Un vecchio detto popolare recita:”S. Antonio barba bianca se non piove la neve non manca”; sembra voglia evocare l’avanzata età del Santo e le condizioni metereologiche estremamente variabili nel colmo dell’inverno in alta montagna con le sue temperature rigide.Diverse sono le feste popolari legate a usanze religiose che scandiscono i ritmi e i cicli delle stagioni e richiamano antiche tradizioni che affondano le sue radici addirittura in era precristiana.
Cabbia, fin dai tempi antichi, questa ricorrenza è stata molto sentita e venerata essendo un paese ad economia prevalentemente agro pastorale e S. Antonio Abate il protettore degli animali,delle stalle e preservava dai pericoli degli incendi considerando anche il fatto che la festa cade in un periodo in cui tutto è fermo nella sua solitudine serena.Il culto di S. Antonio Abate si colloca- in un contesto problematico dominato da grandi sacrifici- nei rapporti tra lavoro e sussistenza fortemente sentito in tutta l’Alta Valle dell’Aterno e particolarmente nei paesi a monte dove più lunga era la permanenza della neve: quindi maggiori difficoltà.
La leggenda narra che S. Antonio Abate – come S.Rocco protettore di Cabbia proveniva da una famiglia benestante – rimasto orfano fu fortemente provato dalla luttuosa circostanza che segnò la svolta della sua vita; divise i beni di famiglia con la sorella, donò la sua parte ai poveri e si ritirò, per circa un ventennio, a vivere in modo solitario dando inizio alla vita monastica pur senza stabilire delle regole.Questo metodo di vita e questo clima di calma sovrumana lontano centinaia di anni luce dalla quotidianità rumorosa sembra molto assomigliare all’ambiente Cabbiese nel bel mezzo del periodo invernale. Siamo in un borgo montano un ambiente fortemente legato al territorio dominato da splendide bellezze naturali, terra di fatiche, di sudori e di tratturi;era la pastorizia che identificava l’uomo sulla terra in un contesto transitorio e transumante e generava le stesse metafore e identici modi di concepire una travagliata, sofferta, esistenza.
Ma la gente di montagna, si sa, è temprata ai duri sacrifici e gli abruzzesi tutti sono gente forte e gentile, per tradizione. Ebbene in questo scenario, ove la vita è passata per centinaia di anni, il 17 gennaio era festa grande; noi allora bambini andavamo a scuola più tardi e tutto il paese era in un festoso subbuglio fin dalle prime ore del mattino quando tutti i comignoli erano fumanti ed al chiarore della neve sembrava che il fumo svettasse in alto per ricongiungersi al cielo in un magico incanto. L’antica tradizione Cabbiese – per qualche anno dismessa ed ora fortunatamente ripristinata – era quella di preparare le famose “ Colenne di S. Antonio”.
Esse sono un’antica specialità culinaria rurale:del farro cotto in brodo preparato di buon ora dalle massaie, veniva distribuito ai bambini di allora, che giravano di casa in casa, insieme alle panette ed in qualche caso più sporadico a delle arance, miseri torroncini di cioccolato e, talvolta, dieci lire.La vera manifestazione quella più folkloristica consisteva nella benedizione degli animali, ed allora Cabbia ne contava davvero tanti, nella piazza centrale del paese dove il Sacerdote subito dopo aver officiata la funzione religiosa ancora con i sacri paramenti usciva dalla chiesa, scortato dal fedele sacrestano, ed impartiva la benedizione a tutti gli animali presenti.Al termine essi venivano riportati nelle stalle; alle bestie più grandi, con degli arnesi appropriati, veniva fatta una croce sulla spalla e gli si dava in pasto un pezzo di panetta benedetta in segno di protezione. Poi la vita continuava con suoi ritmi scanditi dalla quotidianità.
Il tempo è trascorso;ogni Cabbiese ha operato una sua scelta di vita per cui attualmente ci si trova tutti lontani dal paese nei vari sentieri della vita ma da quando è tornata in auge l’antica usanza di questa festa invernale molti tornano;è la prima occasione dell’anno per stare di nuovo tutti insieme dopo le feste di Natale e fine anno da poco trascorse. Gli organizzatori della festa vengono estrattti a sorte in un casa privata ad agosto a ridosso della festa grande del Santo protettore del paese: S.Rocco. Sono i tanto declamati “festaroli “, linfa vitale ed anima militante di qualsiasi manifestazione paesana, che si occupano in toto dell’organizzazione consistente nel preparare l’antica minestra a base di farro, un secondo piatto non molto impegnativo che verrà consumato, tutti insieme situazione metereologica permettendo, a pranzo in piazza dopo la funzione religiosa.
Una famiglia che vive stabilmente in paese ed è attrezzata con proprio forno a legna fornisce le prelibate panette che, dopo la benedizione, vengono consumate dal popolo festoso. La forte connotazione rievocativa fa di questa festa un momento particolarmente suggestivo e allegro nel cuore dell’inverno Cabbiese. Finchè riusciremo a perseverare queste tradizioni il paese continuerà a vivere, avremo a disposizione un importante tassello nel mosaico della nostra storia e, sebbene i tempi siano in continua evoluzione,manterremo intatte le nostre radici.
Complimenti Nando perchè con i tuoi articoli diffondi le tradizioni del nostro paese così piccolo ma così amato. La festa di Sant’Antonio Abate è l’esempio di come la forza del passato riesca ancora a riunire tante persone, che oggi vivono in contesti e luoghi diversi, ma che hanno comunque tanta voglia di rincontrarsi stando assieme in modo semplice e divertente, degustando piatti tipici di Cabbia.
Caro Nando,
insostituibile,come sempre!
Valeria,Maria Antonietta e Valerie.
Ho da sempre avuto grande considerazione e stima per i gemelli che non finiscono mai di stupirmi per loro bravura, bontà e le iniziative volte a mettere in bella evidenza Cabbia.Mi piace conoscere le tradizioni di qualsiasi paese che fanno grande la sua gente.Bellissimo articolo con parole toccanti che arrivano ai nostri cuori.Grazie gemelli, a quando il prossimo articolo?
“…terra di fatiche, di sudori e di tratturi; era la pastorizia che identificava l’uomo sulla terra in un contesto transitorio e transumante e generava le stesse metafore e identici modi di concepire una travagliata, sofferta, esistenza”.
in queste parole tutta la tua sensibilità e la tua passione che vanno ben oltre l’essere nato in questo paese…è uno sguardo che s’innalza oltre i confini delle nostre dure terre e attraversa la storia, la nostra storia, della nostra r-esistenza!!
Grazie Ivan
Si, concordo con chi è gia intervenuto. E’ come essere
guidati, per osservare – e a volte – quasi percorrere, i luoghi descritti dalla penna di Nando e non ultimo, per l’interesse che riesce ad infondere sulle persone, affinchè non vadano perdute le tradizioni e antiche memorie. Un saluto.
Armando
Ciao Nando, i tuoi articoli sono sempre molto interessanti! un saluto e a presto!
ciao Nando,
come tu sai leggo con molta assiduità i tuoi articoli e ogni volta mi lasciano un qualcosa di meraviglioso nel cuore, le tue parole ne sono certa penetrano nell’anima di molte persone. Continua, con le tue parole, a far sognare il mondo intero…
Eleonora
ciao Nando,leggo sempre volentieri i tuoi articoli.Per me che vivo a Cabbia tutto cio’ che scrivi mi riempie il cuore di gioia .Continua a “raccontare” le nostre tradizioni con l’entusiasmo di sempre.Grazie
caro nando ti ringrazio. I tuoi articoli sono sempre molto belli ti riportano indietro negli anni
La vita frenetica di oggi, ci porta spesso a dimenticare gli aspetti belli della vita, e questa tipologia di feste, è uno di questi. Credo sia sempre giusto e bello continuare a credere in questa forma di tradizioni, in quanto ci permette quel minimo di sana distrazione, ma sopratutto di passare un pò di tempo in allegra compagnia. Complimenti a Nando per aver saputo rendere così veritiero tutto ciò.
le belle tradizioni del nostro paese continueranno a vivere fin quando ci saranno persone come te che continueranno a raccontarle. Grazie
dion63
Cabbia paese bellissimo e pieno di tradizioni che permangono nel tempo e nei nostri cuori…..ciao Nando bellissime parole per descrivere cio che rappresenta un piccolo paesino ma con una grande anima che abbraccia tutti i nostri compaesani….
gli anni passano, i secoli, passano, ma le tradizioni , fortunatamente, nei piccoli borghi rimangono ,ed è grazie ad esse che possiamo percorrere un tratto di storia da noi mai vissuta. Grazie Nando,i tuoi articoli sono “ali” che ci fanno volare.
hai sempre avuto voglia di fare anche quando eri giovane, complimenti sei davvero bravo.
ciao Nando
Bellissimo modo di raccontare Cabbia a chi non la conosce, di far ricordare ha chi ha vissuto il luogo ed il momento e di stimolare l’immaginazzione dei giovani di oggi. Grazie Nando.
Ciao Nando. Spero vedere delle foto della festa per farle vedere a Mamma.
Grazie e complimenti
Giuliana e i suoi Grazie
Complimenti caro Nando. Riporti dei ricordi a Mamma . Grazie mille e sopratutto continua.
Giuliana e i suoi Grazie
Cabbia , un paesino di montagna di pochi abitanti ma con tanta voglia di mantenere le sue tradizioni.leggo sempre molto volentieri i suoi articoli,esprimono tanta dolcezza e poesia.Complimenti al Sig Nando Giammarini.
Ho vissuto anche io in un paese di montagna ed ancora oggi ho bellissimi ricordi e molta nostalgia delle tradizioni che porto nel mio cuore, il Sig. Nando con questo articolo, a tratti romantico, mi ha fatto rivivere con un pò di malinconia e tristezza quel periodo. Un’Abruzzese doc
Continuo a rimanere ammaliata al modo di raccontare del sig. Nando, ne sono rapita, sembra far vivere realmente a chi certe realtà non le ha mai vissute, è un messaggio importante per i giovani di oggi che vivono proiettati nel futuro snobbando tradizioni così belle, mi auguro che almeno i giovani di piccoli centri, che seppur crescano ,e giustamente, nell’era tecnologica, in futuro, ogni tanto ,farà bene anche a loro fermarsi e rivivere le loro straordinarie tradizioni, come oggi fanno i loro genitori. Complimenti a Nando per i suoi racconti, fortunati gli abitanti di Cabbia e di tutti i piccoli centri dove la forza delle tradizioni fa degli abitanti, in talune circostanze, un’unica famiglia. Buon lavoro, continuate così.