Corsa degli Zingari a Pacentro

La Corsa degli Zingari di Pacentro, la prima domenica di settembre, rappresenta una delle manifestazioni tradizionali più celebri e suggestive dell’Abruzzo, di sicuro la più forte per via del fatto che i ragazzi del paese corrono su e giù per i monti scalzi.

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Trovandovelo davanti, dopo una lunga serie di curve che vi portano su verso la montagna, sono certo che resterete colpiti e non potrete fare a meno di fermare l’ auto per ammirare con calma Pacentro. Il suo e’, senza ombra di dubbio, uno dei piu’ bei centri storici dell’ Abruzzo ed uno dei pochi che, per fortuna o per scelta non sappiamo, si siano conservati davvero intatti, mantenendo immutato tutto il suo innegabile fascino fatto di piccoli spazi vissuti dai semplici gesti della vita quitidiana, di vicoli strettissimi ondulati da un continuo saliscendi di infiniti gradini, di case appoggiate l’ una all’ altra, di antichi portali, di pietre scolpite.

Scivolando sul tappeto di tegole che coprono i tetti delle case, il vostro sguardo finira’ inevitabilmente per posarsi sulle torri che dominano il borgo. Il castello e’ molto antico, sembra che le sue prime mura siano state innalzate addirittura attorno all’ anno mille. Furono pero’ i nobili Cantelmo, i potenti padroni di queste terre dai quali la fortezza prende il suo attuale nome, che lo modificarono attorno al 1400, ampliandolo per farne il simbolo maestoso della loro grandezza, ed aggiungendovi tra l’ altro tre splendide torri.

Per raggiungerlo non potete sbagliare, la strada e’ una sola. Una volta in centro, prima di dedicarvi al castello, vi consiglio di fare due passi ed andare a cercare la chiesa di Santa Maria Maggiore. Il suo portale si apre su una deliziosa piazzetta, abbellita nel centro da una splendida fontana in pietra. La chiesa venne costruita alla fine del 1500 e la torre del suo campanile ha una curiosa punta a forma di piramide. Poco lontano c’e’ la chiesa di San Marcello; per entrare, chiedete alle case accanto, vi indicheranno dove trovare la chiave. L’ artigianato locale vi offre prodotti molto particolari come pietre scolpite, pizzi e stoffe ricamate, decorazioni in ferro battuto e le tradizionali statuine per il presepe in terracotta dipinta.

Per la sua intrinseca bellezza Pacentro val bene una visita in qualsiasi giorno dell’ anno, magari in inverno, quando la neve imbianca i tetti delle case ed i cammini accesi profumano l’ aria di legna bruciata, immergendo il borgo in una atmosfera da presepe. C’e’ pero’ una data davvero particolare che, ogni anno, rende speciale la vita del paese: la prima domenica di settembre, quando si compie il secolare rito della tradizionale Corsa degli Zingari.

Non vi inganni il nome, ereditato dalla tradizione, perche’ con questa emozionante manifestazione i nomadi non c’entrano affatto. Zingaro, nel dialetto locale, e’ chi cammina scalzo. A correre sui pendii della montagna, scalzi i piedi, sono infatti gli abitanti del paese.

Nessuno scritto, nessun racconto possono rendere appieno la terribile emozione di questa corsa. La incredibile professione di fede compiuta da questi giovani che, in onore della Madonna di Loreto, per ricordare il volo della sua casa, si lanciano in una folle corsa a piedi nudi. Dalla Pietra Spaccata, gli zingari si lanciano giu’ lungo il ripido crinale di Colle Ardinghi, tra alberi ed arbusti, poi il sentiero attraverso la valle del torrente Vella, la lunga risalita del pietroso percorso che si arrampica verso il paese ed infine gli ultimi metri di sofferenza, calpestando le lucide pietre della strada che porta alla chiesa.

La fatica, il dolore, la sofferenza che questi ragazzi offrono alla fede e alla tradizione sono davvero terribili; muto ma efficace testimone ne e’ il marmo che pavimenta la chiesa di Santa Maria di Loreto, divenuto ormai rosso di sangue quando tutti gli zingari sono entrati e le porte sono state chiuse come vuole la tradizione. E’ ora il momento dei medici, che cercano di alleviare le sofferenze dei giovani devoti. Dopo pochi minuti le porte si spalancano ed essi vengono portati in trionfo, il vincitore in testa al corteo, stretto in mano il drappo di stoffa premio delle sue fatiche, dietro di lui tutti gli altri, nessuno escluso.

Non tutti pero’ a Pacentro sono devoti alla Madonna; vi potra’ anche apparire strano, ma in una comunita’ pur cosi’ piccola le anime sono fortemente divise in fatto di culto. Non esistendo infatti un santo protettore per cosi’ dire ufficiale, una meta’ degli abitanti si sente vicina alla Madonna del Rosario, mentre l’ altra e’ devota a San Carlo Borromeo. Due quindi le feste, una per i carlisti l’ altra per rosaristi; gli uni ovviamente ignorano, pur senza astio, le cerimonie degli altri.

Giovanni Lattanzi

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