L’Abruzzo e la neve

Diceva un foglio bianco come la neve: sono stato creato puro e voglio rimanere così per sempre. Preferirei essere bruciato e finire in cenere che essere preda delle tenebre e venir toccato da ciò che è impuro (K. Gibran).

Il paesaggio incantato riscopre le sue origini e si offre abbagliante nella sua purezza. Neve immacolata e vera come le tradizioni di un popolo artigiano che nelle mani ha conservato la sapienza del manufatto.

L’arte tramandata dai vecchi ai giovani accanto al fuoco di un camino nelle lunghe ore dell’inverno montano che accoglie e riscopre la memoria trasformandola in occasioni di incontro e di comunicazione.

Forse queste “finestre” aperte sugli usi e costumi sono diventate poche e rare ma proprio per questo devono essere ricordate e mostrate come lo scenario di un reale presepe vivente che riesce ad unire i sentimenti nella rappresentazione del patrimonio culturale di un popolo.

L’Abruzzo e la neve, un sentimento popolare che dà vigore e tono agli accordi di uno strumento poco conosciuto come la fisarmonica che si impara a suonare da piccoli con l’esperienza dell’imitazione, senza conoscere il pentagramma e le note.

L’arte di raccontare e di raccontarsi trova in questa regione le radici del vivere insieme; nella tradizione gli aspetti più significativi del legame con la terra, il paese, la famiglia formano un tessuto sociale che conserva ancora la sua trama robusta e resistente alle contaminazioni della modernità.

Adesso che le favole non riescono più a catturare l’immaginazione basta guardare il paesaggio innevato di un paese abruzzese per alimentare e rinvigorire quella fantasia a cui abbiamo sottratto senza ragione la purezza e la verità, due facce di una stessa medaglia, mistero e contemplazione che ci portano a guardare con gli occhi dell’anima e del cuore le cose più care.