, baluardo fragile e indifeso dell’onda migratoria che sta assumendo, di giorno in giorno, proporzioni colossali e di difficile gestione per il nostro paese. Eppure, come spesso accade, ci troviamo ad essere spettatori confusi e indignati, sull’onda della multimedialità che ci offre gli aspetti ambivalenti di una società frammentata e parcellizzata, quella che accanto ai reality show, creati per una sofisticata evasione, si confronta con le emergenze sociali più critiche e pressanti.
L’isola che non c’è è quella in cui i famosi e gli sconosciuti, entrambi con un differente destino, hanno uguali diritti e doveri, abitata e colonizzata dal rispetto per la natura e per la vita in senso lato. Per questo motivo l’”isola” è stata e sarà sempre il sogno mai realizzato di una società ideale che non inventa il futuro costruendo castelli di sabbia ma coltiva il senso della realtà per un futuro migliore che dia la giusta visibilità a tutti. Solo allora le isole riusciranno a sfidare il mare aperto.