Buon compleanno, Italia!

Con questo augurio voglio iniziare un articolo sui centocinquanta anni dell’unità d’Italia sperando che almeno in questo giorno si plachino le polemiche e le assurde pretese di quella parte politica che, pur vivendo con le risorse di tutti gli italiani,non perde occasione per sparare su Roma e, senza un briciolo di umanità, sull’Abruzzo terremotato. Ma andiamo oltre pensiamo a questa importante data, il 17 marzo 1861, giorno della proclamazione del Regno d’Italia. Partendo dal convulso, e per alcuni aspetti drammatico, conseguimento dell’unificazione si avviò un lento processo di rielaborazione di diverse componenti della società.

In pratica si sviluppò un tessuto sociale fatto di associazioni, istituzioni, insomma persone che decisero ed accompagnarono la crescita del nostro Paese nel contesto socio- politico che si andava affermando. Ciò avvenne non senza pochi problemi ma, alla fine, prevalse l’interesse di fare dell’Italia un paese unito. Tutti conoscono la famosa frase di Massimo d’Azeglio: “ Fatta l’Italia dobbiamo fare gli italiani” Come a dire che la costruzione della Nazione e l’unificazione degli italiani doveva passare attraverso mille sentieri e si doveva servire di tutti gli strumenti disponibili. Oggi, 150 anni dopo, gli italiani ci sono. Abbiamo i nostri problemi, non siamo omologati, ma esistiamo e facciamo sistema Paese. Sebbene ci siano grandi diversità nord sud, tra città e città perfino tra quartiere e quartiere poiché spesso si verificano questioni di ordinaria amministrazione che creano lievi lacerazioni del tessuto sociale . Ma nulla di che. Come tutta la specie umana abbiamo pregi e difetti, vizi e virtù.

Alcuni come la voglia di prevalere, la diffidenza verso l’altro, nei confronti dello Stato debbono essere assolutamente rimossi. Non è concepibile che agli albori del terzo millennio non abbiamo ancora quella mentalità aperta, quel senso di umanità che ci porta a considerare come fratello il diverso, lo straniero. Anche loro, sebbene abbiano un colore della pelle diverso dal nostro, sono figli dello stesso Dio e camminano su questa terra incontro allo stesso destino. Dobbiamo sgomberare le nostre teste da tanti preconcetti ed aprire ai nuovi arrivati a cui dobbiamo insegnare ed al contempo imparare partendo da un punto fisso di rispetto delle regole garantendo a tutti una serena e pacifica convivenza. Il vero problema sono proprio loro, gli extra comunitari, i dannati del terzo millennio. Lontani dalla loro terra divisi socialmente tra regolarizzati e clandestini sono un esercito che si spezzano la schiena nei cantieri e nelle tante faticose e umili realtà quotidiane. Nella campagne e nelle nostre zone di montagna danno il loro contributo nel lavoro dei boschi dell’agricoltura nella dura vita di pastori. Lo stesso dicasi per le donne che si adattano a fare le badanti e le domestiche.

Per dirlo con le parole del grande Ignazio Silone mi sembrano i nipoti dei cafoni di Fontamara. Ci dobbiamo rendere conto che i flussi migratori stanno trasformando, in via definitiva il volto di tanti nostri piccole comunità. Parlo di alcuni paesini dell’Alta valle dell’Aterno dove giovani extracomunitari si sono totalmente integrati ed hanno formato dei nuclei famigliari. Per dovere di memoria dobbiamo ricordare che, agli inizi del secolo scorso, i nostri nonni, i nostri padri, emigrarono in tutti i paesi del mondo in cerca di fortuna e di lavoro. Sebbene stiamo vivendo una paurosa crisi economica dove padri di famiglia perdono il posto di lavoro ogni giorno, i giovani non hanno alcuna prospettiva e quando riescono a trovare una minima occupazione sono a tempo determinato e sottopagati. Il vero problema sono proprio gli extra comunitari , i dannati del terzo millennio Eppure nessuno si arrende. Si va avanti, si spera in un domani… migliore. Dobbiamo essere, e divenire sempre più, delle persone con capacità critica, estro, fantasia, intelligenza, portatori di sentimenti di solidarietà di cui il nostro Paese non è stato mai avaro.

Al contempo dobbiamo fare attenzione a curare e sviluppare dal profondo il settore della cultura, dell’ambiente in cui viviamo, delle sue bellezze naturali. Ma questo è un problema di carattere squisitamente politico la cui responsabilità è da ascrivere al Governo in carica che in settori nevralgici per la vita del Paese, come la scuola, si limita a fare chiacchiere e controriforme che hanno portato al più grande licenziamento di Stato mai verificatosi in Italia, riducendo fondi e personale che si occupava dei diversamente abili. Tagli indiscriminati al sociale, abbandonato a se stesso. E nel campo della giustizia arrivano a fare delle leggi ad personam. Altri erano gli intenti dei padri fondatori e di tanti partigiani che hanno scritto la storia e la Costituzione Repubblicana con il loro sangue. Erano uomini e donne, comunisti e cattolici uniti dal grandioso ideale di dare un futuro alle nuove generazioni restituendo al Paese la libertà. Le donne e gli uomini di oggi amano l’Inno d’Italia che emoziona e ammonisce al tempo stesso; non dall’egoismo, ma dal sacrifico, fino all’estremo tributo della vita,di migliaia di giovani. Nonostante ciò, martedì, la lega si è esibita nell’ennesima azione scellerata ed indecorosa. E ’uscita dall’aula del consiglio regionale della Lombardia mentre si celebravano i 150 anni dell’Unità d’Italia e si cantava l’inno di Mameli.Loro non sono italiani.

Noi siamo orgogliosi di esserlo e cantiamo a Squarciagola il nostro Inno. Ricordino, lor signori del nord, che se non si riconoscono nell’unità della Repubblica e nelle nostre istituzioni debbono solo trarne, per coerenza, le logiche conseguenze. Su altre questioni manteniamo intatto il nostro originale splendore essendo impegnati in difesa del Paese, della Costituzione. Il pensiero vola, con senso di rispetto a gratitudine ai Caduti del Lavoro, ai Caduti di tutte le guerre ed in tempo di pace, alle tante famiglie che vivono momenti di difficoltà economica , alla mia gente abruzzese alle prese con i problemi post sisma Per me, in questo 150 anniversario dell’Unità d’Italia, giorno di festa e di unità, sono ancora attuali le parole che Cavour disse a Garibaldi: “ Gli italiani sono capaci di sacrificare se stessi : per la propria famiglia e per la Patria”. A fronte di ciò mi sento dire serenamente, nonostante le tante difficoltà di carattere sociale, politico, economico. Buon Compleanno, Italia !